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lunedì 14 ottobre 2013

Toffe pudding ai datteri e zenzero con salsa di albicocche secche per Colors and Food



Credo di averlo gia' detto, ma a me piace da morire l'Autunno! Mi piace tutto: i colori, gli odori, il clima, il cielo, i tramonti...Mi piacciono la pioggia e la nebbia. Le foglie cadute che scricchiolano sotto i piedi. Le foglie bagnate che profumano di buono. Mi piace passeggiare in spiaggia, con un mare mosso dalle mille sfumature di grigio, che si confonde, laggiu' all'orizzonte, con il cielo basso, gonfio di nubi pesanti, dalle quali a tratti filtrano raggi di luce bianca che disegnano cerchi sberluccicanti sulla superficie inquieta dell'acqua scura. Mi piace stare in casa, mentre fuori piove e gli alberi sono scossi da forti folate di vento. Mi piace accendere il forno e lasciare che l'aria si impregni del caldo profumo di un dolce speziato e di una salsa che dice arrivederci all'Estate appena finita....
Marrone e arancione sono colori che rimandano immediatamente all'autunno. Sono anche uno degli abbinamenti cromatici che io trovo maggiormente eleganti. Non a caso, infatti, sono stati scelti dalle due signore del web, che della raffinatezza e dell'eleganza hanno fatto la loro filosofia di vita. L'eleganza quella vera, innata, semplice, che non si fa notare. Marrone e arancione sono i colori scelti per la sfida di questo mese di Colors and Food, what else? Il contest piu' colorato del web. Lo so, lo so: la salsa dalle foto sembra gialla...Ma e' arancione, vi do la mia parola! Sono io che non riesco a renderle giustizia con le mie misere foto...Oltretutto sto anche tentando di fare amicizia con una nuova macchinetta dopo che la mia fedele compagna si e' messa in prepensionamento. Ma l'esserino mi odia, lo capisco benissimo. Mi ritiene, a ragione, un'incapace e si rifiuta di collaborare...Peccato, perche' l'effetto cromatico di questi dolcetti, dal vivo, e' davvero notevole. In ogni caso il matrimonio tra il toffee pudding e la salsa e' uno dei piu' felici ai quali le mie papille avventurose siano mai state invitate.
Due parole sugli ingredienti "strani": ovviamente questo pudding specifico e' costruito sull'equilibrio di tutti questi ingredienti specifici, che si legano e si sommano uno all'altro per raggiungere un determinato risultato. Mi rendo conto, pero' che in Italia alcuni di questi ingredienti non sono reperibili con la stessa facilita' che ho io qui in Olanda. La melassa e' sicuramente uno di questi e purtroppo ha un sapore cosi' spiccatamente riconoscibile che se viene a mancare, il risulatato, ovviamente, cambia. Per la consistenza si potrebbe tranquillamente sostituire con il miele, ma il sapore e' piu' simile a quello dello zucchero macovado scuro, quindi io vi consiglierei di fare uno sciroppo piuttosto denso sciogliendo due cucchiai di zucchero di canna scuro con due cucchiai di acqua e facendo bollire a fuoco basso per un paio di minuti. Lasciate raffreddare completamente prima di unirlo al resto degli ingredienti. Un'altra alternativa valida, potrebbe essere il Golden Syrup, che io trovavo abbastanza facilmente nei grandi supermercati. Se trovaste quello scuro, ancora meglio. Non sostituite lo zucchero di canna con lo zucchero bianco, perche', oltre al sapore, si modificherebbero anche umidita' e consistenza del pudding. Un altro consiglio riguarda lo zenzero: anche questo non deve mancare, ma in caso non trovaste lo zenzero sciroppato, usate pure la radice di zenzero fresca. Oppure potete provare a farlo!! Con la mia ricetta, ovviamente...

Toffee pudding con datteri e zenzero
e salsa di albicocche secche


Ingredienti per 8 stampini:
50 g di burro ammorbidito
125 g di zucchero di canna chiaro
2 uova
2 cucchiai di melassa
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
175 g di farina 00
5 g di lievito per dolci
175 g di datteri snocciolati
300 ml di acqua
5 g di bicarbonato di sodio
50 g di radice di zenzero sciroppata

per la salsa:
100 g di albicocche secche
250 ml di acqua

Preriscaldate il forno a 180°C. Imburrate ed infarinate 8 stampini cilindrici da 200 ml. Mescolate il 
burro e lo zucchero in una ciotola con lo sbattirore elettrico, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Unite le uova, una alla volta, mescolando per incorporarle perfettamente dopo ogni aggiunta. Aggiungete anche la melassa e lo zenzero in polvere e poi la farina poco alla volta, mescolando energicamente con un cucchiaio di legno.
Mettete i datteri e l'acqua in una piccola casseruola, portate ad ebollizione e lasciate sobbollire per 5 minuti. Togliete dal fuoco e aggiungete, mescolando in continuazione, il bicarbonato. Versate nel bicchiere del frullatore, aggiungete lo zenzero sciroppato e frullate fino ad ottenere una purea liscia e senza grumi. 
Unite i datteri frullati al composto, mescolate bene e distribuitelo a cucchiaite negli stampini. Battete delicatemente ogni stmpino sul piano di lavoro, per far uscire eventuali bolled'aria. Infornate per 30 minuti, fino a che i pudding non risulteranno sodi al tatto.
Nel frattempo preparate la salsa facendo semplicemente bollire le albicocche secche nell'acqua fino a che saranno abbastanza tenere da poterle schiacciare con una frchetta, circa 10712 minuti. Poi frullatele con il loro liquido di cottura. Evenutalmente aggiustare la dolcezza aggiungendo uno o due cucchiaini di miele, ma per me non e' stato necessario.
Sfornare i pudding ed attendere che intiepidiscano. Se necessario pareggiateli con un coltello affilato, poi sformateli e serviteli ancora caldi nappati dalla salsa di albicocche calda.


con questa ricetta partecipo al contest di Cinzia e Valentina
Colors and Food, what else?



giovedì 29 novembre 2012

maramao perchè sei morto: capitolo III

Continua da qui...
Con un po’ di fortuna, una mano dal Cielo e tanto lavoro, il mio orto dovrebbe rifornirmi di ottimo cibo, sano e saporito, per tutto l’anno. Ne farò conserve che poi stiperò nella nostra utilissima cantina scavata nella roccia, proprio sotto la cucina, che è bella asciutta e resta fresca anche nelle più torride giornate di Agosto, mentre in inverno non scende mai sotto i 5°: in pratica un frigorifero di classe AA+ + + +... A dire la verità, avremmo  anche due piccole “caverne”, pure quelle scavate nell’arenaria, ma sono in fondo al prato: non molto comodo se una sera d’inverno ti vien voglia di due spaghetti al pomodoro...





La mia cucina! Mi piacerebbe farvela vedere, così com’è nella mia immaginazione: 35 mq di pura cucina di campagna! Rustica, niente mobili componibili,  solo quelli che ho trovato già qui e che ho decorato per svecchiarli un pò, ma mantenendo il loro carattere di sani e onesti mobili campagnoli. Un grande camino, una cucina a legna e una grande cucina a gas, un minimo di comodità concedetemelo!, con tre forni. Il lavandino sotto la finestra, una  credenza degli anni 30 con la vetrinetta nella parte superiore, piattaie e mensole a vista alle pareti e ben due isole: una e’ ricavata da una grande e alta credenza (che originariamente  era in legno scuro, tutta scolpita e modanata che sembrava un sarcofago barocco!) che ho dipinto di avorio e celeste e che fa anche da tavolo per la colazione, l’altra invece e’ un vecchissimo tavolo da sarto, unmetroperdue, dei primi del novecento, che il mio papà idraulico aveva nel suo laboratorio e che ha ancora la sua morsa attaccata ad un angolo. L’ho messo davanti alle due cucine, come piano di lavoro, e sopra ho appoggiato un grande tagliere di legno e una lastra di marmo bianco, per temprare il cioccolato o raffreddare il fondant di zucchero o il semolino per gli gnocchi o la polenta... Vicino al lavandino, così sarà più comodo sciacquare via via l’attrezzatura, una bakery station, con il mio fido Piccolo aiutante di Babbo Natale,  e una mensola, proprio sopra al calorifero, che è l’ideale per far lievitare l’impasto del pane. Mattarelli, fruste, “marise”, ciotole di ogni dimensione, rotelle tagliapasta, teglie e formine tagliabiscotti saranno tutti a portata di mano e una grande asse estraibile mi permetterà di preparare montagne di tortelli o tagliatelle in men che non si dica...Stiamo sempre sognando, giusto?.... Tutto sarà bianco, avorio, azzurro chiaro e legno naturale, per dare più luminosità all’ambiente, con qualche tocco di rosso scuro per richiamare il colore dello smalto lustro della cucina a gas. Il pavimento è in assi di pino massello, che ho personalmente posato e dipinto di bianco, ma shabby, così è molto più pratico,  come il soffitto con le rustiche travi a vista alle quali ho appeso una grande pan rack da cui pendono pentole, padelle e tegami. Davanti al camino un bellissimo tavolo in noce con le sinuose gambe in stile Queen Ann, anch'esso trovato già qui ed adorabilmente lezioso in contrasto con la rusticità del resto, puo’ comodamente ospitare 8 persone. E se il tempo lo consente, si può mangiare in terrazza, sotto la tettoia di tegole rosse sorretta dalla bella carpenteria in stile perigordino che Monsieur Malmanche ha abilmente costruito per noi utilizzando il legname dei suoi alberi...e mentre si cena, godersi il sole che tramonta dietro i tetti delle case e l’alta torre campanaria, che tra poco si illuminerà e resterà tutta la notte a vegliare sui sogni degli abitanti di Thiviers...
Fin qui, e anche molto piu’ in la’, il sogno...ma resta sempre il fatto che io l’orto, per ora, non ce l’ho! Pero’ ho i fichi...decine e decine di chili di fichi...da marmellare, sciroppare, seccare, congelare....cosa ne faro’ mai di tutti questi fichi? C’e’ anche qualche noce, ancora nel mallo, e nocciole, tante nocciole...E poi c’e l’orto di Monsieur Malmanche, il contadino che per ora si pende cura del nostro terreno, e anche i formaggi, le carni e i salumi del mercato... le farine biologiche, le mie marmellate, il latte crudo del vicino allevatore...Vediamo cosa riusciamo a mettere insieme.....







Continua......     
E questo è il terzo ed ultimo capitolo del mio post per Sabina e il suo contest
in collaborazione con
Il club delle cuoche


giovedì 23 febbraio 2012

Pate' di anatra in gelatina di mirtilli rossi e pane con datteri e albicocche


Dai! Ormai siamo in gioco e allora giochiamo. Abbiamo superato lo scoglio dei banner, abbiamo perso quel minimo di dignita' con la faccenda del risotto, cos'abbiamo da perdere?



No, ma sei pazza? L'MT Challenge? Per me ti ricoverano...Almeno cambia la foto!
Si', brava...e cosa fotografo, secondo te? Si sono spazzolati tutto nell'istante stesso in cui l'ho portato in tavola! E' gia' tanto che mi abbiano lasciato due minuti per farle, le foto. Il piatto sporco e le briciole, posso fotografare...
Non puoi aspettare il prossimo? Cosa ne sai tu di pate'?
Ma non capisci che e' proprio questo lo spirito del contest? La sfida non e' solo tra i partecipanti, ma anche con te stessa.
Tra noi due, vuoi dire?
Complimenti: vallo a sbandierare ai quattro venti, poi si' che CI ricoverano!
Comunque io mi dissocio, sallo!
Si dice sappilo, ignorante! Allora vado io, da sola.
Vai vai...che figure!...non mi sono mai sentita tanto in imbarazzo come in questo momento...
Ma smettila! Vuoi che racconti di quella volta che...
Non ti azzardare!
Allora stai zitta, scansati e lasciami lavorare...volevo dire... lasciami divertire!

First thing first, desidero esprimere tutta la mia stima ed ammirazione a Bucci che con il suo lunghissimo e dettagliatissimo post ha introdotto la sfida di questo mese. Nonostante la giovane eta', la ragazza ce ne sa e parecchio. Un ringraziamento sentito anche per aver chiarito che il buttermilk, che cosi' spesso troviamo tra gli ingredienti di ricette inglesi o americane, e' il liquido che rimane dopo la preparazione del burro e non, come molti, anche anglosassoni, erroneamente sostengono, il siero di latte, residuo della lavorazione del formaggio, ne', tantomeno, il latte cagliato con il limone. Chapeau, Bucci!
Uno dei motivi che mi hanno convinta a partecipare all' MT challenge di febbraio, e' che, quando la sfida e' stata lanciata, io ero gia' a meta' dell'opera, visto che avevo da poco preparato le rillettes di anatra e gia' pensavo di trasformarle in un pate', con l'aggiunta di un pezzetto di bloc di foie gras, sempre di anatra, che mi ero portata dalla Francia. Anche la gelatina era gia' quasi fatta, dato che con i mirtilli rossi non utilizzati a Natale, avevo preparato dello sciroppo che e' ottimo con i pancakes, sul gelato, nello yogourt ecc...Anche il pane era gia' in programma, avendo trovato una ricetta, molto simile a quella che poi ho realizzato, in un libro di cucina  che ho acquistato tempo fa in una stazione di servizio francese. Avevo anche la necessita' di smaltire un pugnetto di datteri ed albicocche secche, altri rimasugli natalizi. Avendo tutti gli ingredienti a portata di mano, non sono proprio riuscita a trattenrmi e quindi, ragazze, vi tocca sopportarmi...



Pate' di anatra in gelatina di mirtilli rossi

Ingredienti

60 gr di foie gras
60 gr di burro fuso
2 cucchiai di cognac o armagnac
100 ml di sciroppo di mirtilli rossi
100 ml di acqua
3 gr di gelatina in fogli
30 gr di mirtilli rossi disidratati
1/2 bicchiere di vino bianco
2 cucchiaini di zucchero

Preparate le rillettes come indicato nella ricetta; potete anche prepararle con molto anticipo se fate sterilizzare i vasetti, cosi' da averle pronte quando vi prende la voglia di pate'. Frullatele per qualche minuto, io ho utilizzato il frullatore ad immersione, che secondo me lavora piu' "di fino". Unite il foie gras spezzettato e il cognac e frullate ancora, finche' il composto sara' perfettamente amalgamato e senza pezzi evidenti di carne o fegato. Aggiungete il burro fuso e mescolate delicatamente con un cucchiaio. Una volta che il burro sara' completamente incorporato, frullate ancora per pochi secondi. 
Mettete a bagno in acqua fredda i fogli di gelatina. In una piccola casseruola unite lo sciroppo di mirtilli rossi e l'acqua e portate ad ebollizione. Lasciate sobbollire per tre minuti e poi togliete dal fuoco. Strizzate la gelatina e unitela allo sciroppo, mescolando per farla dissolvere. Filtrate con un colino a maglie fitte.
Prendete due ciotoline uguali. Versate circa un dito di gelatina in una e mettetela in frigorifero. Lasciate il resto della gelatina a temperatura ambiente. Rivestite l'altra ciotolina di pellicola e versateci il pate', livellandolo con il dorso di un cucchiaio o una spatolina. Arrivate a circa un centimetro dal bordo. Battete con delicatezza la ciotola sul piano di lavoro, per far uscire eventuali bolle d'aria. Ricoprite con la pellicola e mettete in frigorifero a rassodare. Ci vorranno circa un paio d'ore.  Togliete le ciotole dal frigo, eliminate la pellicola dal pate' e trasferitelo nella ciotola con la gelatina solidificata. Con un cucchiaino versate poco per volta la gelatina ancora liquida nello spazio tra il pate' e la ciotola. Ricoprite nuovamente con la pellicola e rimettete in frigo. Si mantiene per tre giorni, ma ricordatevi di toglierlo un'oretta prima di servirlo. Per sformarlo, bastera' immergere la ciotola in acqua molto calda per pochi secondi e rovesciarlo poi sul piatto di portata. Sformatelo appena tolto dal frigorifero e lasciatelo a temperatura ambiente, coperto con un altro recipiente a campana, fino al momento di servirlo. Volendo potete decorare con mirtilli rossi disidratati fatti rinvenire per 30 minuti in mezzo bicchiere di vino bianco con due cucchiaini di zucchero.




Pane con datteri e albicocche

200 gr di farina integrale
300 gr di farina manitoba
320 ml di acqua tiepida
10 gr di lievito di birra secco
2 cucchiaini di zucchero
1 cucchiaino di sale
10 datteri senza nocciolo
10 albicocche disidratate

Setacciate le due farine in una citola, uniteci il lievito, lo zucchero e il sale e mescolate bene con una frusta. Create una fossetta al centro e versateci l'acqua tiepida. Impastate, prima nella ciotola e poi sul piano di lavoro infarinato, per una decina di minuti. Raccogliete l'impasto a palla e mettetelo a lievitare in luogo caldo.
Nel frattempo tagliate la frutta a dadini piccoli e infarinateli, scuotendoli poi in un colino per eliminare l'eccesso di farina.
Una volta lievitato, dividete l'impasto in due. Formate una meta' in un filoncino e mettetelo sulla teglia rivestita di carta da forno. Spianate con le mani l'altra meta', distribuiteci la frutta a pezzettini e impastate per distribuirla bene. Formate un altro filoncino e mettetelo, ben distanziato, accanto al primo Fate lievitare ancora per almeno un'ora e poi cuocete in forno a 220 gradi per i primi dieci minuti e a 180 gradi per altri 30. Lasciatelo raffreddare quasi completamente prima di affettarlo e servitelo insieme al pate'.

E dopo tutta 'sta fatica, figuratevi se non partecipo all'MT Challenge di febbraio:









mercoledì 8 febbraio 2012

risotto allo zafferano...a modo mio: non c'e' piu' religione!



ATTENZIONE: LA LETTURA DI QUESTO POST E’ SEVERAMENTE VIETATA AI MINORI DI ANNI 18. PER IL SUO CONTENUTO E LE IMMAGINE PROPOSTE, SE NE SCONSIGLIA LA LETTURA A PERSONE FACILMENTE IMPRESSIONABILI. CHIUNQUE, NONOSTANTE GLI AVVERTIMENTI, LEGGA UGUALMENTE, LO FA’ A PROPRIO RISCHIO E PERICOLO. L’AUTRICE DECLINA OGNI RESPONSABILITA’ PER DANNI DI QUALSIVOGLIA ORDINE E GRADO, CAUSATI DA IMPROVVISI AUMENTI DELLA PRESSIONE SANGUIGNA.


Io sono milanese. Nonostante il papa’ bergamasco e la mamma toscana. Nonostante abbia vissuto per 20 anni in Val Camonica. Nonostante viva da 4 anni in Olanda. Io sono milanese. Della provincia, ma sempre di Milano. Ogni tanto ho un po’ di nostalgia. Certo, la Milano della quale sento la nostalgia, e’ quella che ancora vive nei miei ricordi. Quella delle domeniche di Dicembre, quando mamma e papa’ ci vestivano “eleganti” e ci portavano a vedere la citta’ illuminata a festa e le vetrine scintillanti e rigurgitanti di cose belle e buone e di tutti quei giocattoli tra i quali avremmo scelto il solo e unico che poi avremmo chiesto a Gesu’ Bambino. Quella ovattata dalla nebbia “che non si vede a un passo”...Dove sei?...Sono qui!...Non ti vedo...Ma sono qui!!...Quella delle prime uscite serali con le amiche, del cinema in Vittorio Emanuele e dell’affogato al caffe’ al Bar Basso. Quella delle mattine in cui si “bigiava”, delle passeggiate al parco Sempione, tra tigli secolari, eroinomani, platani maestosi ed esibizionisti di mezza eta’. Quella di “Citta’ Studi”. Quella delle camminate mano nella mano, sotto la pioggia di Aprile, senza ombrello...Sta piovendo...Davvero? Non me ne ero accorta...Cara Milano, ti chiedo scusa. Chiedo scusa a tutti i milanesi per quello che, lo so, ai vostri occhi apparira’ come un oltraggio, un atto di vile e vergognosa profanazione ad uno dei simboli della vostra, della nostra citta’. Ad uno dei classici della gastronomia meneghina, conosciuto e rinomato in tutto il Mondo. Non chiedo il vostro perdono, non lo merito, ma a mia parziale discolpa, devo dire che ho fatto quello che ho fatto, presa dal desiderio di giocare e divertirmi con la mia bloggamica Cinzia ed il suo contest, suo e di Valentina, Colors and food. Ma in nessun modo le due ignare donne si possono ritenere responsabili, ne’ tantomeno complici, dell’insano gesto del quale rivendico piena ed esclusiva paternita’. Essendo lo zafferano il protagonista della sfida per il mese di Febbraio, io, da milanese, non ho potuto fare altro che pensare a sua maesta’ Il Risotto! Ma come presentarlo? Classico ed accademico? Con opulenza marchesiana o oldanesca originalita’? E’ stata questione di un attimo, non sono riuscita ad oppormi e, prima di rendermi conto di quello che stavo facendo, ero gia’ ai fornelli. E, che il Cielo mi perdoni, mi sono pure divertita! E quando l’ho assaggiato, l’ho trovato di mio gusto. Anche il maritino ha gradito, arrivando a leccare i residui di salsa dal piatto! Ma lui e’ giustificato: non e' milanese, lui. E’ quindi a capo chino, paonazza per la vergogna, sinceramente pentita e col fermo proposito di non farlo mai piu’, che passo a descrivervi la ricetta del mio:

Risotto dolce allo zafferano con caramelle di cipolla





Ingredienti per 2 persone

100 g di riso
750 ml circa di latte
80 gr di zucchero
2 cucchiai di vino bianco
1/2 stecca di vaniglia
1 bustina di zafferano o 1 gr di pistilli
5 gr di maizena
1 cipolla
50 gr di burro
sale

Pelare la cipolla e tagliarla a fette di circa 1/2 cm di spessore. Separare gli anelli e metterli in una ciotola sotto il rubinetto dell'acqua fredda aperto a filo per circa un'ora. Togliere gli anelli di cipolla dall'acqua e farli asciugare su carta da cucina. In un pentolino sciogliere un cucchiaio abbondante di zucchero con due cucchiai di acqua. Far bollire lo sciroppo, a fiamma dolce, per un minuto, poi aggiungere gli anelli di cipolla. Quando lo zucchero comincia a prendere colore e gli anelli sono trasparenti, toglierli delicatamente dallo sciroppo e metterli ad asciugare su un foglio di carta forno. Scaldare, senza farlo bollire, il latte con mezza stecca di vaniglia tagliata in due per il senso della lunghezza. In una padella antiaderente far tostare il riso per un minuto, poi cominciare a bagnarlo con il latte, poco alla volta, come si farebbe per un risotto. A meta' cottura aggiungere 2 cucchiai di zucchero e poco, pochissimo sale, meno di un pizzico. Nel frattempo preparare la salsa allo zafferano: sciogliere 50 gr di zucchero in 100 ml di acqua e portare ad ebollizione, lasciando bollire lo sciroppo per tre minuti, a fiamma bassissima. Fuori dal fuoco unire la maizena sciolta in pochissima acqua. Riportare al fuoco, sempre dolcissimo, finche' la maizena non sara' completamente sciolta. Aggiungere lo zafferano e mescolare con delicatezza. Togliere dal fuoco ed unire due cucchiai di vino bianco secco, appena un'idea di sale e meta' del burro.
Quando il riso e' cotto, mantecarlo con il burro rimanente e lasciarlo riposare qualche minuto nella padella. Servirlo in piatti piani, cospargendolo con la slasa fatta cadere a filo da un cucchiaio e decorandolo con le caramelle di cipolla.

Con questa ignobile ricetta, queste orrende foto e la mia faccia di bronzo, partecipo al contest di ESSENZA IN CUCINA e My Taste for Food:   Colors and Food: what else? del mese di febbraio









martedì 7 febbraio 2012

la polenta con le quaglie di nonna sole e nonno giuseppe



C'era una volta...tutte le favole cominciano cosi', compreso Pinocchio. Anche se il suo immaginifico autore, subito dopo, ci dice cosa NON c'era. Lungi da me l'idea di volermi paragonare, o anche solo accostare, a Collodi. Pero' anch'io vorrei dirvi cosa NON c'era una volta.

Una volta non c'era il bisogno di mettersi a dieta: si faceva fatica a mangiare a sufficienza, figuriamoci se si riusciva a mangiare troppo! E se avevi qualche chilo di troppo, significava solo che eri un signore benestante, nel senso piu' lato del termine. Non c'erano il colesterolo o le malattie cardiovascolari: i grassi di origine animale erano un lusso e le pance si riempivano con legumi e cereali. Non c'erano le palestre e i fitness centers: bastava il duro lavoro nei campi, in fabbrica o nei cantieri a bruciare le gia' scarse calorie introdotte con l'alimentazione. Sicuramente non c'erano gli animalisti, i vegetariani, se non per necessita', e i vegani: gli animali venivano allevati e/o cacciati per finire in pentola...Chi si sognerebbe, oggi, di mettere nella suddetta pentola 8 graziose povere quagliette che non hanno fatto niente di male a nessuno e, oltretutto, annegarle in quasi 2 chili di grassi? Beh...IO!, naturalmente!
Quando ho letto del bellissimo contest organizzato da Simo, del blog Pensieri e Pasticci, dal titolo romantico ed evocativo "C'era una volta...ricette di altri tempi" e al quale si poteva partecipare inviando una ricetta di famiglia, ho avuto qualche esitazione. Ho gia' avuto modo di parlare delle straordinarie doti culinarie della mia mamma: quale delle sue meravigliose ricette avrei potuto scegliere? L'illuminazione e' arrivata quasi subito: famiglia! Non solo mamma, quindi. C'e' una sola ricetta che veniva realizzata con il contributo, indispensabile e determinante, anche del mio papa': la polenta con le quaglie! Si', perche' mentre la mamma si occupava di preparare e cuocere i piccoli pennuti dalle carni delicate, il papa', con la sua forza e la sua bergamasca esperienza, si occupava di rimestare la polenta nel vecchio, bellissimo, grande paiolo di rame col lungo manico di ottone, che la mamma faceva luccicare strofinandolo con aceto e sale. Per rimestarla usava un lungo bastone, il tarai o tarel, il cui  manico terminava in una bella pannocchia scolpita nel legno e dipinta di giallo/arancio. Mi sembra ancora di vederlo: piantato a gambe larghe davanti alla cucina a gas, tutte e due le grosse mani strette attorno al tarel, spalle larghe, gomiti piegati, girare...girare...sempre nello stesso senso...poi da sotto in su, tenendo con una mano il lungo manico del paiolo e con l'altra, la sinistra, perche' era mancino, il bastone di legno....Per me, soldo di cacio che gia' trovavo un'impresa salire i ripidi gradini della cantina con una bottiglia in mano, sembrava che facesse tanta fatica e mi dispiaceva che, anche di domenica, dovesse faticare per noi. Adesso so che per lui, paragonata alle fatiche del suo lavoro, quello era un divertimento e che soddisfazione, poi, rovesciare il contenuto del paiolo, con gesto rapido e deciso, ma fluido, sul bel tagliere rotondo di legno, con i manici a forma anch'essi di piccole pannocchie, come quella del tarel. E se l'operazione era stata fatta con la dovuta perizia, la polenta si presentava come una perfetta e dorata cupola. Qualche minuto di riposo, magari coperta con un panno pulito, e poi la si poteva tagliare, con il filo di cotone, facendolo scorrere da sotto in su, in belle e spesse fette fumanti, sulle quali la mamma creava una fossetta con il dorso del mestolo che poi riempiva con l'untino delle quaglie. Una quaglia in ogni piatto, tranne quello di mia sorella, nel quale, invece, metteva i pezzi di carne di maiale che aveva fatto cuocere, apposta per lei, nello stesso tegame di terracotta. E finalmente si andava a tavola! Tutti insieme....era Domenica!

Polenta con le Quaglie



Ingredienti per 6/8 persone

8 quaglie
700 g di lonza di maiale
300 g di pancetta stesa non affumicata
slavia fresca
1 lt di olio di mais o altro olio delicato
250/300 g di burro
sale e pepe
750 g di farina di mais Bramata

Eliminare dalle quaglie tutti i residui di piume, fiammeggiandole per eliminare anche la peluria piu' sottile. Lavarle bene, anche all'interno, in acqua corrente ed asciugarle tamponandole delicatamente con un panno pulitissimo o carta da cucina. Inserire una piccola foglia di salvia e un pezzetto di pancetta nelle cavita' addominali.. Disporre le quaglie a raggera in un capace tegame, meglio se di terracotta. Tagliare la lonza a tocchetti e la pancetta a strisciline spesse circa tre millimetri, avendo cura di eliminare la cotenna. Distribuire i pezzetti di maiale e la pancetta, in modo uniforme, tra le quaglie, avendo cura di lasciare la pancetta a contatto con le quaglie. Pulire la salvia con una panno asciutto, non in acqua, e sfogliarla. Inserire le foglie di salvia, dividendole se troppo grosse, tra i pezzi di carne. Adagiare una foglia di salvia sul petto di ogni quaglia. Salare, poco, per il momento, e pepare. Versare l'olio lungo i bordi del tegame. Tagliare il burro a tocchetti e distribuirli sopra le carni: quando tutto il burro sara' fuso, le carni dovranno essere ricoperte dai grassi, altrimenti, aggiungere altro olio o burro. Coprire e mettere sul fuoco inizialmente medio. Quando appariranno le prime bollicine, abbassare la fiamma e proseguire la cottura, sempre col coperchio, per almeno tre ore. Il grasso di cottura non dovra' mai bollire, ma fremere dolcemente. Non toccate mai le quaglie, per non romperne la pelle o le carni. Dopo tre ore, togliete il coperchio e fate proseguire la cottura per altri 45/50 minuti, alzando leggermente la fiamma: questo permettera' all'acqua contenuta nel grasso di cottura di evaporare, rendendo l' untino limpido come olio e facendo si' che le carni prendano colore. Quando togliete il coperchio, assaggiate e aggiustate il sale, se necessario.
Mentre le quaglie finiscono di cuocere, preparate la polenta, secondo il vostro gusto. 
Servite la Polenta con le Quaglie nel modo che vi ho descritto sopra.
Ovviamente, gran parte dell'unto avanzera': potete filtrarlo e conservarlo, chiuso in un barattolo di vetro, in frigorifero anche per diverse settimane. C'e' bisogno che vi dica il sapore che dara' a risotti,  zuppe, arrosti, scaloppine e salse?...o ve lo immaginate anche da soli?

E' una vera gioia, per me, poter condividere questa ricetta davvero di altri tempi. Un piatto che sa di inverno, di stufa accesa, di festa, di mamma e di papa'.
E con questa ricetta partecipo al contest di Pensieri e Pasticci, in collaborazione con Dragonfly shop:



                                                     

venerdì 3 febbraio 2012

Confessioni di una mente...imbranata!

Diciamocelo: a nessuno fa piacere ammettere pubblicamente di avere difetti, limiti o manchevolezze. Io non faccio eccezione, ma qui la scelta sta tra fare la figura dell'imbranata o quella della snob, disinteressata, egoista o quant'altro. Preferisco di gran lunga la prima. A dirla tutta, sono anche un po' snob: snobbo la stupidita', l'ignoranza, la mediocrita', l'ipocrisia. Non voglio averci a che fare. 

L'argomento in questione: i contest. Ne nascono ogni giorno, nella blogsfera. Alcuni, ammettiamolo, pare abbiano il solo scopo di farsi pubblicita', per aumentare il numero di visite e, di conseguenza i guadagni, per chi cura anche questo aspetto. Molti, pero', sono intriganti e stimolanti e se indetti dalle mie bloggamiche, a me piacerebbe molto far loro pubblicita', non dico partecipare, ma almeno dare il mio infinitesimale contributo a divulgarli. Purtroppo, ogni volta che uno di questi contest parte e io sento il desiderio di farli conoscere ai miei tre o quattro lettori, mi scontro con l'iceberg del BANNER, e il mio desiderio cola a picco, trascinato dal peso della mia incapacita'. Tutte le volte, davanti alla frase 'preleva il banner' non mi resta che mormorare affranta: "Tesoro, lo farei....SE SOLO NE FOSSI CAPACE!!"....Ho tentato, vi assicuro, ho tentato. Ci ho provato in tutti modi....Anche quando riesco a 'prelevare', poi non riesco a 'pubblicare'. Nessuno di quelli che conosco, mi ha saputo minimamente aiutare....lo so, lo so...dovrei scegliermeli meglio, gli amici...I pochi neuroni  che mi rimangono, sopravvissuti alla strage compiuta dalla menopausa fulminante solo perche', troppo tonti per rendersi conto di quanto stava accadendo, hanno continuato a dormire dando l'illusione di essere gia' bell'e morti ('Svegliatevi, accidenti, svegliatevi: ho bisogno di voi!!"...macche'...niente...), anche loro non mi sono di aiuto. Quindi, se tra di voi, care bloggamiche, c'e' qualcuna che ha la pazienza di spiegarmi, ma come lo spieghereste ad un'anziana signora con un principio di demenza senile, che poi e' esattamente quello che sono, come fare   A    PRELEVARE      DAI   VOSTRI   BLOG   E   PUBBLICARE   SUL   MIO   BLOG   I   BANNER   DEI   VOSTRI   CONTESTS...io poi lo faccio molto volentieri!
Altra cosa la mia partecipazione: vorrei addurre la nobile scusa che, da un punto di vista squisitamente filosofico, non approvo le competizioni, le situazioni in cui uno solo vince e tutti gli altri perdono. Poi pero' come lo  giustificherei il fatto che io non mi perda una tappa del Giro o del Tour, facendo, negli ultimi 5 kilometri, un tifo sfegatato per il mio corridore preferito? E i fiumi di calde lacrime che immancabilmente verso ogni qualvolta uno qualunque, non importa in che disciplina, dei nostri atleti faccia salire il Tricolore sul pennone piu' alto accompagnato dalle note, allegramente pompose, del nostro Inno Nazionale? ..che con tutta la bella musica scritta in Italia....ma non entriamo in questo ginepraio musical-patriottico, per piacere!...Affermo di snobbare l'ipocrisia e poi mi metto a raccontare balle?...di solito si'   ma non in questa occasione, non a voi! La verita' vera e' che ...raga...ma quando mai?!?!...ma le avete viste le ricette che partecipano a questi contests? E quelle che poi li vincono pure? Le avete viste? E anche quando decidessi di passare notti insonni, prendere a calci la dozzina di neuroni catatonici per tenerli svegli, battere a tappeto tutte le delicatessen specializzate in cibi ed ingredienti esotici di Den Haag, e ce ne sono tante, credetemi, tantissime, per trovare quello che noproprioquestononcel'hanessunotranneme, e riuscissi a inventare e produrre la piu' stupefacente delle ricette....LE FOTO!...Non un iceberg, questa volta: un meteorite!...persino piu' grosso di quello che ha provocato l'estinzione dei dinosauri!! Reflex?...Emhhhhh...i miei tutti bene, grazie...e i tuoi?....Pixel?....Ti ringrazio, guarda, come presi, maaaa... credo di essere allergica: l'ultima volta, credimi, un maaal di paaanciaaaa....Tempi di esposizione?....Mah, cerco di stare attenta...sai? con questo sole malato...Ma che macchina usi? Figurati: non ho nemmeno la patente! No, dicevo la macchina fotografica!! Ah, scusa, avevo capitooooo...Una KODAK...M863....credo....ma mi potrei anche sbagliare... E maaaaa....l'importante non e' vincere: e' partecipare....Seeeee...non ci crede nessuno, perche' dovrei crederci io, scusa?
Scherzi a parte: certo che parteciperei volentieri. Con le mie ricettine sempliciotte e le mie fotine da vorreimanonposso. Cosi', giusto per il divertimento di giocare con voi. Che giocare, poi, e' il modo piu' divertente per imparare. Giusto? Allora? C'e' mica qualcuno che abbia voglia di darmi una mano?