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mercoledì 20 marzo 2013

La mia Olanda: biciclette e rijstebrij




Se vi dico Olanda, qual'e' la prima cosa che vi viene in mente? Si'...va bene...dopo i tulipani....Ok, si'...dopo anche le ragazze con le cuffiette inamidate e gli zoccoli dipinti....no, non metteteci anche il formaggio e i pattinatori sul ghiaccio...Ma come i coffee-shop e le signorine in vetrina?!?...Ok, riformulo la domanda. Qual'e' secondo voi il mezzo di trasporto piu' utilizzato dagli Olandesi? La bicicletta!!...direte subito voi....sbagliato: e' la macchina, ma comunque di biciclette ne girano parecchie, vi assicuro.



Il territorio quasi completamente pianeggiante e le migliaia di chilometri di piste ciclabili, certamente favoriscono l'uso della bicicletta. I motorini di bassa cilindrata possono circolare solo sulle piste ciclabili, hanno limiti di velocita' bassissimi e alti costi di assicurazione, percio' i ragazzi che ancora non hanno la patente, preferiscono andare in bicicletta. Anche in citta', le bici hanno le loro corsie preferenziali, con segnaletica e semafori e, a giudicare da quel che vedo, hanno la pecedenza sulle auto!!... o almeno, se la prendono, forti del fatto che un automobilista che causa un incidente con un ciclista, puo' vedersi ritirare la patente fino a sei mesi. Comunque sia, il fatto che la bicicletta sia ancora un mezzo molto diffuso in Olanda, fa si' che quest'oggetto faccia parte fin da subito della vita di un bimbo olandese. E' normale vedere giovani mamme che pedalano disinvolte con i loro piccoli addormentati beati nei marsupi. Appena piu' grandi conosceranno l'eccitazioni di viaggiare sul seggiolino saldamente assicurato al manubrio, e poco dopo, soprattutto se il posto d'onore spettera' di diritto al fratellino piu' piccolo, li vedrete a cavalcioni di quello posteriore, fissato al portapacchi. La mattina, verso le 8, nel traffico di biciclette, tra ragazzi di ogni eta' che stanno andando a scuola o in stazione, si vedono anche piu' di un papa' o di una mamma, nei loro completi o tailleur da ufficio, con un bimbo davanti e uno dietro attrezzati di tutto punto contro vento-sole-pioggia e con i loro zainetti colorati sulle spalle, pronti per la scuola o l'asilo. Ma, ovviamente, i seggiolini non sono gli unici accessori delle biciclette olandesi: cesti, cestini e cestelli, in vimini, legno o plastica, a volte decorati con fiori artificiali o anche freschi; borse-borsine-borsoni-borsette di ogni colore e dimensione da appendere al portapacchi, con coprisella parapioggia coordinato... Non potete nemmeno immaginare, io di sicuro non lo immaginavo prima di venire qui, quanti differenti veicoli a pedali circolino sulle piste ciclabili d'Olanda! I piu' diffusi sono i tricicli con con i carretti in legno o metallo al posto della ruota anteriore. Questi carretti, spesso dotati di una copertura stile carro dei pionieri, possono trasportare di tutto, a seconda delle dimensioni: la spesa, cani, bambini...mobili! Ne hanno alcuni in dotazione anche gli asili: sono enormi e possono accogliere fino a 8 bimbi, comodamente seduti su panche poste una di fronte all'altra lungo le sponde laterali. Ma esiste anche una miriade di optional e ammennicoli vari da attaccare dietro, a rimorchio. Anche qui carretti di ogni tipo, grandezza e materiale, dal legno, al metallo, al tessuto impermeabile, "prolunghe" per bambini con solo la ruota posteriore, i pedali e il manubrio e una lunga forcella che si aggancia alla bici del papa', cosi' il piccolo puo' prendere confidenza con la strada in tutta sicurezza. Va da se' che gli Olandesi acquisiscono fin da piccolissimi una disinvoltura e una sicurezza nell'uso del mezzo tali che, sulla bici e con la bici, ci fanno quel che gli pare. Una volta siamo passati, in macchina e in una delle poche strade senza corsia per le biciclette, accanto ad una ragazzina sui quindici anni, in muta da surf, che pedalava senza mani, reggendo la tavola da surf sottobraccio sulla destra, mentre con la sinistra messaggiava col cellulare!! Un altro, invece, al cellulare ci stava parlando, mentre con l'altra mano reggeva un panino. Ma questi sono solo due esempi...Evidentemente, crescendo, la bici normale non basta piu' e allora vedi quarantenni un po' stempiati, che pedalano semisdraiati su trabiccoli che a volte assomigliano a dei siluri e che a me fanno sempre pensare ai personaggi di Penelope Pitstop, un cartone animato della mia infanzia. Una volta, ad Amsterdam, mi e' capitato di vedere una sorta di giostra su ruote che percorreva, occupandole interamente, le strette stradine del centro. Ancora oggi mi chiedo come funzionasse, fatto sta che era di forma circolare e sopra c'erano una decina di baldi non piu' giovanotti che pedalavano tutti, mentre alcuni di loro manovravano una sorta di timone orizzontale che agiva sulle ruote. Il fatto che tutti avessero in mano un boccale di birra, quasi sicuramente non il primo della giornata, ha spinto piu' di un passante a rifugiarsi istintivamente sui marciapiedi o a ripararsi dietro qualche auto parcheggiata. Io ero totalmente, irrimediabilmente affascinata....Ma la bici prima o poi la si deve pur posare da qualche parte e, infatti, praticamente ogni palo della luce, ogni balaustra di ogni ponte, e ce ne sono tanti, tantissimi di ponti in Olanda, ogni cancello-recinzione-staccionata d'Olanda, viene utilizzato per legarci la bicicletta. Le stazioni hanno parcheggi di biciclette immensi e sempre pieni, a partire da quello che c'e' fuori dalla stazione  Centrale di Amsterdam: un silos di tre piani che pare possa ospitarne fino a 500.000!! Ogni volta che mi capita di vedere uno di questi parcheggi, non posso fare a meno di pensare che almeno la meta' di quella miriade di due ruote non abbia piu' un padrone...E vi lascio con un'ultima curiosita'; si dice che i canali di Amsterdam siano profondi tre metri: un metro d'acqua, un metro di sabbia e un metro di biciclette!!






















Rijstebrij al cardamomo
con salsa di pesche


Altro non e' che quello che noi chiamiamo risolatte o crema di riso. Qui in Olanda e' talmente amato, che un detto popolare sostiene che il Paradiso sia un luogo dove il rijstebrij non finisce mai e lo si mangia con cucchiai d'oro: "elke dag rijstpap met gouden lepeltjes eten' ".
Ormai diffuso in tutto il Mondo con innumerevoli varianti tradizionali di ogni singolo Paese, le sue origini si possono verosimilmente far risalire al lontano Oriente. Quando il riso fece la sua comparsa in Europa, non veniva utilizzato come ingrediente in cucina, pittosto era rinomato per le sue proprieta' medicamentose o usato come addensante. Anche il risolatte fa la sua comparsa prima nei testi di medicina, che nei libri di ricette di cucina e veniva prescritto a chi soffriva di problemi di stomaco. In Olanda, nei tempi passati, si usava servirlo solo ai matrimoni o in altre occasioni altrettanto speciali. Forse perche', sia il riso che le spezie e lo zucchero, venivano importati da molto lontano ed avevano quindi costi molto elevati. La versione tradizionale olandese prevede che il riso venga cotto nel latte aromatizzato con una stecca di cannella e poi servito caldo, con un pezzetto di burro e spolverizzato di zucchero di canna scuro. Puo' essere accompagnato da salse o composte a base di frutta. Qui vi propongo la mia versione, con il cardamomo verde al posto della cannella ed una salsa a base di marmellata di pesche fatta in casa. Io ho utilizzato del riso jasmine spezzato che in cottura rilascia molto amido e quindi rende il risolatte particolarmente cremoso.

Ingredienti per 4:

1 l di latte
4 o 5 bacche di cardamomo verde 
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
150 g di riso
2 cucchiai di zucchero di canna chiaro
40 g di burro
per la salsa:
100 g di marmellata di pesche
100 ml di acqua
5 g di maizena
20 g di burro

Versate il latte e le bacche di cardamomo schiacciate in una casseruola dal fondo spesso e portate ad ebollizione. Uniteci il riso e fatelo cuocere a fiamma bassa fino a che avra' assorbito tutto il latte e sara' diventato cremoso. Verso fine cottura aggiungete l'estratto di vaniglia e lo zucchero. Togliete dal fuoco, eliminate il cardamomo e unite il burro. Lasciate intiepidire qualche minuto prima di servire.
Mentre il riso cuoce, preparate la salsa: diluite la marmellata con l'acqua e versatela in un pentolino. Portate lentamente ad ebollizione poi aggiungete la maizena sciolta in pochissima acqua, mescolando bene per dissolverla completamente. Lasciate sobbollire ancora per un minuto. Fuori dal fuoco aggiungete il burro e mescolate per amalgamarlo alla salsa.
Servite il risolatte tiepido in coppette individuali e nappato con un paio di cucchiai di salsa alle pesche.

In alternativa potete servirlo cosparso di zucchero di canna scuro e con la salsa a parte.










venerdì 3 febbraio 2012

Confessioni di una mente...imbranata!

Diciamocelo: a nessuno fa piacere ammettere pubblicamente di avere difetti, limiti o manchevolezze. Io non faccio eccezione, ma qui la scelta sta tra fare la figura dell'imbranata o quella della snob, disinteressata, egoista o quant'altro. Preferisco di gran lunga la prima. A dirla tutta, sono anche un po' snob: snobbo la stupidita', l'ignoranza, la mediocrita', l'ipocrisia. Non voglio averci a che fare. 

L'argomento in questione: i contest. Ne nascono ogni giorno, nella blogsfera. Alcuni, ammettiamolo, pare abbiano il solo scopo di farsi pubblicita', per aumentare il numero di visite e, di conseguenza i guadagni, per chi cura anche questo aspetto. Molti, pero', sono intriganti e stimolanti e se indetti dalle mie bloggamiche, a me piacerebbe molto far loro pubblicita', non dico partecipare, ma almeno dare il mio infinitesimale contributo a divulgarli. Purtroppo, ogni volta che uno di questi contest parte e io sento il desiderio di farli conoscere ai miei tre o quattro lettori, mi scontro con l'iceberg del BANNER, e il mio desiderio cola a picco, trascinato dal peso della mia incapacita'. Tutte le volte, davanti alla frase 'preleva il banner' non mi resta che mormorare affranta: "Tesoro, lo farei....SE SOLO NE FOSSI CAPACE!!"....Ho tentato, vi assicuro, ho tentato. Ci ho provato in tutti modi....Anche quando riesco a 'prelevare', poi non riesco a 'pubblicare'. Nessuno di quelli che conosco, mi ha saputo minimamente aiutare....lo so, lo so...dovrei scegliermeli meglio, gli amici...I pochi neuroni  che mi rimangono, sopravvissuti alla strage compiuta dalla menopausa fulminante solo perche', troppo tonti per rendersi conto di quanto stava accadendo, hanno continuato a dormire dando l'illusione di essere gia' bell'e morti ('Svegliatevi, accidenti, svegliatevi: ho bisogno di voi!!"...macche'...niente...), anche loro non mi sono di aiuto. Quindi, se tra di voi, care bloggamiche, c'e' qualcuna che ha la pazienza di spiegarmi, ma come lo spieghereste ad un'anziana signora con un principio di demenza senile, che poi e' esattamente quello che sono, come fare   A    PRELEVARE      DAI   VOSTRI   BLOG   E   PUBBLICARE   SUL   MIO   BLOG   I   BANNER   DEI   VOSTRI   CONTESTS...io poi lo faccio molto volentieri!
Altra cosa la mia partecipazione: vorrei addurre la nobile scusa che, da un punto di vista squisitamente filosofico, non approvo le competizioni, le situazioni in cui uno solo vince e tutti gli altri perdono. Poi pero' come lo  giustificherei il fatto che io non mi perda una tappa del Giro o del Tour, facendo, negli ultimi 5 kilometri, un tifo sfegatato per il mio corridore preferito? E i fiumi di calde lacrime che immancabilmente verso ogni qualvolta uno qualunque, non importa in che disciplina, dei nostri atleti faccia salire il Tricolore sul pennone piu' alto accompagnato dalle note, allegramente pompose, del nostro Inno Nazionale? ..che con tutta la bella musica scritta in Italia....ma non entriamo in questo ginepraio musical-patriottico, per piacere!...Affermo di snobbare l'ipocrisia e poi mi metto a raccontare balle?...di solito si'   ma non in questa occasione, non a voi! La verita' vera e' che ...raga...ma quando mai?!?!...ma le avete viste le ricette che partecipano a questi contests? E quelle che poi li vincono pure? Le avete viste? E anche quando decidessi di passare notti insonni, prendere a calci la dozzina di neuroni catatonici per tenerli svegli, battere a tappeto tutte le delicatessen specializzate in cibi ed ingredienti esotici di Den Haag, e ce ne sono tante, credetemi, tantissime, per trovare quello che noproprioquestononcel'hanessunotranneme, e riuscissi a inventare e produrre la piu' stupefacente delle ricette....LE FOTO!...Non un iceberg, questa volta: un meteorite!...persino piu' grosso di quello che ha provocato l'estinzione dei dinosauri!! Reflex?...Emhhhhh...i miei tutti bene, grazie...e i tuoi?....Pixel?....Ti ringrazio, guarda, come presi, maaaa... credo di essere allergica: l'ultima volta, credimi, un maaal di paaanciaaaa....Tempi di esposizione?....Mah, cerco di stare attenta...sai? con questo sole malato...Ma che macchina usi? Figurati: non ho nemmeno la patente! No, dicevo la macchina fotografica!! Ah, scusa, avevo capitooooo...Una KODAK...M863....credo....ma mi potrei anche sbagliare... E maaaaa....l'importante non e' vincere: e' partecipare....Seeeee...non ci crede nessuno, perche' dovrei crederci io, scusa?
Scherzi a parte: certo che parteciperei volentieri. Con le mie ricettine sempliciotte e le mie fotine da vorreimanonposso. Cosi', giusto per il divertimento di giocare con voi. Che giocare, poi, e' il modo piu' divertente per imparare. Giusto? Allora? C'e' mica qualcuno che abbia voglia di darmi una mano? 

giovedì 26 gennaio 2012

La mia Francia: ristrutturazione e tartufi.










E' la mia ricetta per la felicita'. Per la mia felicita', intendo. Posso condividerla, ma difficilmente si puo' riprodurre uguale uguale. Gli ingredienti sono unici, introvabili altrove. Occorrono un marito, una gatta, una casa di campagna vecchiotta, malmessa e da ristrutturare, dei vicini anzianotti, ma cordiali, gentili e generosi. Il marito deve essere un po' fuori di testa, come sua moglie, del resto. La gatta deve essere rigorosamente francese, trovatella e, soprattutto, deve subire lunghe ore di viaggio in macchina senza dare i numeri. La casa deve essere in Dordogna, nel Perigord Verde, per la precisione, meglio ancora appena fuori il minuscolo paese di Thiviers, altrimenti rischiate di non trovare vicini altrettanto simpatici. Come unico condimento, indispensabile, una dose generosa di spirito di adattamento. 




Che sbadata: mi stavo dimenticando uno degli ingredienti principali! Sir Duke, il furgone Fiat Ducato bianco, auto di famiglia nonche' indispensabile compagno di avventura. Una volta reperiti tutti gli ingredienti, si procede come segue: 
si carica il furgone con tutto quello che puo' servire per stare caldi e comodi, sia durante il viaggio, che sara' di circa dodici ore, comprese un paio d'ore di sosta per schiacciare un pisolino, che per i giorni di permanenza nella vecchia casa. Non dimenticarsi di caricare anche tutto l'occorrente per la gatta: trasportino, cesta con coperta e giochini, ciotola per il cibo, vaschetta con sabbietta per i bisognini; rimarra' tutto inutilizzato, ma meglio averli. Partire verso le 22,30, col maritino imbronciato e di malumore perche' la squadra del cuore ha perso il derby, che e' peggio che perdere la finale della Coppa dei Campioni. Sistemarsi sul sedile posteriore, con la gatta in braccio: appena partiti sara' inevitabile una lieve agitazione, dovuta all'ansia generata da rumori, vibrazioni, sobbalzi, rollii e beccheggiamenti del furgone, nonche' dalle temutissime ombre che sfrecciano e si rincorrono su ogni superficie dell'abitacolo, proiettate dalle luci dei lampioni e delle altre auto. Calmare la micia impaurita con molte carezze e paroline dolci. Se non basta, sdraiarsi sul sedile, a pancia in su, coprire voi e lei con un piumino leggero e lasciare che la gatta si scelga una parte qualunque del vostro corpo sulla quale rannicchiarsi, acciambellarsi, allungarsi in cerca di conforto e protezione. Poubelle alla fine sceglie sempre il petto, forse perche' il battito del mio cuore la tranquillizza, forse perche' cosi' puo' dare una sbirciatina da sotto il piumino, perche' non dimentichiamoci che di gatto stiamo parlando: piu' che la paura, puo' la curiosita'! Certo e' che la Pouby e' una gatta davvero speciale. Evidentemente non ama viaggiare, ma subisce la cosa con una pazienza infinita. Niente miagolii stazianti da gatto agonizzante, niente unghiate rabbiose a sedili e finestrini o agli umani responsabili di tutto quel terrore. Nessun tentativo di fuga ogniqualvolta si scenda dall' auto per fare benzina o andare in bagno...Solo una composta, dignitosa, paziente sopportazione, che pian piano si trasforma in calma curiosita' e poi in rassegnata tranquillita', fino ad un sonno pacifico. Una volta passata Parigi, in direzione Orleans, il maritino spezza la monotonia e la fatica della guida notturna, con un pisolino di due ore, allungato sul sedile posteriore. Io mi sdraio alla bellemeglio sul sedile del passeggero, reclinato al massimo, e la Pouby, a motore spento, senza vibrazioni e sobbalzi, ispeziona con cura ogni centimetro quadrato dell'abitacolo. Poi si rimette a dormire anche lei, anche stavolta scegliendo a suo piacere una qualunque parte del corpo dei suoi due umani. Sveglia, colazione e si riparte, alla volta di Thiviers. Si arriva in una fredda e soleggiata giornata. La piu' fredda giornata dell'anno. Il vecchissimo termometro che ho trovato in un cassetto di una delle credenze e che ho lasciato appeso ad una delle pareti della stanza a pian terreno segna 3 gradi! E' ora di mettere alla prova il vetusto impianto di riscaldamento, composto da una piccola caldaia a legna e carbone e da caloriferi in ghisa, secondo me ancora i migliori. C'e' anche il grande camino, perfettamente funzionante, l'abbiamo gia' collaudato durante le visite precedenti. Abbiamo anche fatto installare un acceleratore per la pompa dell' impianto. Non resta che da verificare in quanto tempo la temperatura interna raggiungera' un livello confortevole. La legna non e' un problema: la legnaia era gia' piena quando abbiamo acquistato la casa e da allora altra ne abbiamo aggiunta noi, tagliando le piante che erano cresciute a foresta durante gli anni di abbandono. Per il camino va bene, ma per la caldaia e' troppo grossa, bisogna tagliarla. Io mi occupo del camino, mentre il maritino mette in funzione la motosega e parte, accompagnato dalla mia trepidazione: l'aggeggio mi inquieta, ogni volta che qualcuno lo utilizza, la mia mente si riempe di immagini pulp che fatico a scacciare. Eppure mi sono tenuta accuratamente alla larga dalla saga horror della quale e' discutibile protagonista...Mi distraggo concentrandomi sulla preparazione della pira, come mi ha insegnato il mio papa':  
sistemo gli alari a circa 40 cm di distanza uno dall'altro, appallottolo qualche foglio di giornale, ci sistemo sopra dei rami secchi, poi dei legnetti sottili e via via sempre piu' grossi, ma messi in modo che resti sempre un po' d'aria tra di loro, altrimenti le fiamma non prende ossigeno e si soffoca. Con un lungo fiammifero, do fuoco in piu' punti alle pallottole di carta: pochi istanti, e le fiamme si levano alte e vigorose. E questa e' fatta. Dalla legnaia mi arriva il suono odioso dell'odiato attrezzo: segno che il maritino ha ancora tutte e dieci le preziose dita...per quelle dei piedi non posso garantire...mi infilo un paio di guanti da lavoro e lo raggiungo, cercando di convincermi che lo trovero' con ancora tutti gli arti al loro posto...Cosi' e', anche se la posizione nella quale si e' messo a tagliare i lunghi rami mi da i brividi: abbiamo bisogno di un cavalletto adatto allo scopo. In pochissimo tempo riempiamo la carriola e anche due grossi mastelli di legna secca, ma decisamente polverosa. I ciocchi piu' grossi il maritino insiste a lasciarli tal quali: tanto sul camino bruciano cosi' come sono...Illuso!! ...ma non tento nemmeno di discutere: lui ha il senso del fuoco, come una perfetta Giovane Marmotta...Dopo una mezz'ora di armeggiamenti e circa mezzo litro di diavolina liquida, anche la caldaia prende vita. Ci vuole un po', ma alla fine tutti i caloriferi della casina vanno in temperatura e prima di sera il vecchio termometro segna 18 gradi: non male, decisamente niente male. Queste operazioni si sono ripetute praticamente ogni giorno: alimentare un camino e una caldaia a legna e' quasi un lavoro a tempo pieno. C'e' da dire che in questo modo il maritino si e' molto impratichito nell' uso della motosega ed ha notevolmento affinato la difficile arte del taglio della legna da ardere. Questo, oltre a scaldare la vecchia casa fino a dei dignitosissimi 22 gradi, ci ha anche permesso di risparmiare notevolmente il credito telefonico: chiamate urbane ed interrurbane le effettuavamo a mezzo segnali di fumo....Per tutto il tempo della nostra permanenza, ovunque andassimo ci arrivavamo preceduti da un delizioso ed intenso effluvio di Eau de Strinu'. E' anche capitato che qualcuno, malignamente devo dire, abbia fiutato l'aria con espressione allarmata, chiedendosi dove fosse scoppiato l'incendio e se non fosse il caso di allertare i vigili del fuoco...maligni, appunto. Invece il maritino e' stato molto bravo e si e' impegnato al massimo nel pesante compito di provvedere alle necessita' energetiche della vecchia casina. In piu' ha anche vestito di nuovo i panni di Paolo "Demolition man" Bertelli e, martello demolitore alla mano, ha realizzato tutte le scanalature che servivano a far passare le canaline del nuovo impianto elettrico e ha anche eliminato il vecchio intonaco dalle pareti della cucina, rivelando la bella pietra calcarea con cui e' costruita la casa. Si e' anche preso la briga di ripulire tutto il sottotetto dalle macerie e dalla sporcizia lasciate dagli operai che hanno rifatto la copertura del tetto la scorsa estate: ora e' pronto per il trattamento antitarlo e antimuffa che faremo la prossima volta. Non solo: ha anche tirato tutte le nuove guaine per i cavi elettrici dalla cantina al sottotetto, scavando lo spesso muro portante tra il fienile e la casa. Cosa si puo' chiedere di piu' a un musicista? Sono state giornate di duro, lungo, faticoso, intenso lavoro, ma siamo soddisfatti. Alla fine di ogni faticosa giornata, ci aspettavano un bel bagno caldo nella nostra lussuosissima vasca free standing lunga due metri e profonda 50 cm, che a fatica, con millimetrica precisione, siamo riusciti a far stare nel micronuovobagno al primo piano, e una bella cenetta, cucinata e consumata nell'unica stanza "abitabile" della petite maison: il mezzanino-monolocale che al momento e' tutta la nostra casa. Cenette di tutto rispetto, se posso dirlo, con i tortelli e le lasagne, le polpette e le creme di verdura che mi ero portata da casa, ma anche con la splendida basse cote, la bisteccona di Limousine da 650 gr , cucinata alla griglia sulla brace del nostro camino, oppure le sottili e saporitissime chipolatas e le braciole di agnello, sempre alla griglia, i meravigliosi formaggi di capra e gli squisiti salumi acquistati il sabato mattina al mercato dei produttori locali. Soprattutto il prosciutto di petto d'oca farcito al foie gras, merita una ammirata citazione. Il tutto annaffiato con i meritatamente famosi vini della regione di Bordeaux e di Bergerac. Per finire in bellezza, le ultime cene sono state tutte a base di tartufo: i nostri tartufi, provenienti dalla nostra piccola tartufaia  Sono della varieta' meno pregiata, quella denominata Tuber Brumale, ma sara' che ogni scarrafone e' bello a mamma sua, a noi piacciono molto piu' del nero pregiato, il Melanosporum. Hanno un profumo ed un gusto piu' intensi...e poi sono "aggratis"!! Madame Cipierre, l'ex-propietaria ed attuale vicina di casa, mi ha dato un ottimo consiglio: metterli in un contenitore di plastica, chiuso, insieme a delle uova e tenere il tutto in frigo per un paio di giorni. Trascorso questo tempo, utilizzare le uova per fare un'omelette, aggiungendo un po' di tartufo sia alle uova in cottura, che poi, a lamelle sottili, al momento di servire. Devo proprio ringraziarla, non solo per la dritta che ho seguito con gustosissimi risultati, ma anche perche' e' lei che ha piantato gli alberi da tartufo, in memoria del marito che e' mancato ancora giovane, prima di vedere realizzato il suo desiderio di avere una tartufaia coltivata. Ovviamente le ho donato uno dei tartufi che abbiamo trovato e lei ne e' stata particolarmente lieta: dopo aver piantato gli alberi, non si e' piu' preoccupata dei tartufi e questo e' il primo che "raccoglie". Comunque nei prossimi giorni aspettatetevi qualche ricetta tradizionale perigordina: mi sono comprata un libriccino con degli spunti niente male e anche qualche prodotto tipico locale. Un'ultima annotazione su Poubelle: per lei questo e' il posto dove e' stata salvata dalla morte per fame e sete e dove ha trovato degli umani che le hanno fatto venire voglia di adottarli. Forse non capisce perche' poi l'abbiamo portata via da li, da quella che per lei e' casa sua, perche' debba vivere in un posto senza prati e alberi e cespugli e dove deve guardarsi da una sua simile che non l'ha mai accettata e cerca sempre di mangiarsela. Proprio il fatto che le due micie non possano essere lasciate mai sole nella stessa stanza, ci obbliga, ogni volta che andiamo a Thiviers, a portarla con noi. Quando e' la' si vede chiaramente che e' piu' felice e quando e' il momento di ripartire, non so che di noi tre sia piu' triste....



giovedì 29 dicembre 2011

...a due giorni dalla fine...

...e questo cos'e'? ...ascolta...sembra proprio...eh gia'...e' davvero...SILENZIO! Nessuno parla, la televisione e' spenta, niente musica, assolutamente nessun rumore...la casa e' vuota....Oggi non ho cucinato, non ho impastato e infornato, non ho lavato piatti, pulito la cucina...non ho lavato e steso panni, non ho stirato...non ho nemmeno rifatto il letto...che vergogna!! Non ho fatto niente...ozio puro, lussuosissimo ozio totale.



Non fraintendetemi: non sono un' amante del dolce far niente, anzi...mi manca la terra sotto i piedi se me ne sto senza nulla da fare. Ma una giornata ogni tanto ci vuole: anche noi dobbiamo ricaricare le batterie. Gli ultimi tre mesi sono stati tutti un via vai e un corri corri...o un scapascapascapa come dice il mio amico Albània...La bomboniera olandese si e' riempita e svuotata e riempita di nuovo e di nuovo svuotata...Questa e' la prima sera, adesso che il maritino e' appena uscito per andare al lavoro, in cui ho un attimo di pace per poter raccogliere i pensieri: chissa' che non sia l'occasione giusta per fare il temuto bilancio di fine anno...e magari anche una lista di buoni propositi e progetti, che andranno puntualmente disattesi...o forse no...
Allora, com'è stato questo 2011? A quanto pare, la nemesi della Dea Bendata, Madame la Sfigachecivedebenissimo, quest' anno era impegnata a guardare altrove e ci ha risparmiato i guai e le piccole...o anche grandi...tragedie che ci ha dispensato negli ultimi anni. L' anno non poteva iniziare meglio: abbiamo cominciato, con l'aiuto di mia sorella e mio cognato, a ristrutturare la casetta di Thiviers...per meglio dire, abbiamo cominciato a demolirla...si'...e' piu' giusto dire cosi'...del resto e' sempre quello il primo passo in una ristrutturazione. Abbiamo anche incontrato i nostri primi amici francesi...ok, nemmeno questo e' giusto...in effetti sono Olandesi, proprio di Den Haag, e abitano a Thiviers solo da due anni. Gestiscono una piccola struttura turistica, Domaine Le Bost, molto bella, ed eravamo loro ospiti durante la prima settimana di lavoro. Sono due persone simpaticissime, con tre bimbi adorabili e trovo che siano stati coraggiosissimi a cambiare le loro vite non solo una, ma ben due volte in tre anni! Sono bravissimi nel loro lavoro e se mai vi capitasse di fare un giro in Dordogna, che merita sempre anche perche' completamente fuori dalle solite mete turistiche, fermatevi da loro: vi sentirete come a casa...Questo e' stato anche l'anno del primo raccolto di tartufi della nostra vita...i nostri tartufi, intendo, provenienti dalla nostra tartufaia...ancora non mi sono abituata all'idea...E' stata anche la prima volta che ho visto all'opera, dal vivo, dei cani da tartufo: il serio e professionale Brazil, barboncino, e il simpaticissimo casinaro Diamant, lagotto romagnolo. Poi ci sono state le ciliegie, le mele, le pere, i fichi, le noci...Questo e' un sogno che si realizza, per me, e basterebbe da solo a portare in attivo il bilancio di quest' anno. Ok, un'occhiatina Madame la Sfigachecivedebenissimo l'ha buttata da questa parte, e cosi' ci siamo ritrovati a dover rifare la copertura del tetto della casina...Non preoccuparti amore mio, non ho intenzione di lanciarmi in un racconto dettagliato dei lunghi giorni che hai passato appeso ad una fune, semipenzolante nel vuoto, per cambiare tutte le tegole, prima di renderci conto che avevamo sbagliato a posarle e che pioveva dentro...a catinelle!!! Ma a Madamme deve essere entrato un bruscolino nell' occhio, dato che abbiamo trovato chi, a ferragosto, si e' reso disponibile a fare un lavoro professionale "comme il faut", e' proprio il caso di dire. Nello stesso periodo, entra a far parte della nostra famiglia Poubelle Pas La Bas, una dolcissima gattina bianca e grigia, a pelo semilungo, che ci adotta come ricompensa per averla salvata da morte per fame...e che se non ci decidiamo a portare dal veterinario entro la fine dell'anno...lo so: non manca molto...tra un paio di mesi ci deliziera' con quattro batuffoli cigolanti, cosi' arriviamo a 7! Gatti, dico... E siamo ormai ad Ottobre. Pietra miliare: compio 50 anni!! Varco la soglia dell' eta' della saggezza...zoppicando, ma la varco...Tutto sommato farei a meno di certi doloretti fastidiosi, che mi impediscono di fare tutto quello che vorrei, quando lo vorrei, ma dato che al peggio non c'e' mai fine, cerco di non lamentermi e mi prendo quel che viene...si sa mai che Madame sia un'assidua lettrice del mio blog...Come premio di consolazione, un bel KitchenAid Artisan rosso fiammante fa bella mostra di se' sul ripiano della mia cucina: altro sogno che si realizza...e di nuovo  l'ago si sposta sul segno piu'. L'anno rischia di chiudersi comunque in passivo: la nonna cade. Due volte. A distanza di due settimane una dall'altra. Inciampando sempre sullo stesso gradino. Cadendo sempre di faccia...Anche questa volta Madame ha lanciato solo un'occhiatina distratta e, a parte la vistosa rassomiglianza con la picassiana Olga Khokhlova, la nonna non riporta altre conseguenze. No, non l'ho dimenticato e nemmeno volutamente saltato. E' solo che gli devo dedicare piu' di un pensiero, piu' di una facezia, piu' di qualche frase di circostanza. Quest' anno ho aperto il blog. Questo blog. Ok, non proprio questo, ma l'altro e' uguale, sia nel titolo che nei contenuti...E' ancora troppo presto per fare un bilancio, trarre conclusioni...Arrivo per ultima, un pugnetto di polvere e ghiaccio in un firmamento di fulgide e brillanti stelle. Senza arte ne' parte, ne' cuoca, ne' scrittrice, ne' fotografa...una "casalinga di Voghera" trapiantata in Olanda. Pochissimi mi leggono, quasi nessuno commenta i miei post. Nessuna ansia da prestazione, quindi. Mi rilasso, gioco, mi diverto, senza la pretesa di insegnare niente a nessuno. Un modo originale e divertente per raccogliere pensieri, ricordi, ricette che poi sono anche loro sia pensieri che ricordi. Nessuna aspettativa. Proprio per questa ragione, proprio perche' inaspettati, gli incontri fatti tramite questo blog si sono rivelati delle splendide sorprese. Donne fantastiche, con esperienze di vita incredibili. Curiose, colte, sensibili, intelligenti, argute, talentuose, creative, determinate, forti eppure quasi tutte modeste e umili, nonostante il loro evidente talento e la loro meritata popolarita', alcune persino insicure, non convinte delle loro capacita' e della loro bravura. Ovviamente non mi sogno nemmeno di elencarle una per una, per non correre il rischio di dimenticare qualcuno. Date una scorsa ai commenti ai miei post e loro sono tutte li', piu' o meno frequentemente. Pero' una la nomino. Sabina, di Cook'n'Book. Abbiamo iniziato quest' avventura quasi contemporaneamente, ma mentre il mio era un bloghettino da nulla, lei e' partita gia' con una veste professionale, una grafica personalizzata, semplice ed accattivante. Foto bellissime, ricette da Chef, quale e' in realta'. Vinco la mia innata riservatezza, posto un commento, il primo. Lei mi risponde con un entusiasmo ed una gratitudine nemmeno io fossi Brillat-Savarin resuscitato che le commenta i post...Sono bastate poche frasi e ci scopriamo anime gemelle, sorelle separate alla nascita. Simili nei gusti, nelle esperienze. Ci accomunano persino certi luoghi della memoria. E' simpatia istantanea, che col tempo si trasforma in stima e affetto. Vivo attraverso di lei un mio antico sogno di frequentare corsi professionali di cucina ed acquisire quella tecnica che a me manca totalmente e che non si improvvisa, ma che solo si puo' imparare. Sono felice di averla incontrata mentre e' all'inizio di una nuova esperienza lavorativa, di poterla seguire da qui, attraverso le pagine del suo blog. E' una persona speciale, in gamba, determinata, sincera ed estroversa. Mette tanto di se' nel suo blog, senza reticenze, anche quando fa male, quando le fa male, intendo. Le sono immensamente grata per il sostegno e la stima che sempre mi dimostra, per l'assiduita' con cui mi segue, nonostante i numerosi impegni e la famiglia, la bimba piccola...Difficilmente troverete un mio post senza un suo commento e sicuramente non ce n'e' nemmeno uno dei suoi senza un commento mio, o due...o tre...Parliamo sempre di incontrarci e forse un giorno succedera' davvero. Ma anche non fosse, questa e' senz' altro una delle cose piu' belle che mi siano capitate quest' anno. Io sono una solitaria. Non che non mi piacciano le persone. Solo che non ne sento il bisogno per stare bene. Questo mio modo di essere, mi taglia un po' fuori dal mondo, lo riconosco. Mi rendo conto che negli ultimi anni avevo finito col credere che le persone fossero tutte come quelle che vediamo in tv, come quelle di cui parlano nei tiggi', come quelle che partecipano ai reality-show, che non guardo, perche' poi ho gli incubi....Avevo un po' perso fiducia nel genere umano, questo mi portava ad isolarmi ancora di piu' e piu' mi isolavo meno mi fidavo del prossimo...il superclassico alienante circolo vizioso...Grazie a questo blog, grazie ai vostri blog, sto cominciando a credere di nuovo che ci siano altri come me la' fuori, che sia rimasta una parte di umanita' decente, che ama le cose semplici e genuine, che mette amore e passione e impegno in quello che fa, che riconosce i propri difetti e magari ci scherza su, che ammette i propri errori e si perdona, che non si vergogna delle proprie debolezze e cerca di essere comprensiva con quelle altrui, che non si prende troppo sul serio, ma fa seriamente il proprio dovere, che tende una mano a chi ha bisogno, come i foodbloggers che si sono riuniti intorno a Officina di Cucina, il piccolo ristorante andato distruttto nell' inondazione che ha colpito Genova, ma non solo: ogni giorno ci sono nuove iniziative promosse da bloggers, non solo di cucina, a sostegno delle piu' svariate situazioni di bisogno. E' bello. Scalda un po' il cuore. Rida' un po' di speranza. Io vorrei essere nata in un'altra epoca, in un tempo in cui la solidarieta' tra individui era una questione di sopravvivenza e poteva fare la differenza tra la vita e la morte. Ammesso che ci sia mai stato un tempo cosi'...Ordunque: mi sto immalinconendo? Giammai!! Sto forse tediando lor signori, con questo parlar serioso? ...Esci da questo corpo!!...Chiedo scusa, il mio alter ego vittoriano si e' impossessato per un attimo della mia coscienza...dove eravamo? Ah gia'!... Grazie a tutte voi, blogamiche, e anche a voi due maschietti...E' anche merito vostro se il 2011 si chiude in attivo!!... e siccome mi sono stufata di scrivere col mio gattone Sansone appollaiato sugli avambracci, niente di piu' scomodo vi assicuro, i buoni propositi per il 2012 e gli auguri di Buon Anno li rimando alla prossima.

sabato 19 novembre 2011

Finalmente e' arrivato!

Non mi vedrete mai con gli occhi sognanti davanti alla vetrina di una gioielleria... a parte forse quella del nostro amico Mauro, ma lui e' un artigiano e un artista. Non ho alcuna passione per gli abiti, le borse o le scarpe firmate. Non languisco di desiderio per il telefonino di ultima generazione e non ho nemmeno la patente, quindi le auto che costano quanto un castello in Dordogna mi lasciano del tutto indifferente. Ma anch'io, come tutti, ho i miei oggetti del desiderio: in un negozio di casalinghi fatico a conservare la dignita' e rischio spesso di mettermi in imbarazzo da sola. Soprattutto qui in Olanda ho trovato due posticini che per me sono una specie di Paradiso Terrestre: il primo e' Dille&Kamille e poi c'e' DOK cookware. Improntato alla semplicita', alla scelta di materiali naturali, al recupero della memoria il primo. Piu' moderno, sofisticato, tecnologico il secondo: se cercate uno scovolino di saggina o un cesto da pic-nic in vimini, sicuramente Dille&Kamille e' il posto giusto per voi, ma se volete un elettrodomestico wireless o una scintillante batteria di pentole in rame stagnato dovete andare da DOK. I negozi Dille&Kamille solitamente non sono molto grandi, sono arredati con semplici scaffali di legno grezzo e profumano di vaniglia, cannella e mela verde. L'atmosfera e' serena e rilassata, la musica soffusa e mai invadente. Ci si trova di tutto: dall'attrezzino per affettare l'avocado direttamente nella sua buccia, alla tovaglia in puro cotone; dai saponi naturali, ai giocattoli in legno; dai servizi in porcellana, rigorosamente bianca, a quelli in terracotta smaltata; dalle pentole in ghisa, agli attrezzini da giardinaggio...e poi te e tisane, cioccolata e spezie, caramelle e miele...c'e' di tutto e tutto con quell'aria un po' retro' che a me fa impazzire...DOK, invece, e' tutt'altra storia: negozio enorme diviso in vari reparti. Vendono anche cucine e grandi elettrodomestici, hanno un reparto coltelleria da perderci la testa; un'intera coloratissima parete di stampi in silicone di ogni genere: per torte e muffins, per cioccolatini e caramelle di ogni forma e dimensione; metri e metri di scaffali straripanti di pentole in ghisa smaltate nei colori dell'arcobaleno; i favolosi prodotti Wilton, dagli stampi per dolci agli utensili per decorarli; dal soffitto pendono enormi "pan racks", scusate: non mi viene il termine in italiano, alle quali sono appese splendide e slpendenti pentole in rame stagnato con i manici in ottone per ogni utilizzo: dal bollitore per il latte alla padellona per la paella...Potrei continuare per un'oretta e ancora non sarei riuscita ad elencare ogni cosa. Moltissimi degli attrezzini esposti, devo dire la verita', non so nemmeno a cosa servano, ma sono una gioia per gli occhi...Soprattutto in una zona precisa del negozio, credo di aver consumato il pavimento a furia di andare su e giu' lungo gli scaffali, perche', sulle loro robuste mensole, fa costantemente bella mostra di se' l'intera collezione di stand mixers della Kitchenaid!! Ci sono tutti: Classic, Artisan, Pro...in quasi tutti i colori disponibili. C'e' anche il Pro blu elettrico, come quello di Julia Child...e, ovviamente, sono in compagnia dei loro cuginetti: tostapane, frullatori, macchine per l'espresso, macinacaffe'...Unica nota stonata: i cartellini dei prezzi!!... Accipicchia!! Caspiterina!! Ohpperbacco!! ...sono solo alcune delle garbate esclamazioni che proprio non potevo trattenere leggendoli...ogni volta tornavo sperando in una favolosa svendita e me ne andavo delusa, perche' i prezzi mi sembravano ancora piu' alti di come li ricordassi. Non mi restava che sperare in un miracolo o almeno in una botta di fortuna tipo, chesso'...vincere alla lotteria o al superenalotto...partecipare a "chivuolessermilionario" o "aipacchi"...se non fosse che, pare, perche' certi eventi si verifichino, si debba compiere delle azioni propiziatorie come, faccio solo un esempio, comprare dei biglietti, giocarsi dei numeri, scrivere e-mail per essere chiamati a giocare...tutte cose che, dico la verita', sono troppo pigra per fare. Rimane solo l'alternativa del miracolo. Oppure...una puo' compiere 50 anni e desiderare di celebrare l'avvenimento, lei che non ci tiene poi tanto a festeggiare il tempo che scorre, con tutta la sua famiglia riunita. E puo' darsi che passi tre giorni a fare preparativi, compreso realizzare una super torta di tre piani...potrebbe anche succedere che il maritino arrivi dall'Olanda e le consegni un cd con le canzoni che aveva scritto per lei all'inizio della loro storia e che ha riarrangiato e registrato standosene chiuso giorno e notte, per molti giorni e molte notti, nel suo minuscolo studio...e magari, perche' no, che il cd sia accompagnato da un libretto che raccoglie tante foto di lei: da quelle in bianco e nero di quando era bambina e c'era ancora il suo papa', a quelle a colori di un saggio di danza, della prima vacanza con lui, di lei con la sua bimba appena nata, del suo cane che le ha regalato 14 anni di incondizionato amore...e potrebbe anche commuoversi e piangere un po', vedendole, ma son lacrime di gioia e di gratitudine...e poi...chissa'...ma sto andando a braccio...potrebbe anche darsi che sua nipote Valentina e il suo fidanzato Paolo, le regalino una splendida alzatina per torte, decorata con bellissimi bouquet di crocus blu, i suoi preferiti...a questo punto della storia, ci vedo bene un bel bigliettone di auguri formato A3, con una frase che scherza sulla fortuna di aver trovato la formula dell'eterna giovinezza e...la sfiga di non ricordarsi dove la si e' messa, firmato da tutta la famiglia. Un foglio di carta svolazza fuori dal bigliettone quando lei lo apre e va a posarsi faccia in giu' sul tavolo...lo prende...lo legge...e di nuovo scoppia a piangere...e' risaputo che le donne in menopausa recente siano particolarmente incapaci di gestire le emozioni...il fatto e' che e' davvero commossa apprendendo che tutta la sua famiglia ha contribuito perche' lei potesse vedere il suo desiderio realizzato: il Kitcheaid fara' presto bella mostra di se' anche nella sua cucina! Deve solo scegliere il colore e gli accessori. Facile no? NO!! Facile un corno!! ...ma alla fine ci riesce...ci riesco...ci sono riuscita! E adesso uno splendido Artisan rosso fiammante aspetta solo che io superi la soggezione che mi incute e lo faccia diventare mio compagno di ricette. Abbiamo dovuto lavorare due giorni per fare spazio a lui ed alla sua serie di accessori. Ne abbiamo approfittato per modificare un po' la piccola cucina, organizzando meglio gli spazi interni. Come al solito, quello che doveva essere semplice e rapido, si e' trasformato in un'Odissea piena di intoppi ed imprevisti: un solo cassetto ha richiesto tre viaggi all'IKEA!!...avrei voluto aggiungere anche una presa di corrente in piu', ma a questo punto penso di desistere ed accettare la vista dei cavi...Voglio concludere con un grazie sincero a tutta la mia famiglia: mio fratello Gianluca e sua moglie Fiorella, mia sorella Marisa e suo marito Ermanno, mio cognato Dario e sua moglie Mariuccia, mia cognata Bianca e i miei nipoti Valentina, Matteo, Elisa, Carlotta e Federico. Una menzione speciale a nonna Sole, la mia mamma. Tutto il mio amore a mia figlia Martina e a mio marito Paolo! Grazie.



La torta alla fine e' uscita proprio come la volevo. Tre piani, una torta diversa per ogni piano. Lingue di cioccolato bianco intorno ad ogni torta, cinquanta tartufi in cinque gusti diversi, uno per ogni decade. Quattro cuori marmorizzati al cioccolato bianco e fondente a rappresentare la mia famiglia di origine. Cinque cuoricini di cioccolato piu' piccoli per i miei nipoti, il futuro. Tre rose di pasta di zucchero: il maritino, la figliuola ed io. Niente foto: orrende!!...vabbe', dai: metto le meno peggio....



venerdì 18 novembre 2011

Sinterklaas: San Nicola in Olanda

Bambini fate attenzione: non fate i capricci, perche' Sinterklaas e' arrivato in citta'! E' arrivato su una barca, perche' lui e' il santo patrono dei marinai. Ha gia' sguinzagliato i suoi aiutanti neri, gli Zwarte Piet, a controllare chi si comporta bene e chi invece no. Ogni sera, prima di andare a dormire, mettete una delle vostre scarpine vicino al camino e, se sarete stati buoni, ogni mattina ci troverete un regalino: un dolcetto di marzapane, un biscotto speziato, la vostra iniziale di cioccolato...Mi raccomando: non dimenticate di lasciare anche una carota e un po' d'acqua per il cavallo bianco di Sinterklaas. Il 6 di Dicembre sara' il suo compleanno, ma lui, che e' anche il santo patrono dei bambini, i regali li fa, invece di riceverli...ma solo a chi e' stato davvero buono!! La sera della vigilia, riunitevi con la vostra famiglia; sentirete bussare alla porta: e' Sinterklaas nel suo rosso abito da vescovo, con tiara e bastone. Ha lunghi capelli bianchi e la barba, anch'essa bianca, che gli scende sul petto in morbide, ordinatissime onde. Come sempre e' accompagnato dai suoi aiutanti dal viso nero e monta un bel cavallo bianco. Vi lascera' un sacco pieno di bei regali, per ogni membro della vostra famiglia. Magari ci aggiungera' anche una poesiola divertente, per prendere bonariamente in giro le cattive abitudini di qualcuno ed esortarlo a comportarsi meglio. Allora fate i bravi, mi raccomando!



 

mercoledì 16 novembre 2011

Insalatona croccante con zenzero e lime

[caption id="attachment_776" align="aligncenter" width="640" caption="insalata croccante con zenzero e lime"][/caption]

"Ma tu non cucini mai qualcosa di normale?" "Cosa vuol dire normale?" "Qualcosa tipo petto di pollo ai ferri e insalata"...dice lei tra un boccone e l'altro di arrosto di maiale con salsa di funghi e nocciole e puree di patate. Almeno non parla con la bocca piena. E' una delle poche buone maniere che ha conservato, nonostante la pessima influenza esercitata in questi 4 anni da parte delle cattive compagnie che ha frequentato nella sua vita di studente fuori sede e molto fuori corso...Ovviamente sto scherzando: VI VOGLIO BENE, GALLINELLE!!! Certo che cucino cose normali, ci mancherebbe. Capita anche che non cucini affatto: apro il frigo e mi infilo in bocca quello che capita. Oppure mi faccio un toast. O un panino...Comunque interpreto la domanda come una richiesta sottintesa di cibi piu' "normali" . Avere la nostra "bimba" con noi ci ha riportato indietro nel tempo e sono felice di vedere come certe vecchie abitudini abbiano ripreso piede in fretta, come se questi anni di lontananza e separazione non fossero esistiti. Una delle piu' belle e forse piu' rimpiante, e' quella di vedere padre e figlia passare del tempo insieme all'aria aperta. Quando io e il maritino eravamo novelli sposi, avevamo un piccolo maneggio e anche tre camerette spartane dove ospitavamo appassionati di equitazione: io mi occupavo della pensione, una specie di agriturismo quando ancora di queste realta' non ne esistevano e non se ne parlava, e lui insegnava e accompagnava cavalieri ed amazzoni in lunghe passeggiate lungo i sentieri di campagna della Val Camonica. Martina arrivo' quasi subito e mentre il maritino non avrebbe cambiato un pannolino o scaldato un biberon nemmeno sotto minaccia, non era insolito vederlo fare lezione o addirittura cavalcare al passo con la pestifera neonata che, placata e calmata dal dondolio, dormiva beata nel marsupio. Purtroppo a quei tempi equitazione e turismo equestre non erano un business redditizio, almeno non in Val Camonica. Cosi', quando Martina aveva circa tre anni, abbiamo optato per la "citta'", trasferendoci a Boario Terme. Il maritino ha cominciato a lavorare di giorno come rappresentante di commercio, e di sera come musicista. Nonostante il doppio lavoro, ha sempre trovato del tempo da dedicare alla bimba: la portava in bici sul "cioccolato", grazioso nomignolo che Martina ha dato alle strade sterrate che costeggiano il fiume Oglio dalle parti di Boario, perche' i tondeggianti ciottoli di fiume che spuntano qua e la' dalla superficie di terra battuta le ricordavano le nocciole del nocciolato; con i rollerblade sulle stradine secondarie; a nuotare a Capo di Lago, dove si prestava per ore a farle fare l'angelo come in Dirty Dancing; a cavallo ovunque ci fosse un sentiero percorribile tornando carichi di more o di castagne a seconda della stagione; a giocare a tennis o semplicemente a fare un giro in macchina. Quando poi ha deciso di lasciare il lavoro di giorno e di fare il musicista a tempo pieno, tutti i pomeriggi li dedicava a sua figlia. Tutto questo si e' bruscamente interrotto quando, otto anni fa, ha dovuto partire per l'Olanda, dato che in Italia c'erano sempre meno opportunita' di lavorare a cifre dignitose e spesso doveva subire la concorrenza di gente senza talento, nemmeno musicisti veri, che grazie all'elettronica e alle basi registrate, se ne andavano in giro a proporsi a prezzi ridicoli..vabbe', non amareggiamoci...Non so a chi dei due sia mancato di piu' l'altro...al papino credo, perche' Martina nel frattempo era cresciuta, aveva altri interessi, preferiva il motorino alla bicicletta e la compagnia dei suoi coetanei a quella del seppur giovane e dinamico papa'. E' stato bellissimo, ieri mattina, vederli prepararsi, prendere le biciclette e andare da Zander, il bellissimo Frisone intero di 20 anni che Paolo monta in mezza fida...o dovrei dire tripla fida...vabbe', son dettagli...



Ed e' stato ancora piu' bello vedere il sorrisone e le gote rosa, lei che e' sempre pallida, di Martina al ritorno. Intanto pero' si eran fatte le tre di pomeriggio, troppo tardi per pranzare, troppo tempo prima di cena...."Mi fai un'insalatona?"...e allora insalatona sia, ma a modo mio: cavolfiore e broccoletti verdi, crudi e tagliati sottili, carote, spinaci, belga, sedano,pomodori e mandorle. Come condimento olio d'oliva, aceto balsamico, un cucchiaino di miele, quattro o cinque fettine sottilissime di zenzero fresco e zeste di lime, poco sale. Questa insolita insalatona croccante, fresca, agro-dolce e piccantina ha anche una storia tutta sua...ma non volgio abusare del vostro tempo e della vostra pazienza. Alla prossima.

martedì 15 novembre 2011

Arrotolato di maiale con funghi e nocciole

Non ci sarebbe stato alcun motivo di postarla questa ricetta, se non fosse che la salsa che accompagna l'arrosto e' di una bonta' da leccarsi i baffi. Avevo in frigo da un paio di giorni questa "varkenrollade" acquistata d'impulso un giorno che da Albertino c'era ancora meno scelta del solito. E' quasi ora di cena, il maritino e' a lavorare e quindi cena fuori, la figliuola pone la fatidica domanda: " Cosa mangiamo stasera?"...gia'...cosa mangiamo stasera? Apro il frigo, in cerca di ispirazione: la rollade e' li' che mi guarda speranzosa..tocca a me? eh? eh? stasera tocca a me?..."Ti va la rollade di maiale?"..."...se non c'e' altro...". Altro ci sarebbe anche, ma o stasera o mai piu' . Chiariamo: non ho nulla contro gli arrotolati, ma di solito me li preparo da me, cosi' so cosa c'e' dentro. Inoltre gli Olandesi hanno una passione per le spezie non completamente condivisa dalla sottoscritta. E poi quelle che loro chiamano "rollade" sono piu' simili a dei salsicciotti di carne spezzettata insaccati in un non meglio identificato involucro che cuocendo diventa gelatinoso, un po' come il nostro cotechino insomma, e strettamente avvolti in una di quelle retine elastiche per arrosti. Alla fine, una volta cotti, sono anche buoni, solo che ancora non ho del tutto vinto la diffidenza nei loro confronti, poveri...Comunque, tornando alla sera in questione, fingendo di non cogliere la sfumatura di delusione nella risposta poco convinta della figliuola, tolgo la rollade dal frigorifero. Scaldo un cucchiaio d'olio in una piccola casseruola, la faccio rosolare per bene e poi la bagno con mezzo bicchiere di vino bianco. Non c'e' bisogno di sale e pepe, ma un ombra di salvia e rosmarino male non fa. Abbasso la fiamma, copro...e resto impalata davanti al fornello...mmmhhh...tutto qui? Riapro la porta del frigo: "Frigo frigo delle mie brame, cosa cucina stasera la cuoca del reame?"...funghi...pochi funghi che non ho usato per l'insalata di ieri...ma si', va...li pulisco, li affetto, dentro alla pentola...aggiungo qualche spicchio di scalogno e non so perche' mi vengono in mente le nocciole...sara' uno strascico della zuppa con le castagne e le noci? Sguscio e pelo, sono tostate e' facile, una manciatina di nocciole, le sbriciolo grossolanamente, alcune le lascio intere...nella pentola anche loro...mah! sara' quel che sara'...un po' di latte, rimetto il coperchio e via..."Cosa ci mangiamo con la rollade?" "Puree di patate" dice lei...starai scherzando? Qui tra venti minuti e' pronto...come lo faccio il puree in venti minuti? Ora, considerate una cosa: per la prima volta dopo quattro anni, ho la mia figliuola a casa con me. Posso non viziarla e assecondare ogni suo desiderio? Si', che posso...ma non lo faccio. Ormai siamo all'improvvisazione e allora improvvisiamo. Lavo e pelo tre piccole patate. Le taglio a pezzi regolari e le faccio cuocere a vapore, non ci vorra' molto. Infatti, dopo solo 15 minuti sono tenere e perfettamente cotte. Anche la rollade e' pronta e la tolgo dal fuoco, lasciandola in caldo. Intanto schiaccio le patate con...lo schiacciapatate, ovviamente, le rimetto al fuoco, aggiungo il latte a filo mentre mescolo vigorosamente con la frusta finche' sono gonfie e spumose. Un pizzico di sale, una grattatina di noce moscata. Tolgo la rollade dalla pentola e la libero dalla retina elastica. Nella pentola sono rimasti i funghi e le nocciole con il fondo di cottura...sciolgo un cucchiaino di maizena in mezzo bicchiere di latte, lo aggiungo ai funghi e riporto la pentola sul fuoco: pochi istanti di bollore leggero, sempre mescolando, e si forma una salsa densa e cremosa. Non mi resta che affettare la rollade, disporla sui piatti, metterci anche due cucchiaiate abbondanti di puree e nappare tutto con la salsa di funghi e nocciole..."Vieni che e' prooontoooo!!"

domenica 25 settembre 2011

La mia Francia: Le Clos Saint Jacques

All'inizio era solo una delle tante scelte tra le centinaia, non scherzo, di annunci visionati. Non era proprio quello che stavamo cercando: la casa un po' piccola, solo 6.000 mq di terra. Pero' avevamo gia' visto altre proprieta' nei dintorni, durante il nostro precendente viaggio; il paese di Thiviers e la zona circostante ci erano piaciuti molto. Avevamo comunque altre case da andare a vedere da quelle parti, un paio con la stessa agenzia che proproneva anche questa. Mettiamo anche lei nell'elenco. Era maggio. Una bellissima giornata di sole, una delle prime dopo una primavera insolitamente umida e piovosa, a detta di Cath, l'agente che ci accompagnava. L'edificio e' una piccola longere, minuscola rispetto a quelle che avevamo visto in Charente. Non ha nemmeno le belle caratteristiche architettoniche dello stile perigordino, quello tipico della zona in cui ci troviamo: il Perigord Vert, appunto. Qui le vecchie case hanno tetti  spioventi, leggermente concavi, ricordano un po' i tetti a cappello di strega, ma meno acuti ed appuntiti. La travatura del tetto e' particolare e molto bella, uno spettacolo da lasciare a vista, e la copertura e' composta di piccole tegole piatte, molto sovrapposte, a volte in ardesia, piu' comunemente in terracotta. I muri sono in pietra, la tipica pietra perigordina, arenaria tendente al giallo simile alla nostra pietra senese. Questa casa e' stata chiaramente costruita in epoche diverse, con alcune parti che si sono aggiunte nel corso degli anni. La parte piu' vecchia, il fienile, risale probabilmente ai primi del secolo scorso, mentre quella piu' recente, adibita ad abitazione della famiglia, deve essere stata costruita intorno agli anni trenta e alzata di un piano in un secondo tempo, probabilmente negli anni cinquanta. Quest'ultima e' in pietra intonacata, ma con l'intonaco composto di cemento e di sabbia locale, per cui il colore e' comunque quello naturale della pietra del Perigord. Il fienile, invece, e' in pietra a vista, con inserti di mattoni rossi nei punti in cui, all'interno, si aprono gli armadi a muro: in pratica si sostituivano le pietre, spesse anche 60 cm, con i mattoni, per creare una rientranza nel muro che, intonacata, dotata di mensole e chiusa da ante, potesse essere utilizzata come dispensa, nelle cucine, o come armadio. Lo stesso sistema veniva usato anche per far passare le canne fumarie di camini e stufe. La casa e' disabitata gia' da una quindicina d'anni, cioe' dalla morte dell'ultima e unica proprietaria, ed e' ancora completamente arredata con i vecchi mobili, a loro volta ancora pieni delle vecchie cose dell'anziana signora. Cath apre, non senza difficolta', il piccolo portoncino di ingresso, al di la' del quale c'e' una semplice porta finestra che da' direttamente nella cucina. Ovviamente e' buio e la corrente e' staccata, ma mentre Cath va ad aprire le imposte per avere un po' piu' di luce, alla mia sinistra, seminascosto dall'anta della porta-finestra, noto un vecchio pianoforte verticale in legno scuro. Sul leggio c'e' ancora uno spartito di Mozart...Adesso c'e' piu' luce: il pavimento e' coperto da un....linoleum a scacchi bianchi e neri, lo so, questa cosa mi perseguita. Sulla parete alla nostra destra c'e' un grande camino incorniciato da una quanto meno azzardata decorazione in finta pietra bianca con fughe nere...mah! Davanti al camino c'e' un tavolo quadrato coperto da una tovaglia scozzese sulla quale sono posati un fiasco impagliato e due bicchieri. Accanto al camino c'e' una nicchia ricavata nel sottoscala, con una piccola cucina a bombola smaltata di bianco e un frigorifero. Alla nostra sinistra una parete sottile divide il locale in due. In mezzo c'e' la porta che da' sulla sala da pranzo-salotto, a sinistra della porta c'e' il pianoforte, a destra una credenza, che mi arriva quasi alle spalle, anche questa in legno scuro, con un cassetto e due ante: sul piano impolverato, tra soprammobili dozzinali e una bella ciotola ovale in porcellana, ci sono alcuni vecchi libri, con le rigide copertine consunte e le pagine ingiallite, mentre i ripiani interni sono quasi per intero occupati da pile di vecchi dischi in vinile e degli ancor piu' vecchi 78 giri in bachelite. La sala da pranzo ha un aspetto leggermente meno campagnolo, piu' borghese, con le pareti rivestite con un alto zoccolo di perline smaltate in verde salvia e azzurropolvere e una carta da parati in nuance che si sta staccando in parecchi punti, il soffitto perlinato anch'esso, il pavimento a listoni di legno, coperto per meta' da un consunto tappeto, sul quale poggia un bellissimo, grande tavolo in noce con le gambe arquate in stile Queen Ann. In un angolo un'altro camino, questa volta con la cornice in legno, ma si vede che e' finto; nella bocca del finto camino, pero', c'e' una piccola meraviglia: una vecchia stufetta a legna, in ghisa lavorata e smaltata di bianco con la marca Godin stampata a rielievo sullo sportellino. Completano l'arredamento della stanza un divano a due posti e una poltrona in pelle capitonnee, che sicuramente hanno visto tempi migliori e che qualcosa mi dice i topi trovino molto confortevoli, e un buffet talmente grosso, scuro e scolpito, da farmi pensare ad un sarcofago medioevale. L'interno e' occupato da un servizio di piatti di Limoges dipinti a mano: ogni piatto diverso dall'altro, su ognuno una coppia di pesci e il bordo decorato in oro zecchino. Salsiere, zuppiere, piatti da portata...un servizio da dodici quasi completo, mancano solo tazze e tazzine. L'immancabile armadio a muro, con l'anta dipinta negli stessi colori delle perline, contiene invece servizi di bicchieri e bottiglie di vetro molato e un altro servizio di piatti: questa volta la marca e' Villeroy & Boch ed e' un servizio da dessert della serie Burgenland in blu. Su un altro ripiano un piu' modesto, ma sempre bello, servizio in terracotta smaltata completo di cocottes di varie misure....potrei andare a vanti cosi' per giorni: descrivere dettagliatamente una per una tutte le cose che abbiamo trovato dentro quella casa e' impossibile. Sembrava un piccolo museo di storia popolare...Dalla cucina una corta rampa di scalini conduce al mezzanino, un'ampia stanza anche in questo caso completamente arredata, con gli armadi pieni di biancheria di lino ricamata a mano e i letti coperti da trapunte di lana che, purtroppo, in alcuni punti mostrano i segni degli attacchi delle tarme. C'e' anche una vecchia macchina per cucire chiusa nel suo bellissimo tavolino con la base in ghisa e il piano intarsiato a scacchiera. Un'altra rampa di scalini porta al primo piano, composto da due camere da letto, uno sgabuzzino e un singolare bagno ricavato nel disimpegno del corridoio, proprio in cima alle scale: bisogna attraversarlo per raggiungere la seconda camera da letto...boh! Noto anche che non c'e' il water, ma solo il bidet...gia'...Cath, ma dov'e' la toilette? Ah si'...e' di sotto....Dove di sotto, scusa...non mi sembra di aver visto il bagno....No, no...di sotto...in cantina...Ossignurdeldom...quindi, facciamoci brevemente due conti a mente: water in cantina e bidet al primo piano...comodo! Scendiamo quindi a vedere la cantina: se la casa e' un museo, questa e' un mercatino dell'usato! Con una scala a pioli saliamo attraverso una botola al piano superiore e anche questo non fa' differenza: vecchi mobili e vecchie cose e tantissimi vecchi libri!...Un po' frastornati usciamo per dare un'occhiata al terreno. La casa viene venduta con circa 6000 mq di terreno attinente, con diversi alberi da frutto. Non possiamo camminarci in mezzo, perche' l'erba ci arriva al naso: il contadino che lavora il fondo per conto di Mmme Cipierre, l'attuale proprietaria, ci portera' le sue vacche Limousin a pascolare, tra qualche giorno. Facciamo comunque due passi intorno alla proprieta', delimitata da una stradina sterrata. A poche decine di metri dalla casa ci sono altre due costruzioni: un bel fienile a due piani, sempre in pietra, e una specie di legnaia, mezzo diroccata e rappezzata con assi di legno e lamiera ondulata. Anche questi sono di proprieta' di Mmme Cipierre e sono in vendita....Ah si'?...e quanto terreno? Circa un ettaro e due....Pero'!...e quanto chiedono?...La somma delle due proprieta' e' ben al di la' delle nostre possibilita', comunque Cath decide di andare a vedere se Madame e' in casa. Abita li' accanto, in una magnifica villa, costruita negli anni ottanta, ma seguendo lo stile tradizionale perigordino: una meraviglia di pietra a vista e tegole in terracotta, con tanto di torretta-colombaia, circondata da quattro ettari di terreno ben tenuto e con un panorama mozzafiato. E' lo stesso che si godrebbe anche dalle finestre sul lato nord della casetta, se non fosse per l'altissima siepe di lauro che blocca la visuale. Ma la siepe si puo' potare e se questo e' quello che avremmo davanti agli occhi tutte le mattine alzandoci ed aprendo le persiane...beh, un pensierino ce lo potremmo anche fare. Cath e' di ritorno accompagnata da Madame Cipierre. Insieme diamo una rapida occhiata all'interno dei due annessi. Anche qui una quantita' impressionante di vecchi oggetti e utensili da lavoro: grandi cassoni col fondo di rete sottile per far asciugare le noci, un torchio per le mele, una vecchissima mola, un'altrettanto vetusta bascula, una mezza dozzina di grandi pentole in ghisa ancora con i loro coperchi e cataste e cataste di legna piu' che stagionata, direi. A me, che ho un'insana, e per molte persone incomprensibile, passione per tutto cio' che e' vecchio, usato, consunto, indipendentemente dal suo effettivo valore intrinseco, sembra di stare nella caverna di Aladino. Dobbiamo salutare le due signore, siamo gia' in ritardo per il prossimo appuntamento. Torniamo all'auto e percorriamo la stradina che taglia in due la proprieta' di Mmme Ciperre e che la collega alla strada provinciale. Ci troviamo circondati da spighe di grano, gia' alte e piumose, ma ancora verdi, di quel verde argentato che e' il colore del grano a maggio. La strada curva dolcemente verso sinistra, costeggiando il boschetto che delimita sul fondo il terreno di pertinenza della proprieta' in vendita: due bellissime ghiandaie, spaventate dal rumore della nostra auto, spiccano il volo dai cespugli del sottobosco in un balenio bianco-marrone-turchese e si perdono tra il verde dei rami.

venerdì 23 settembre 2011

Cupcakes di zucca

Mi piace la zucca. Soddisfa tutti i miei sensi. Le zucche sono belle da guardare, la loro scorza dura e' liscia e setosa al tatto, hanno un profumo buonissimo, anche da crude, e producono un bel suono basso e profondo se ci bussi sopra con le nocche e il gusto poi...che ve lo dico a fare. Non so perche' alla zucca si attribuiscano sempre connotazioni negative: zucca dura, vuoto come una zucca, sa di zucca...Invece la zucca e' ricca di proprieta' benefiche, dai semi, alla polpa, al succo. Con la zucca si puo' riempire un menu' intero, dall'antipasto al dolce. E proprio con un dolce mi piace inaugurare la stagione della zucca 2011/2012. Cupcakes o muffins? Un cupcake e' semplicemente un muffin coperto di glassa? Sembrerebbe di no. A quanto pare esistono sostanziali differenze sia nelle quantita' che nella lavorazione degli ingredienti cosi' come nella consistenza finale. Da qualche parte , non ricordo dove, mi pare di aver letto che, mentre per i muffins esistono ricette esclusive, vale a dire create apposta per diventare dei muffins appunto, i cupcakes altro non sono che torte monoporzione e che quindi l'unica differenza tra una cake ed un cupcake, sta nello stampo in cui l'impasto viene cotto, che nel secondo caso ha le dimensioni di una tazza da te' (cup).



Ingredienti:

per i cupcakes:

200 g di farina

1 cucchiino di bicarbonato

1 cucchiaino di cannella in polvere

1 pizzico di chidi di garofano in polvere

1 pizzico di noce moscata grattugiata

1 pizzico di sale

200 g di zucchero

120 g di burro morbido

2 uova

1 cucchiaino di essenza di vaniglia

75 g di passato di zucca piuttosto sodo

per la glassa: 

200 g di cream cheese  tipo Philadelphia

100 ml di panna fresca montata

2 cucchiai di zucchero di canna scuro

2 cucchiai di acqua

1 cucchiaio di zucchero a velo

Accendete il forno a 180° e posizionate la griglia a meta' altezza. Mettete i pirottini di carta nei fori della teglia per muffins. In una ciotola setacciate la farina insieme alle spezie, al bicarbonato e al sale. In un'altra ciotola piu' grande lavorate energicamente il burro ammorbidito a temperatura ambiente con lo zucchero, fino a renderlo un composto soffice e spumoso. Unite le uova una alla volta, senza aggiungere il secondo prima che il primo sia stato completamente assorbito. Unite anche la vaniglia. Aggiungete al composto meta' della farina, mescolando delicatamente, poi il passato di zucca e per ultimo la farina rimanente. Distribuite l'impasto nei pirottini e infornate per circa 20 minuti o finche' i cupcakes avranno preso un bel colore ambrato. Nel frattempo preparate la glassa: in un pentolino sciogliete lo zucchero di canna con l'acqua e fate bollire lo sciroppo per un paio di minuti a fuoco moderato, controllando che non bruci. Lasciate stiepidire. In una ciotola versate il formaggio e mescolateci lo sciroppo una volta tiepido. Unite anche la panna montata, mescolando delicatamente dall'alto verso il basso perche' non si smonti. Aggiungete anche lo zucchero a velo setacciato. Usate la glassa per decorare i cupcakes una volta che saranno raffreddati. A piacere potete aggiungere decorazioni in marzapane o granella di nocciole.

La mia Olanda: la nostra casetta, parte terza

Le case, tutte le case, ma soprattutto quelle vecchie come la nostra, hanno bisogno di respirare, proprio come noi. Purtroppo, nel corso dei vari interventi di ristrutturazione e decorazione che che la nostra casa aveva subito durante i suoi centocinquant'anni di vita, erano stati commessi tutti gli errori, mi trattengo dal definirli crimi, possibili perche' questo le fosse impedito. Chiusi i fori di aerazione, riempita l'intercapedine tra soletta a terreno, rivestiti muri, pavimenti e soffitti con ogni sorta di materiale plastico. Risultato: le pareti erano umide fino a meta' altezza e molte delle travi di legno della soletta erano marce. Cosi', dal semplice lavoro di decorazione che avevamo preventivato, ci siamo ritrovati a doverla quasi sventrare, per restituirle la possibilita' di respirare. La cucina poi era quella messa peggio. Non c'era la soletta in legno come nel resto dell'abitazione. Togliendo il laminato plastico che rivestiva il pavimento, con relativa guaina argentata, ci siamo trovati davanti ad una specie di caldana, marcia e puzzolente, che sembrava composta di segatura e stucco: una cosa disgustosa! Abbiamo dovuto faticare non poco, con mazzetta e piede di porco, per demolire l'urfido ammasso e nel farlo abbiamo riportato alla luce il bellissimo pavimento originario, ormai irrimediabilmente rovinato, fatto di cementine ottagonali, intercalate da bellissimi cubotti di mica scolpiti a bassorilievo! Lo stesso pavimento, identico, l'ho rivisto poi nelle cucine, favolose!!, di un castello vicino ad Utrecht. Purtroppo abbiamo dovuto rimuoverlo e buttarlo tutto: impossibile recuperare anche solo una delle vecchie piastrelle. Non e' ancora finita: sotto alle piastrelle, c'erano ben quattro corse di mattoni pieni di terracotta fatti a mano, gli stessi con i quali e' costruita tutta la casa, e che ovviamente costituivano la soletta portante della stanza. Quindi, eliminato il pavimento, eliminati i mattoni a uno a uno, bisognava ora rimuovere abbastanza sabbia per creare l'intercapedine che ci avrebbe permesso di posare la nuova soletta in legno: tre metri cubi di sabbia, spalata a mano, rimossa un secchio alla volta... sapete quanto pesa un secchio di sabbia umida? io si': TANTO!!...e sapete quanti secchi ci vogliono per arrivare a tre metri cubi? io si': TANTISSIMI!! E mentre buttavamo sudore, lacrime e sangue, ad ogni spalata, ad ogni secchio, io mi auguravo che chi aveva commesso un simile scempio fosse gia' morto, perche' altrimenti, con tutte le maledizioni che gli stavo mandando, lo aspettava una fine orribile. Per il bagno siamo ricorsi a metodi drastici: martello demolitore!! E dato che era stato costruito negli anni settanta in un'estensione della casa, ne abbiamo approfittato per rifare anche il tetto, nuovo, ventilato. Ovviamente anche le pareti e i soffitti hanno avuto il loro meritato makeover: nuovo intonaco, controsoffitti in carton gesso. Dopo tre mesi di fatica, rabbia, delusione e ancora fatica, finalmente eravamo pronti per la decorazione. Solo che ormai avevamo dato fondo a tutte le riserve, sia economiche, che psicofisiche. Stringendo i denti, affidandoci a offerte strepitose di materiali, comprando un po' qui un po' in Italia, a seconda di dove fosse piu' conveniente, e, ancora una volta, facendo tutto da soli, siamo riusciti a raggiungere un risultato piu' che soddisfacente. E devo dire che mi sono anche divertita un mondo a lamare il vecchio parquet del soggiorno e a dargli l'olio, a posare il nuovo parquet in camera da letto e in cucina, che poi ho decorato in stile shabby, per non dovermi preoccupare che si rovinasse, a montare mobili, a posare piastrelle,a dipingere pareti e serramenti....mi stavo costruendo il nido...e ovviamente non ero da sola a farlo. E' stato un lavoro di squadra. Anche nostra figlia, studente universitaria in Italia, ci raggiungeva ogni volta che le era possibile e si dava un gran daffare, maneggiando avvitatori e seghetti alternativi, pinze, cacciaviti e martelli, con la disinvoltura di un carpentiere esperto. Mio marito poi, che devo dire: non sara' il bricoleur piu' bravo del mondo, come lui stesso ama definirsi...no amore mio, non lo sei..., ma non si tira indietro davanti a nulla, non c'e' niente che lo spaventi o lo faccia desistere, compie sforzi fisici sovrumani con una determinazione e una forza di volonta' che si possono solo ammirare. E dopo aver passato ore a cercare di fare le cose a modo suo, non manca mai di ammettere:" Avremmo dovuto fare subito a modo tuo...avevi ragione, come sempre...che palle vivere con una donna che ha sempre ragione!"...non e' vero che ho sempre ragione, ma lasciamoglielo credere...che male c'e'?