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mercoledì 12 febbraio 2014

Ricetta svuotafrigo: terrina di carne con funghi e nocciole



Siamo alle solite: un pezzo di questo, un pezzo di quello e niente che basti per far due porzioni dello stesso piatto. Allora che si fa? Si va a far la spesa? NO, se prima non si finisce quel che c'e' gia' in casa, altrimenti poi si rischia che qualcosa vada a male e tocca buttarlo. Dover buttare il cibo e' una cosa che mi mette davvero di malumore. Allora ci si inventa una soluzione.
La terrina sta alla carne , come la zuppa sta alle verdure! E se quando devo svuotare i cassetti del frigo dai rimasugli dei contorni degli ultimi giorni la zuppa e' la soluzione ideale, quando si tratta di mettere a frutto pezzetti di carni varie, la terrina mi viene sempre in soccorso! Si puo' fare praticamente con tutto ed e' perfetta per far fuori  anche avanzi di salumi.




Basta tenere presente alcune semplici cose, dettate piu' dal buon senso che da vere e proprie regole culinarie. Ad esempio se avete carni che richiedono tempi di cottura molto diversi, potete tritare quelle che andrebbero cotte piu' a lungo e tagliare a tocchetti piccoli quelle che invece cuociono piu' in fretta. Regolatevi con i condimenti a seconda dei sapori che dovete o volete mettere insieme. Rispettate l'equilibrio tra grasso e magro, perche' il troppo stroppia in ogni senso. Se le carni sono molto miste, unite un po' di pan grattato, se son troppo magre del pane bagnato nel latte o qualche cucchiaio di vino bianco le manterranno tenere e succose. Sapori blandi come il pollo, il tacchino e il vitello potranno essere vivacizzati con erbe aromatiche e spezie o anche un trito di verdure. Una salsiccia fresca ci sta sempre bene, ma regolatevi per il grasso come vi ho consigliato prima. Se poi avete in giro per casa una manciata di frutta secca o se vi sono avanzati 4 o 5 funghetti dal risotto di ieri sera, allora state certi che la vostra terrina sara' il modo di svuotare il frigorifero piu' raffinato ed elegante  che si possa immaginare! E se non avete la cocottina giusta per questo tipo di preparazioni, non vi preoccupate. Avvolgete il composto, dopo avergli dato una forma cilindrica piuttosto tozza, in un foglio di carta da forno e poi in due fogli di alluminio e sistematelo dentro qualunque teglia o pirofila faccia al caso vostro. Servite la vostra terrina ancora calda dopo un breve riposo fuori dal forno: accompagnata da qualche verdura cotta o da un'insalata  avrete un ottimo secondo; fredda su una fetta di pane leggermente tostato e magari con qualche sottaceto accanto sara' un antipasto originale e sfizioso. Pero' adesso aspettate un attimo, prima di infilare la testa nel frigorifero alla ricerca dell'avanzo perduto: ancora non vi ho dato la ricetta!!

Terrina di carni miste
con nocciole e funghi


Ingredienti: 
300 g di filetto di maiale
150 g di fesa di vitello
50 g di salsiccia fresca
1 piccola cipolla
1 piccola carota
1/2 gambo di sedano
1 cucchiaino di foglie di timo fresco
prezzemolo tritato
sale e pepe
40 g di nocciole intere
40 g di funghi champignon
1 cucchiaio di cognac

Accendere il forno a 200°C

Tritare il filettto di maiale insieme alle verdure..
 Eliminare la pelle alla salsiccia e sbriciolarla.
Tagliare la fesa di vitello a tocchetti piccoli.
Pulire i funghi strofinandoli con un pezzo di carta da cucina e poi tritarli al coltello.
In una ciotola riunire tutti gli ingredienti, aggiustare di sale e pepe e mesolare bene con un cucchiaio di legno per amalgamare bene il tutto. 
Riempire con il composto una terrina da forno, facendo attenzione a restare almeno un cenitmetro al di sotto del bordo.
Coprire, mettere la terrina in una teglia  piu' grande ed infornare sul ripaino piu' basso.
Far cuocere per un'ora, togliendo il coperchio negli ultimi 15 minuti.
Sfornare e lasciar riposare una decina di minuti prima di servire.


lunedì 30 dicembre 2013

Porca figura senza cottura, parte seconda: crema di trota affumicata



Ma tu guarda! Non si puo' mai sapere da dove ci possa arrivare lo spunto per una profonda e sincera introspezione. Mi piace pensare a me stessa come ad una persona tollerante, liberale, priva di pregiudizi e che non ama giudicare gli altri. La classica "vivi e lascia vivere", insomma. Invece, leggendo questo articolo, mi e' toccato ammettere che non sempre e' cosi'.



Sono un maschiaccio. Vado in visibilio in una ferramenta, ma le vetrine delle gioiellerie mi lasciano totalmente indifferente. Preferisco di gran lunga maneggiare trapani e seghetti alternativi che mettermi lo smalto alle unghie. In un centro commerciale ho un'autonomia di 47 minuti esatti, prima di cominciare a diventare insofferente. Dopo 10 minuti manifesto i primi segni evidenti di fastidio. Altri 10 e siamo all'isteria. Meglio guadagnare l'uscita entro il 57° minuto se non si vuole morire di imbarazzo. Le poltroncine dei parrucchieri per me son come rivestite di chiodi e infatti non mi ci siedo mai. Credo di non aver mai messo piede in un centro estetico....ma forse si', quand'ero giovane...Ho sempre portato pochissimo gonne e vestiti e dall'ultima volta penso siano passati almeno quattro anni, mentre son sicura che ne siano passati 33 dall'ultima volta che mi sono arrampicata su un paio di tacchi piu' alti di 5 cm. Amo le cose belle, l'ordine e la pulizia e mi piace mettere molta cura nell'arredamento e nella decorazione della casa, ma anche qui sono fortemente allergica a qualunque tipo di leziosita': tessuti a fiori, gale, trine e capitonne' bianchi non fanno decisamente per me. Amo i profumi maschili, muschiati, amari, agrumati, con unica concessione floreale a lavanda e rosa.....e cosi' di seguito: in ogni situazione da me c'e' da aspettarsi un comportamento piu' vicino a quello di un maschietto che a quello di una femminuccia. Eppure non mi sento per questo meno donna. Non mi sembra di essere socialmente non accettata, anzi: ricevo un sacco di meravigliati e ammirati commenti per la mia intraprendenza in campi ancora oggi ritenuti maschili. Posso scegliere. E questo e' davvero molto bello.
Cosa penserei, invece, di un uomo in leggins, borsa a tracolla e truccato anche se solo  con un velo di fondotinta e un'idea di mascara? E se lo sentissi esprimere apprezzamenti su un altro uomo e magari invitare un amico a trascorrere una giornata alla spa? E se indossasse un vezzoso cappellino e sorseggiasse uno di quei cocktail rosa che vanno per la maggiore nelle serate alcoliche tra donne? Ovviamente penserei che sia gay. Non avrei alcun problema a riguardo, ma lo penserei. E se poi l'uomo in questione fosse mio marito? Beh, ammesso di sopravvivere all'ilarita' convulsa  provocata dalla vista del maritino conciato in quel modo, mi chiederei e, soprattutto, gli chiederei cosa cavolo gli stia passando per la testa....e poi comincerei a preoccuparmi. Se al momento di uscire di casa, anche solo per andare insieme a passeggiare, come facciamo ogni giorno, o a fare la spesa,  mi si presentasse in panta jazz e basco lavorato all'uncinetto, mi incatenerei al divano. Se me lo vedessi arrivare a casa lampadato, depilato e con la french manicure, chiamerei un esorcista.  Probabilmente non mi disturberebbe piu' di tanto se amasse far la maglia o il mezzo punto, ma non so se vorrei che la cosa si risapesse e di certo non me ne vanterei con gli amici. Se in pubblico si scatenasse, braccia alzate sopra la testa e fianchi ondeggianti, al ritmo di Beyonce o Rihanna fingerei di non conoscerlo. E una volta a casa poi faremmo i conti!!....Insomma, immaginare certe situazioni mi suscita a turno ilarita' o imbarazzo.
Al contrario lui non ha nessun problema a farsi vedere in giro con me vestita in pantaloni da lavoro e scarponi con la punta rinforzata. Non mi trova meno femminile perche' preferisco la posa del parquet al punto croce. Lui si' che si vanta di me con gli amici, perche' lavoro come un uomo. E i suoi amici lo invidiano perche' ha una moglie che lavora come un uomo.
Allora? A che punto siamo? Qui si usano due pesi e due misure! L'annullamento della distinzione dei ruoli lo accettiamo finche' torna a nostro vantaggio, finche' si tratta di stabilire chi lava i piatti o cambia i pannolini, ma la trousse del make up ha il marchio "XX" stampato a fuoco e l'antifurto. Ci sgoliamo nel tentativo di rassicurare i nostri compagni che la loro mascolinita' non viene minimamente intaccata, anzi ne esce persino rafforzata, se si presentano alla cassa del supermercato con il carrello pieno di assorbenti, detergenti intimi e creme depilatorie, ma la Prada non si tocca!...e che si arrangino a sistemarsi portafoglio fazzoletti aiped aifon telecomando chiavi  della macchina chiavi di casa chiavi dell'ufficio sigarette e accendino dove meglio credono.... Quando e' ora di cena, casulamente alludiamo a quanto sia sexy un uomo ai fornelli, purche' non rimesti il ragu' con una mano mentre nell'altra regge un Appletini....Ipocrite che non siamo altro!
Esortiamo i nostri lui ad entrare in contatto con la loro parte femminile, affinche' possano meglio comprendere la natura dei nostri sentimenti, ma guai a loro se si azzardano ad esprimerla in comportamenti ed atteggiamenti che subito bolliamo come inappropriati e imbarazzanti. E se anche loro amassero essere coccolati e vezzeggiati? Se morissero  dal desiderio di sapere cosa si prova a vedersi tenere aperta la portiera dell'auto mentre salgono, a ricevere dei fiori, a vedersi pagare il conto del ristorante o il biglietto del cinema, ma reprimessero questi pensieri e non ce li confidassero per paura di perdere il nostro rispetto? Sto cominciando a sentirmi a disagio e anche un po' in colpa. Mi verrebbe voglia di fare un salto alla Decathlon e comprarglieli 'sti benedetti yoga pants e magari prendergli anche un coprispalla in tinta....
Scherzo, ovviamente. A costo di rivelarmi per quella che realmente sono, a me l'uomo piace uomo, maschio, xy nel bene e nel male. Niente da ridire sul poter manifestare le proprie emozioni, non mi imbarazza un uomo che sa piangere, sicuramente non ho nulla in contrario sul fatto che un padre sia tenero, affettuoso e coccolone con i propri figli e ben vengano gli uomini abbastanza forti da potersi permettere di essere dolci. E se in una coppia entrambi lavorano fuori casa e' solamente cosa giusta che anche le incombenze domestiche e famigliari siano equamente ripartite e tutti, maschi e femmine, collaborino. Pero' i vezzi teniamoci ognuno i nostri, per cortesia! Che poi non ci credo che voi signori uomini barattereste rossetto e mascara col rutto libero e lo scaccolamento al semaforo!!

E dopo un tema di tale serieta', dopo una cosi' profonda riflessione, vi lascio con un po' di leggerezza: una non ricetta che anche il vostro amato si potrebbe divertire a fare, magari dando cosi' il suo contributo al cenone di fine anno....sempre che andare a prendere il vino in cantina non l'abbia stremato....Anche in questo caso mi sono ispirata ad una ricetta di Donna Hay, ma ho pensato di accostarle la barbabietola in un abbinamento molto diffuso nel Nord Europa. Per rendere la preparazione adatta anche ad una cena in piedi l'ho frullata, evitando il rischio che dadini o fettine scivolino via dalle tartine mentre le si addenta. La ricetta prevede l'uso della panna acida, che potete facilmente fare in casa unendo due cucchiai di succo di limone filtrato a 200 ml di panna fresca. Mescolate bene ed attendete 10 minuti che la panna si addensi: non acquisterete mai piu' quella pronta, parola mia!

Creamy trout
con frullato di barbabietola



Ingredienti per 4
125 g di trota affumicata, anche salmonata
250 g di panna acida
1 cucchiaio di succo di limone
1 cucchiaino di buccia di limone grattugiata
2 cucchiaini di aneto fresco tritato
5 o 6 grani di pepe rosa leggermente schiacciati
1 barbabietola gia' cotta
2 cucchiai di olio EVO
1 cucchiaio di aceto di vino bianco
sale q.b.



Sbriciolate la trota in una ciotola, unite tutti gli ingredienti e mescolate bene con una forchetta per amalgamare il tutto. Frullate la barbabietola con l'olio e l'aceto, aggiustate di sale e frullate ancora per qualche secondo.
Al momento di servire decorate la crema di trota con aneto fresco e qualche granello di pepe rosa pestato. 
L'accompagnamento ideale sarebbe il pumpernickel, il pane nero di segale integrale, ma io l'ho servita con del pane bianco a lievitazione naturale appena sfornato, perche' al maritino il pane nero non piace....poi dite ancora che non vi coccoliamo....


lunedì 20 maggio 2013

Soffici profumati irresistibili Dinner Rolls!

Dato che tempo per cucinare ne ho davvero pochino in questo periodo, ho pensato che fosse il momento ideale per occuparmi di una faccenda rimasta in sospeso per un anno e mezzo: le foto dei miei primi post, andate disperse nel passaggio da una piattaforma all'altra. Alcune le avevo salvate, altre no e quindi mi e' toccato rifarle quando ho avuto l'occasione di cucinare nuovamente la ricetta rimasta orfana di immagini. Comincio da questi sofficissimi e profumatissimi panini, che ho avuto modo di assaggiare per la prima volta durante il nostro primo viaggio negli USA vent'anni fa e che da allora ho piu' volte cercato di replicare in casa, per anni e anni senza alcun successo. Solo in tempi veramente recenti, grazie alla possibilita' di reperire ricette ed ingredienti appropriati e anche grazie all'esperienza maturata, sono riuscita ad ottenere il vero dinner roll. Ripubblico il vecchio post anche perche' estremamente attuale, dato che oggi, proprio come allora, comincia l'ennesimo tentativo di perdere qualche kilo, insieme magari a qualche centimetro, di quelli che si sono depositati anno dopo anno su questa vecchia carcassa, decisi piu' che mai a non volerla piu' abbandonare....




Doveva succedere, prima o poi. Era nell'aria gia' da un po'. Le situazione ha cominciato a degenerare circa un paio di anni fa, ma noi abbiamo voluto ignorare il problema. Il punto critico era stato raggiunto gia' da mesi, quando ho deciso di aprire questo blog e, lo ammetto, questa cosa non ci ha aiutati per niente, anzi, e' stato il fatidico colpo di grazia, la classica goccia che fa traboccare un vaso troppo pieno. Ormai questi abiti ci vanno troppo stretti, comprimono, ci tolgono il respiro. Adesso non resta altro da fare se non arrendersi all'evidenza e accettare di prendere, a malincuore e con molta tristezza, l'unica decisione possibile: metterci a dieta! Solo un' ultima cena, l' ultimo surplus di calorie, l' ultima endovenosa di colesterolo e poi...sara' tutto finito! Ma almeno andiamocene col botto! Questi panini sono soffici nuvole di puro piacere: il ricordo del loro profumo e del loro sapore mi consolera' nei lunghi, tristi mesi a venire...Che amarezza!!

Dinner rolls



Ingredienti:
1 bustina di lievito secco
60 gr di acqua calda
70 gr di zucchero
55 gr di burro
1 cucchiaino di sale
250 gr di latte caldo
1 uovo leggermente sbattuto
250 gr di farina Manitoba
300 gr di farina 0
2 cucchiai di burro fuso per lucidare i rolls



In una capace ciotola versate l'acqua calda e spargeteci sopra il lievito secco. Mescolate con una forchetta, finghe' il lievito sara' completamente sciolto. In un pentolino mettete il latte, il sale, il burro e lo zucchero. Fate scaldare, mescolando per far sciogliere lo zucchero, fino a quando il burro sara' fuso. Togliete il pentolino dal fuoco e lasciate intiepidire il latte fino ad una temperatura di circa 40 gradi. Mentre il latte si raffredda, setacciate le due farine in una ciotola. Quando il latte sara' tiepido, unitelo al lievito e aggiungete anche l'uovo sbattuto. Mescolate bene per amalgamare gli ingredienti e poi versateci anche 500 gr di mistura di farine, una tazza alla volta, fino a formare un impasto morbido. Spargete il resto della farina sul piano di lavoro, rovesciateci l'impasto e lavoratelo con le mani per circa 5 minuti incorporando man mano tutta la farina. Imburrate una ciotola, versateci l'impasto e rotolatecelo dentro in modo che risulti completamente unto. Coprite con un panno umido e mettete a lievitare in un luogo caldo per almeno un'ora o finche' non raddoppia di volume. A questo punto rovesciate l'impasto lievitato sul piano di lavoro e impastate per fare uscire tutta l'aria. Dividetelo in 24 pezzi e formate delle palline che metterete poi in una teglia rettangolare unta di burro facendo attenzione che non si tocchino tra loro. Copritele con un panno e lasciate lievitare ancora per circa 30 minuti. Nel frattempo accendete il forno e portatelo a 180 gradi. Fate cuocere per circa 20 minuti o finche' i rolls non saranno ben dorati in superficie. Togliete dal forno e spennellate i rolls di burro fuso. Servire ancora tiepidi.





giovedì 23 febbraio 2012

Pate' di anatra in gelatina di mirtilli rossi e pane con datteri e albicocche


Dai! Ormai siamo in gioco e allora giochiamo. Abbiamo superato lo scoglio dei banner, abbiamo perso quel minimo di dignita' con la faccenda del risotto, cos'abbiamo da perdere?



No, ma sei pazza? L'MT Challenge? Per me ti ricoverano...Almeno cambia la foto!
Si', brava...e cosa fotografo, secondo te? Si sono spazzolati tutto nell'istante stesso in cui l'ho portato in tavola! E' gia' tanto che mi abbiano lasciato due minuti per farle, le foto. Il piatto sporco e le briciole, posso fotografare...
Non puoi aspettare il prossimo? Cosa ne sai tu di pate'?
Ma non capisci che e' proprio questo lo spirito del contest? La sfida non e' solo tra i partecipanti, ma anche con te stessa.
Tra noi due, vuoi dire?
Complimenti: vallo a sbandierare ai quattro venti, poi si' che CI ricoverano!
Comunque io mi dissocio, sallo!
Si dice sappilo, ignorante! Allora vado io, da sola.
Vai vai...che figure!...non mi sono mai sentita tanto in imbarazzo come in questo momento...
Ma smettila! Vuoi che racconti di quella volta che...
Non ti azzardare!
Allora stai zitta, scansati e lasciami lavorare...volevo dire... lasciami divertire!

First thing first, desidero esprimere tutta la mia stima ed ammirazione a Bucci che con il suo lunghissimo e dettagliatissimo post ha introdotto la sfida di questo mese. Nonostante la giovane eta', la ragazza ce ne sa e parecchio. Un ringraziamento sentito anche per aver chiarito che il buttermilk, che cosi' spesso troviamo tra gli ingredienti di ricette inglesi o americane, e' il liquido che rimane dopo la preparazione del burro e non, come molti, anche anglosassoni, erroneamente sostengono, il siero di latte, residuo della lavorazione del formaggio, ne', tantomeno, il latte cagliato con il limone. Chapeau, Bucci!
Uno dei motivi che mi hanno convinta a partecipare all' MT challenge di febbraio, e' che, quando la sfida e' stata lanciata, io ero gia' a meta' dell'opera, visto che avevo da poco preparato le rillettes di anatra e gia' pensavo di trasformarle in un pate', con l'aggiunta di un pezzetto di bloc di foie gras, sempre di anatra, che mi ero portata dalla Francia. Anche la gelatina era gia' quasi fatta, dato che con i mirtilli rossi non utilizzati a Natale, avevo preparato dello sciroppo che e' ottimo con i pancakes, sul gelato, nello yogourt ecc...Anche il pane era gia' in programma, avendo trovato una ricetta, molto simile a quella che poi ho realizzato, in un libro di cucina  che ho acquistato tempo fa in una stazione di servizio francese. Avevo anche la necessita' di smaltire un pugnetto di datteri ed albicocche secche, altri rimasugli natalizi. Avendo tutti gli ingredienti a portata di mano, non sono proprio riuscita a trattenrmi e quindi, ragazze, vi tocca sopportarmi...



Pate' di anatra in gelatina di mirtilli rossi

Ingredienti

60 gr di foie gras
60 gr di burro fuso
2 cucchiai di cognac o armagnac
100 ml di sciroppo di mirtilli rossi
100 ml di acqua
3 gr di gelatina in fogli
30 gr di mirtilli rossi disidratati
1/2 bicchiere di vino bianco
2 cucchiaini di zucchero

Preparate le rillettes come indicato nella ricetta; potete anche prepararle con molto anticipo se fate sterilizzare i vasetti, cosi' da averle pronte quando vi prende la voglia di pate'. Frullatele per qualche minuto, io ho utilizzato il frullatore ad immersione, che secondo me lavora piu' "di fino". Unite il foie gras spezzettato e il cognac e frullate ancora, finche' il composto sara' perfettamente amalgamato e senza pezzi evidenti di carne o fegato. Aggiungete il burro fuso e mescolate delicatamente con un cucchiaio. Una volta che il burro sara' completamente incorporato, frullate ancora per pochi secondi. 
Mettete a bagno in acqua fredda i fogli di gelatina. In una piccola casseruola unite lo sciroppo di mirtilli rossi e l'acqua e portate ad ebollizione. Lasciate sobbollire per tre minuti e poi togliete dal fuoco. Strizzate la gelatina e unitela allo sciroppo, mescolando per farla dissolvere. Filtrate con un colino a maglie fitte.
Prendete due ciotoline uguali. Versate circa un dito di gelatina in una e mettetela in frigorifero. Lasciate il resto della gelatina a temperatura ambiente. Rivestite l'altra ciotolina di pellicola e versateci il pate', livellandolo con il dorso di un cucchiaio o una spatolina. Arrivate a circa un centimetro dal bordo. Battete con delicatezza la ciotola sul piano di lavoro, per far uscire eventuali bolle d'aria. Ricoprite con la pellicola e mettete in frigorifero a rassodare. Ci vorranno circa un paio d'ore.  Togliete le ciotole dal frigo, eliminate la pellicola dal pate' e trasferitelo nella ciotola con la gelatina solidificata. Con un cucchiaino versate poco per volta la gelatina ancora liquida nello spazio tra il pate' e la ciotola. Ricoprite nuovamente con la pellicola e rimettete in frigo. Si mantiene per tre giorni, ma ricordatevi di toglierlo un'oretta prima di servirlo. Per sformarlo, bastera' immergere la ciotola in acqua molto calda per pochi secondi e rovesciarlo poi sul piatto di portata. Sformatelo appena tolto dal frigorifero e lasciatelo a temperatura ambiente, coperto con un altro recipiente a campana, fino al momento di servirlo. Volendo potete decorare con mirtilli rossi disidratati fatti rinvenire per 30 minuti in mezzo bicchiere di vino bianco con due cucchiaini di zucchero.




Pane con datteri e albicocche

200 gr di farina integrale
300 gr di farina manitoba
320 ml di acqua tiepida
10 gr di lievito di birra secco
2 cucchiaini di zucchero
1 cucchiaino di sale
10 datteri senza nocciolo
10 albicocche disidratate

Setacciate le due farine in una citola, uniteci il lievito, lo zucchero e il sale e mescolate bene con una frusta. Create una fossetta al centro e versateci l'acqua tiepida. Impastate, prima nella ciotola e poi sul piano di lavoro infarinato, per una decina di minuti. Raccogliete l'impasto a palla e mettetelo a lievitare in luogo caldo.
Nel frattempo tagliate la frutta a dadini piccoli e infarinateli, scuotendoli poi in un colino per eliminare l'eccesso di farina.
Una volta lievitato, dividete l'impasto in due. Formate una meta' in un filoncino e mettetelo sulla teglia rivestita di carta da forno. Spianate con le mani l'altra meta', distribuiteci la frutta a pezzettini e impastate per distribuirla bene. Formate un altro filoncino e mettetelo, ben distanziato, accanto al primo Fate lievitare ancora per almeno un'ora e poi cuocete in forno a 220 gradi per i primi dieci minuti e a 180 gradi per altri 30. Lasciatelo raffreddare quasi completamente prima di affettarlo e servitelo insieme al pate'.

E dopo tutta 'sta fatica, figuratevi se non partecipo all'MT Challenge di febbraio:









martedì 14 febbraio 2012

I bighelloni mi piacciono da....Matti!


Caro Matti,

non potevo non partecipare a questo contest. Primo per le esplicite velate minacce ricevute dalla tua mamma: ci tengo al mio collo! Secondo, perche' le merende mi piacciono un sacco: fosse per me camperei a colazioni e merende! Terzo, perche' cosi' ho una validissima scusa per fare e, soprattutto, mangiare i Bighelloni! Ora, devi sapere, ma forse lo saprai gia', che il termine bighellone e' sinonimo di fannullone, perdigiorno. Come si sia arrivati a dare questo nome a queste piccole delizie, proprio non lo so. Io penso che sia perche' sono talmente semplici e veloci che li puo' fare anche ...un bighellone, appunto! Sai che li nomina anche "la ditta" Fruttero e Lucentini in uno dei suoi/loro romanzi?
Comunque, quando la mamma ce li faceva era sempre una gran festa, anche perche', essendo fritti, non e' che si possano mangiare troppo spesso. Proprio il fatto che ce li preparasse solo due o tre volte all'anno, li rendeva tanto speciali. Questo e anche il loro paradisiaco sapore, ovviamente. Quando eravamo piccoli, la mia mamma non mancava mai di ritaglierne uno a forma di bambino, per mio fratello, e due a forma di bambina, per mia sorella e me.
Memorabili e inarrivabili, restano quelli di zia Mirella, ma lei parte avvantaggiata: vive in Toscana, in provincia di Grosseto, e si procura la pasta di pane dal suo fornaio, proprio quella del pane sciocco, senza sale,e poi li frigge nello strutto! Ma ti assicuro, caro Matti, che anche con l'impasto fatto in casa e fritti nell'olio, sono una vera bonta': belli gonfi, morbidi e soffici dentro, croccantini fuori, profumatissimi...
Io mi sono letta e riletta le regole del contest: si parla di merende genuine, fatte in casa. Da nessuna parte ho trovato la parola "sane"...forse mi e' sfuggita...sai com'e': con l'eta' la vista si indebolisce...Ma una volta ogni tanto, che male possono fare?
Noi li mangiamo con i salumi, che forse dove vivi tu non e' facile trovare, ma ci puoi mettere quello che ti pare: formaggi, verdure...anche la cioccolata, se non li sali. Sono buoni come e piu' del pane! Sai come diceva sempre la mia bisnonna Venusta?... che bel nome, vero?: vuol dire bellezza... diceva: "Fritta, e' buona anche una ciabatta!"
E cosa ci puoi bere, insieme? Beh, per noi "grandi" e' d'obbligo un bel bicchiere di vino, ma a te consiglierei del buon succo di mela fatto in casa: non troppo dolce e con quel giusto punto di acidita' che "sgrassa" la bocca.

Ora ti saluto, caro Matti, questa vecchia zia d'Olanda ti ha gia' annoiato abbastanza. Ti lascio la ricetta e, naturalmente,

buona merenda!


Bighelloni

Ingredienti per 4 persone

250 gr di farina 0
250 gr di farina manitoba
320 ml di acqua tiepida
25 gr di lievito di birra fresco o 1 bustina di lievito di birra secco
2 cucchiaini di zucchero
olio per friggere
sale

Se usi il lievito secco: setaccia le due farine insieme in una ciotola grande. Aggiungi il lievito e lo zucchero e mescola bene. Fai un buco nel centro della farina e versaci l'acqua tiepida.
Se invece usi il lievito fresco, fallo sciogliere prima nell'acqua tiepida insieme allo zucchero, poi versalo nel buco che avrai fatto nella farina, sempre setacciata. 
Non mettere il sale: il pane toscano e' senza sale e comunque i bighelloni si salano dopo fritti e si accompagnano a cibi saporiti, non c'e' bisogno di salare anche l'impasto.
Una volta versato il liquido, comincia ad impastare, prima con una forchetta e poi a mano. Rovescia l'impasto su un piano infarinato e impasta ancora, per circa 10 minuti. Poi raccogli la pasta in una bella palla, mettila in una ciotola, coprila con un panno umido e tienila in un posticino caldo per circa un'ora, finche' non raddoppia di volume.
Dopo questo tempo, riprendi il tuo impasto, rovescialo di nuovo sul piano infarinato, impasta ancora per far uscire tutta l'aria e poi dividilo in 4 parti. Forma 4 filoncini e mettili su un vassoio infarinato, coprili con un panno umido e lasciali lievitare ancora un'ora o un'ora e mezza.
Metti sul fuoco una padella con tanto olio e fallo scaldare bene. Intanto taglia dai filoncini dei tocchetti un po' piu' grossi di un dito, tenendo la lama del coltello obliqua rispetto al filoncino. Quando l'olio e' caldo friggi i tocchetti, pochi alla volta, perche' gonfiano cuocendo. Ricorda che l'olio dovra' essere ben caldo, ma non bollente, altrimenti i bighelloni si coloriranno troppo prima di essere ben cotti. Quando sono diventati di un bel colore ambrato, toglili dalla padella e mettili sulla carta da cucina ad asciugare. Cospargili subito di sale fino e lasciali intiepidire un po', altrimenti ti scotti quando li apri! Mettici quello che ti pare e....lasciane qualcuno anche per gli altri!!

Succo di mela

Lava bene le mele, quante lo puoi decidere tu: dipende se vuoi farti il succo per una volta sola o se lo vuoi conservare. Dividile in spicchi, senza sbucciarle e senza togliere il torsolo, tanto poi si passa tutto al colino. Metti gli spicchi di mela in una pentola e aggiungi un po' d'acqua: non deve arrivare a coprire le mele. Copri la pentola e lascia cuocere tutto finche', toccandole con la forchetta, le mele non si disferanno facilmente. Metti un colino a maglie fitte sopra un recipiente. Versaci le mele cotte con il loro succo e premi, con una spatola o con il dorso di un cucchiaio, in modo da raccogliere piu' liquido possibile. Filtra il succo ottenuto passandolo attraverso un colino sul quale avrai messo un telo inumidito e strizzato. Assaggiaper sentire se e' abbastanza dolce, altrimenti aggiungici un po' di zucchero o, meglio, del miele. Lascia raffreddare completamente prima di berlo. Nessun succo di mela comprato al super mercato, potra' mai essere meglio di questo. Se vuoi puoi farne tanto e conservarlo in freezer. Oppure lo puoi mettere in barattoli di vetro che poi dovrai sterillizare facendoli bollire, coperti d'acqua, per 30 minuti.

Con questa ricetta partecipo al contest FARE MERENDA MI PIACE DA...MATTI! di Eleonora e ...Matti! del blog Burro e Miele


domenica 20 novembre 2011

Tatin di indivia alle castagne

Non giudicatela dal primo morso. Aspettate il secondo. Dal terzo in poi non riuscirete piu' a fermarvi e in men che non si dica vi troverete a servirvene una terza fetta. Parola. Avevo sbirciato questa ricetta su una rivista di cucina "vaderetro" light, ma prevedeva le castagne fresche, cotte nel latte e unite all'indivia prima di coprire con la pasta sfoglia. Io le castagne fresche non le avevo e invece della pasta sfoglia  ho usato il mio pie crust, sostituendo parte della farina con farina di castagne. Avevo paura che l'amarognolo dell'indivia unito a quello della farina di castagne rendessero il tutto immangiabile. Avevo paura che il formaggio di capra avrebbe fatto a pugni col resto. Avevo paura che le mele non cuocessero e risultassero acide. Ma ho voluto provare lo stesso, piuttosto che tenermi il dubbio. Ho cominciato col tagliare un pezzo di gambo duro all'indivia e toglierle le foglie piu' esterne. Ho diviso in due per la lunga ogni cespo. Ho sciolto in una larga padella un cucchiaio scarso di miele con una noce di burro e ci ho messo i cespi con la parte tagliata in basso. Ho salato e pepato, ho messo il coperchio, abbassato la fiamma e lasciato cuocere a fiamma bassa per mezz'ora circa, finche' l'indivia non ha piu' rilasciato liquido e si e' ben caramellizzata. Mentre l'indivia cuoceva ho preparato l' impasto del pie crust, ma con 200gr di farina bianca e 150 gr di farina di castagne. Ho anche preso il coraggio a due mani, superato il timore reverenziale che mi bloccava da due giorni e utilizzato per la prima volta il mio nuovo amico rosso fiammante per fare l'impasto. Appena lui ha finito di fare il suo dovere, io ho schiacciato la pasta in un disco di circa 3 cm di spessore e l'ho avvolta nella pellicola e l'ho messa in frigo a raffreddare. Intanto ho pelato e tagliato a cubetti una bella mela croccante. Ho trasferito con delicatezza i cespi di indivia in uno stampo da crostata, non di quelli a cerchio apribile, ho riempito gli spazi vuoti con i cubetti di mela e ho sbriciolato sopra a tutto del formaggio di capra fresco. Ho steso la pasta in una sfoglia sottile circa mezzo centimetro, ho ritagliato un disco appena piu' largo del diametro della tortiera e l'ho steso sopra all'indivia, rincalzando bene i bordi. Ho infornato nel forno caldo a 180 gradi e fatto cuocere per circa mezz'ora. Appena tolto dal forno ho capovolto la tatin sul piatto di portata. Al primo morso ero ancora dubbiosa, ma in un batter d'occhio mi sono ritrovata a scofanarmi la terza fetta!! Da domani DIETA!!



 

giovedì 22 settembre 2011

Airbags al rosmarino

Gli airbags sono utili, indispensabili, salvano la vita. Quelli di cui parlo io, a me hanno salvato solo una cena.



BBQ con amici a casa nostra nel nostro minuscolo cortile. Tutto pronto: la tavola apparecchiata, il vino in fresco, gli stuzzichini per l'aperitivo e le verdure  per il contorno sono sui loro vassoi, il maritino sorveglia la carne che sfrigola sulla griglia...si', perche' noi siamo tradizionalisti e, a quanto pare, la tradizione vuole che la grigliata sia lavoro da uomini...o almeno questo e' quello di cui e' convinto il mio di uomo. Cosi', mentre non si avvicinerebbe ad un fornello nemmeno se ne andasse della propria sopravvivenza, la carne alla brace e' compito suo e non ammette intromissioni da parte della sottoscritta. Quindi a me, figlia di un ex fuochista della Regia Marina Italiana, che ho imparato ad accendere un fuoco prima ancora che ad andare in bicicletta senza rotelle, non resta che farmi da parte, cercando di dominare l'ansia che mi assale ogni volta che lo vedo armeggiare intorno a quei legnetti immancabilmente troppo verdi, che raccoglie durante le nostre passeggiate nel parco vicino a casa e che poi impila in piccole piramidi, con una tecnica tutta sua che sfida e vince ogni legge della fisica, forza di gravita' compresa,  sulle quali infierisce con caparbia determinazione, armato di accendino, torce di carta di giornale attorcigliata e quant'altro ritenga utile allo scopo, al fine di ricavarne fiamme abbastanza vigorose da far "prendere" la carbonella. Niente scorciatoie con puzzolenti derivati dal petrolio, ma un vero e prorio fuoco da campo da Giovane Marmotta pluridecorata.  A questo punto mi corre l'obbligo di dire che la sua tecnica, per quanto insolita, ha sempre successo e, visto che si diverte un mondo e che i vicini hanno chiamato i pompieri solo una volta, giuro, non sto scherzando, mia mamma puo' confermarlo, a me non resta che lasciarlo fare.  Tornando alla sera in questione, era tutto pronto, dicevo, e il pane...ohmammasantissima! Il pane...mi sono dimenticata di mettere in forno il pane. E adesso? Troppo tardi, gli ospiti saranno qui tra meno di un quarto d'ora...e poi cosa ne faccio di tutta quella pasta lievitata? Per fortuna la mia imperfettudine ( neologismo composto da imperfezione e inettitudine ), mai migliorata con gli anni, mi ha abituata a gestire il panico e a trovare rapidamente una soluzione. Agendo d'istinto metto a scaldare una padella antiaderente, con una mano agguanto il pacco della farina e con l'altra la ciotola con la pasta lievitata, infarino il piano di lavoro e ci rovescio sopra l'impasto, lo lavoro un po' per togliere l'aria, lo mozzo in palline di circa 50 g l'una, a occhio ovvio, una alla volta le stendo in una sfoglia sottilissima che poi lancio a mo' di freesbee dritta dentro alla padella ormai calda, torno alla spianatoia e ricomincio con un altra pallina. In quell'istante, preceduto da un intenso profumo di grigliata, leggi dense volute di fumo grigio n.d.t., entra mio marito: " Guarda!" esclama "sembra un airbag!". Mi volto di scatto e dentro alla padella vedo dondolare un bel cuscino bianco gonfio d'aria. Con una paletta lo giro e lo sforacchio con la punta di un coltello, scottandomi con l'aria rovente che esce sibilando dai fori, altrimenti si cuoce solo il centro e i bordi restano crudi. Pochi secondi ancora, lo tolgo dalla padella e lo appoggio su un piatto. Ne provo la consistenza premendo con un dito su una delle bolle: non e' male. Ne strappo un pezzetto, non ho tempo per coltelli o rotelle taglia pizza, e lo assaggio: maddai!! E' buono, sa di pane, e' croccante e morbido allo stesso tempo, pero'....olio! si'...e anche un po' di sale....e magari...del rosmarino, ecco! Vado avanti a stendere e cuocere tutte le palline. Man mano che sono cotte le spennello d'olio buono e le cospargo di sale, poco, e aghi di rosmarino. Quando sono tutte impilate una sull'altra, le taglio in triangoli. Gli amici arrivano, mi scuso per la cucina imbiancata di farina e li accompagno fuori, dove ad accoglierli, pinza alla mano e aria compiaciuta, trovano il maritino cuocoperunasera. Alla fine gli airbags hanno avuto successo, i nostri amici non finivano di stupirsi per quanto fossero insoliti e buoni, con me che mi producevo in una interpetazione da Oscar, mentendo spudoratamente su quanto avessi meditato per trovare un' alternativa al solito pane, su quanti esperimenti con diverse miscele di farine avessi dovuto fare prima di arrivare ad un risultato che mi convincesse. Mio marito, che ovviamente sapeva la verita', mi guardava con aria complice, annuendo come per dire "sissi', tutto vero, l'ho vista io..."...ruffiano! Come se non lo conoscessi. Era chiaro il tacito ricatto: se mi dici ancora che io non so fare la brace per la griglia, dico a tutti che e' una balla...Gli ultimi 4 spicchi di airbag ce li siamo mangiati con scaglie di grana e fette di pera che avevo messo a grigliare sulle ultime braci morenti di quella che fino a pochi minuti prima era stata la piu' gagliarda, la piu' vivace, la meglio realizzata brace di carbonella di tutta la mia vita. Mio marito e' il Re delle Grigliate!...Fin qui ho scherzato: della griglia si occupa lui, perche'  io proprio non ci acchiappo e la mia carne e' sempre bruciacchiata fuori e cruda dentro, mentre la sua e' davvero ottima...mica tutti siamo perfetti, ognuno ci abbiamo i nostri difetti! Col tempo ho perfezionato la ricetta degli airbags e oggi li cuocio in forno a 220°. Quando si gonfiano, li giro e li lascio cuocere ancora 20 secondi, non devono colorire altrimenti seccano. Comunque dovrete fare delle prove col vostro forno.



Ovviamente di possono accompagnare a qualunque piatto e sono ottimi con salumi e formaggi. Se cuocendo si seccano troppo o se avanzano e...si seccano troppo, li potete sbriciolare nel brodo, magari alternandoli a strati con del formaggio,



oppure li potete inumidire, sia con del brodo freddo che semplicemente in acqua, scolarli, lasciare che si ammollino un po' e poi condirli con olio sale e aceto e farcirli con quello che vi pare.

venerdì 16 settembre 2011

Ciambella al formaggio di Anna Baslini

Questa ricetta e' la prima che ho realizzato tra le tantissime incluse nel libro di Anna Baslini "Il piacere della tavola". Di questo libro mi piacerebbe parlarvi piu' diffusamente, perche' secondo me lo merita e prima o poi mi decidero' a farlo.

Ingredienti:

pasta da bigne

1 tuorlo

100 g di formaggio groviera ( o altro simile )

Fate la pasta da bigne come spiegato nella ricetta. Quando sara' pronta, uniteci la meta' del formaggio tagliata a dadini e lasciatela riposare 10 minuti. Nel frattempo, aiutandovi con un coperchio o un piatto, disegnate su un foglio di carta da forno un cerchio di 22/24 cm di diametro. Rigirate il foglio e appoggiatelo sulla teglia del forno, con il segno di matita rivolto verso la teglia, mi raccomando. A questo punto avete due alternative: o riempire con la pasta da bigne una sacca da pasticcere con bocchetta rotonda larga, oppure usare due cucchiai per distribuire l'impasto sulla teglia. Io uso il secondo metodo. In entrambi i casi dovete formare dei mucchietti di impasto ravvicinati, creando una sorta di ciambella, seguendo il cerchio che avete disegnato. Aggiungete un cucchiaio d'acqua al tuorlo e usatelo per dorare la ciambella, poi spargeteci sopra i rimanenti dadini di formaggio. Infornate in forno gia' caldo a 200°, senza mai aprire lo sportello nei primo 20 minuti. Fate cuocere per circa 30 minuti, riducendo un po' la temperatura verso la fine e facendo attenzione che il forno non sia troppo caldo nella parte inferiore. Potete servire la ciambella sia fredda che calda; nel secondo caso accompagnatela con delle verdure a vostra scelta, meglio se cotte e saltate con poco burro.



 

 

mercoledì 14 settembre 2011

Chevre chaud con gelatina di mele e pinoli


Uno dei piatti francesi che preferisco e' l'insalata con crostoni di pane e formaggio di capra caldo. Mi e' servita da spunto per preparare questi bocconcini.






Ho usato del pane a fette morbido con semi di girasole, ma qualunque tipo di pane va bene. Il formaggio  e' il buche de chevre, quello cilindrico con la crosta bianca e vellutata, tipo quella del brie. E' ottimo anche con il miele e le noci, ma io ho preferito utilizzare la mia gelatina di mele e i pinoli tostati. Ho tagliato il pane con un tagliabiscotti e l'ho passato qualche secondo sotto il grill, da un lato solo. Ho unito due dischetti "incollandoli" con un velo di gelatina. Li ho coperti con una fettina di formaggio che poi ho ripassato di nuovo sotto il grill finche' ha cominciato a sciogliersi e a dorarsi. Fuori dal forno, sul piatto di portata, la punta di un cucchiaino di gelatina su ognuno e due o tre pinoli. Et voila' c'est fini... Bon appetit!

Pomodorini gelatinati

Ieri sera partitona Milan-Barcellona: una delle poche, se non l'unica, occasione in cui si puo' mangiare davanti alla televisione, seduti sul divano. A patto che non si sbricioli in giro. Non sono regole mie, ma della mia dolce meta'! Quindi ci vuole qualcosa da spararsi direttamente in bocca con le mani. Gia': un "fighettissimo" finger food. Non essendo un'amante del genere, in cerca di idee ho sfogliato vecchie riviste di cucina. E sono incappata in questa simpatica ricetta, divertente da fare e gustosa da mangiare.



Vi serviranno dei pomodori ramati non troppo grossi, i miei erano sui 50 grammi l'uno. Del tonno in scatola, una mozzarella, succo di limone, sale, basilico e due fogli di colla di pesce. Tagliate la calotta ai pomodori e svuotateli, mettendo lo scarto nel frullatore. Salatene l'interno  e capovolgeteli, perche' rilascino il liquido. Frullate lo scarto dei pomodori con il succo di limone, il basilico tritato, una presa di sale e la gelatina, ammollata, strizzata e sciolta sul foco. Tritate la mozzarella e unitela al tonno scolato e sminuzzato. Usate il composto per farcire i pomodori, pressando bene con un cucchiaino avendo cura di lasciare qualche millimetro per la gelatina. Passate il frullato da un colino, schiacciando per ottenere piu' liquido possibile. Colmate i pomodori con la gelatina e lasciateli in frigo per almeno due ore.

Coppette al granchio

Allora, se volete potete anche comprarvi un bel granchio polposo, scardinargli il carapace e ravanare nelle chele per estrarne tutta la polpa. Io, aracnofobica a livelli patologici, ad un granchio non mi avvicinerei nemmeno morta io e morto lui: per me un granchio non e' altro che un ragno GIGANTESCO!! Quindi, per me, va benissimo la polpa in scatola, al naturale. Ovviamente state alla larga da quei bastoncini colorati di arancione: un granchio non l'hanno mai visto, nemmeno in fotografia....beati loro!!



Ingredienti:

per 2 coppette

1 scatoletta di polpa di granchio

1 grossa patata

2 uova sode

2 cucchiai di maionese, meglio se fatta in casa

1 cucchiaio di ketchup

1 cucchiaio di panna fresca

1 cucchiaino di senape

il succo di mezzo limone

olio extravergine d'oliva

sale e pepe

erba cipollina o cipollotti freschi

Lavate e sbucciate la patata, tagliatela a tocchetti, fatela cuocere a vapore e lasciatela raffreddare. Intanto preparate la salsa con la maionese, il ketchup, la panna e la senape. Scolate la polpa di granchio e mettetela in una ciotola. Sgusciate le uova sode, tagliatele a meta', levate il rosso e mettetelo da parte, tagliate il bianco a dadini e unitelo alla polpa di granchio. Aggiungete anche le patate e condite con olio, succo di limone, pepe e poco sale. Sistemate il composto in due coppette e ripartiteci sopra la salsa. Mettete i tuorli in un colino e setacciateli sopra ogni coppa. Guarnite con l'erba cipollina sminuzzata o i cipollotti affettati.

domenica 11 settembre 2011

Mousse di salmone

Facile, veloce, squisita e di grande effetto. Cosa volete di piu' dalla vita?

Ingredienti:

120 g di salmone affumicato

150 g di panna acida

2 cucchiai di succo di limone

2 fogli di colla di pesce

Mettere a bagno la colla di pesce in acqua fredda per 10'. In un pentolino far scaldare 40 ml di acqua. Togliere dal fuoco e scioglierci la colla di pesce. Aspettate che si raffreddi e nel frattempo sminuzzate il salmone e mettetelo nel mixer con la panna acida e il succo di limone. Frullate per qualche secondo. Con il mixer in funzione, fate cadere a filo la gelatina. Continuate a frullare finche' non avrete un composto omogeneo e senza pezzi evidenti di salmone. Versate in un ramequin o in una ciotolina, coprite con la pellicola e mettete in frigo per almeno un paio d'ore. Servitela con fette di pane tostato, crackers, pasta sfoglia o pasta brise'. Se non trovate la panna acida, potete utilizzare della normale panna da cucina a cui avrete aggiunto due o tre cucchiai di yogourt al naturale.

sabato 3 settembre 2011

Insalata di avocado con code di gamberi e funghi

Oggi fa caldo anche qui: ci saranno almeno 23,5° all'ombra....ne approfitto per fare una bella insalata, esotica, ma non troppo. Ho due begli avocados maturi al punto gisto, ieri ho comprato una vaschetta di champignon castagna e sono sicura di avere una bella busta di code di gamberi nel congelatore...eccoli qui, infatti...belli grossi e con il carapace gia' inciso: un attimo a pelarli.

Metto sul fuoco una piccola casseruola con tre dita d'acqua, scelgo 12 code dalla busta e rimetto via il resto. Taglio gli avocados per il senso della lunghezza, delicatamente faccio ruotare le due meta' in senso inverso una all'altra. Si staccano, rivelando l'interno fatto di polpa chiara, morbida e burrosa, con al centro quella meraviglia di nocciolo grande e liscio e verso i bordi sfumature di verde sempre piu' scuro...scusate il lirismo: sono una che si emoziona con poco...Tolgo il nocciolo e con un cucchiaino, delicatamente per non rompere la buccia, scavo la polpa per ricavarne dei pezzetti che metto in una ciotola. Li bagno subito con un po' di succo di limone, perche' non anneriscano. L'acqua bolle: ci tuffo i gamberi e aspetto qualche secondo, giusto il tempo che ci vuole per vederli diventare rosa sotto i miei occhi. Quando l'acqua accenna a riprendere il bollore, li scolo. Intanto pulisco i funghi, piano, con un pezzo di carta da cucina e poi li affetto, col gambo e tutto, sottili sottili. Li metto nella ciotola insieme alla polpa di avocado. Prendo la cipolla piu' piccola che ho, la sbuccio, la taglio in due e da una meta' ricavo qualche strisciolina quasi trasparente...basta cosi', solo l'idea...I gamberi adesso non scottano piu', li sgusio, ne lascio 4 interi e gli altri li faccio a pezzetti e li aggiungo al resto degli ingredienti. Olio d'oliva extravergine, sale, prezzemolo fresco tritato. Mescolo. Metto le bucce vuote degli avocados su due piatti, due per piatto, e le riempio con l'insalatona. Guarnisco con un gambero e qualche filo di erba cipollina...una fetta di lime...due cuiffi di prezzemolo..."Vieni che e' proooontooooo"...ogni tanto lo ripago con la stessa moneta.

domenica 28 agosto 2011

Aperitivo "Vive la France!"


Hmmm...giornata uggiosa...l'ennesima. Come dico spesso, non ho mai visto un inverno freddo come un'estate in Olanda! Io il caldo non lo sopporto: a 24° gia' boccheggio, a 30° arranco e sbuffo come se andassi in salita con dei pesi alle caviglie, oltre i 30° ho i miraggi come se mi fossi persa nel deserto....pero' tutta questa pioggia, questo vento, questo freddo, sapendo che siamo ancora in estate, un po' mi deprimono. Una via di mezzo no? 


Comunque, conseguenza di questo cielo grigio e gonfio di nubi, sonnolenza perenne e svogliatezza pesante. Cucinare? Bleah!! Ma il maritino sostiene di avere un certo languorino...vabbe', apriamo il frigo....guarda cos'abbiamo qui: i due pezzi forti del bottino francese!! La terrina di coniglio e il foie gras che ci ha regalato Bastian...ho ancora due fichi belli grossi, poi ci sono le marmellate che ho fatto ieri, la creme fraiche, il pane c'e', il grana pure....ma mettiamoci anche il pan di spezie, va...gia' che ci siamo.

Pelo i fichi, mica completamente, non scherziamo, la buccia e' la parte piu' buona. Li spezzetto e li metto in un pentolino coperti d'acqua e aggiungo un cucchiaio di zucchero e una spruzzatina di limone: diventerano la composta da servire col foie gras. Accendo il grill per far abbrustolire le fette di pane bianco e anche due fette di pan di spezie. Tolgo il foie gras dal frigo, per dare il tempo alla gelatina che lo avvolge di ammorbidirsi, altrimenti non esce dal barattolo. Lottiamo in due, il maritino ed io, per avere la meglio sul vasetto della terrina di coniglio che non vuole proprio saperne di aprirsi. Alla fine vinciamo noi. Lo metto a scaldare a bagno maria, sara' piu' facile spalmarlo sui crostini di pane. Solo soletto? Che malinconia....col coniglio ci stanno bene le patate, ma non c'e' tempo.....ne lavo una e la faccio a fettine con tutta la buccia, le spennello d'olio, cospargo di sale, pepe e una spolveratina di timo. Padella antiaderente, coperchio, fiamma dolce. Sistemate. Altra padella sul fuoco: spolveratina di grana grattugiato, lascio che si squagli e che i bordi scuriscano un po', poi via dal fuoco, fuori dalla padella con una spatolina e sul tagliere, ne ricavo dei triangoli. Prendo 4 bicchierini e faccio degli strati alternati di creme fraiche e delle marmellate di mele e pere e poi ci infilo i triangolini di formaggio croccante. La composta intanto e' pronta, le do' una frullatina per omogeneizzarla un po' e la metto in un vasetto di vetro.

La terrina e' calda al punto giusto, le patate sono cotte, tosto le fette di pane e quando sono pronte, ci spalmo sopra il coniglio e guarnisco con una fettina di patata piegata in quattro.

Tosto anche due fette di pan di spezie, ne ricavo dei quadratini, estraggo il foie gras dal suo barattolo, lo taglio a fette e poi anche lui in quadratini della stessa dimensione del pan di spezie. Spiedini da cocktail, pan di spezie, foi gras, pan di spezie...et voila'!! Tolgo dal frigo il vino: Montbazillac. E' il tipico vino da abbinare al foie gras, simile ai nostri passiti. Si ottiene da uve lasciate appassire fino all'autunno sulla vite, quindi e' dolce, profumato, fruttatissimo e si serve molto freddo. Lo producono, ormai da alcuni secoli, nella regione di Bergerac, in Dordogna.

Niente pranzo della domenica, oggi. Stuzzichini alla francese:


Crostini con terrina di coniglio e patate



Spiedini di pan di spezie e foie gras con composta di fichi



Verrines di creme fraiche, marmellate e grana croccante


Bon appetit!