Ovvero l'ultima follia nata in casa MTChallenge. Cos'è adesso questo Club del 27? Presto detto: altro non è che un gruppo di matti i quali, non paghi della ricetta della sfida mensile e frustrati dall'esclusione dal Tema del mese, decidono di riproporre alcune delle ricette oggetto di sfide precedenti. E le pubblicano tutti assieme il 27 di ogni mese.
diario semiserio di una contadina principiante sulla via per l'Autosufficienza...o almeno nei paraggi....
Visualizzazione post con etichetta dolci e desserts. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dolci e desserts. Mostra tutti i post
lunedì 27 febbraio 2017
venerdì 14 febbraio 2014
torta all'arancia e semi di papavero con glassa agli agrumi
Eccone un'altra. Una di quelle che le leggi e subito ti dici : " Tze', questa non uscira' mai!" E sei anche compiaciuta della tua superiorita', del tuo occhio esperto e clinico che coglie le incogruenze di una ricetta cosi', al volo... piu' o meno con la stessa immediatezza e precisione con cui tuo marito rileva il fuorigioco della squadra avversaria, mentre tu hai difficolta' persino ad individuare il pallone....Ma questa ricetta e' decisamente sbagliata: troppe uova, troppo latte, troppo burro per cosi' poca farina! Cosa?!?..Tutto quello zucchero? Oh mammina santa, sara' stucchevole!! Qualcosa e' andato storto nella conversione da cups a grammi e millilitri. E quindi che fai? Volti pagina e ne cerchi un'altra che ti ispiri piu' fiducia. Giusto?. Sbagliato! Con il libro in mano ancora aperto sulla pagina della ricetta imputata, cominci a tirare fuori dalla dispensa tutti gli ingredienti. Perche' tu questa torta la devi fare, fosse anche solo per la soddisfazione di dire: " Ovvio che sarebbe uscita una schifezza, con quelle dosi!....l'avevo capito subito io....devo imparare a fidarmi delle mie sensazioni e della mia esperienza"....
Era da un po' che avevo voglia di provare un dolce con i semi di papavero. Li aggiungo spesso al pane, perche' mi piace sentirli scoppiettare sotti ai denti e, soprattutto quelli in superficie che si tostano per bene in forno, hanno un sapore fantastico. Nei dolci non li avevo ancora mai messi. Inoltre avevo proprio voglia di inaugurare i miei stampi di legno. Siccome sono rettangolari tipo stampo da plum cake, volevo una torta di quel genere. Un plum cake appunto o una quatre quart o una pound cake. La volevo con i semi di papavero. E l'arancia. Ricordavo di aver addocchiato questa torta sfogliando un bel librone sui dolci della Murdoch books che mia figlia mi ha regalato anni fa e al quale mi sono affidata in svariate occasioni e che non mi aveva mai deluso. Fino a quel giorno. Ma c'e' sempre una prima volta per tutto, giusto? Sbagliato!...oggi non ne azzeccate una, mi dispiace. Cioe', c'e' davvero una prima volta per tutto, ma la prima delusione da questo libro ancora deve arrivare. Quella che si sbagliava ero io! Soprattutto quando si parla di dolci sono una vera schiappa a valutare le ricette solo leggendo la lista e le quantita' degli ingredienti. L'ho fatta questa torta. Per sfida. E ho perso. Per fortuna.
Torta all'arancia e semi di papavero
con glassa agli agrumi
50 g di semi di papavero
185 ml di latte caldo
250 g di zucchero semolato
3 uova
250 g di farina 00
5 g di lievito per dolci
185 g di burro ammorbidito
20 g di scorza d'arancia grattugiata
per la glassa:
250 g di zucchero a velo
20 g di burro fuso
15 ml di succo di lime filtrato
15 ml di succo di limone filtrato
30 ml di acqua
10 g di scorza di arancia grattugiata
Preriscaldate il forno a 180°C
Verste i semi di papavero nel latte caldo e lasciateli in infusione per almeno 15 minuti. Questa operazione serve a rendere i semi piu' digeribili.
Passato questo tempo, mettete nella ciotola della planetaria lo zucchero semolato, le uova, la farina setacciata con il lievito, i 185 g di burro morbido e i 20 g di buccia d'arancia. Unire anche il composto di latte e semi di papavero e lavorate a velocita' minima fino a che gli ingrdienti saranno amalgamati. Proseguite a velocita' media per tre minuti o fino ad ottenere un composto chiaro, omogeneo e denso. Versare nello stampo precedentemente imburrato ed infornate al penultimo livello del forno. Cuocete la torta per 50 minuti o fino a che uno stuzzicadenti inserito al centro del dolce esce pulito. Sfornare e lasciar nello stampo per 5 minuti. Poi sformate la torta e posatela su una gratella che appoggerete su un foglio di carta da forno.
In una ciotola mettete lo zucchero a velo e i 20 g di burro fuso, in un pentolino unite i succhi di agrumi e l'acqua e fate scaldare fino al primo bollore. Versate anche i liquidi caldi nella ciotola con il burro e lo zucchero, aggiungete i 10 g di buccia di arancia e mescolate nenergicamente per ottenere una glassa morbida che verserete sul dolce ancora caldo.
Lasciare raffreddare completamente prima di servire.
Con queste dosi potete riempire uno stampo da ciambella scanalato da 23 cm o due stampi da plum cake da 20x10 cm
Etichette:
arancia,
dolci e desserts,
lime,
limone,
semi di papavero
lunedì 10 febbraio 2014
Il mio strucolo e il mio strudel per l'MTC di quella (Lasagna)pazza della Mari!!
Intanto una cosa l'ho gia' vinta: per la primissima volta da quando partecipo all'MTC pubblico nel primissimo giorno utile per inviare le ricette!! Hurra'!! Merito dell'oggetto della sfida lanciata da Mari Lasagnapazza, che vincendo la scorsa edizione dell'MTC si e' tirata addosso la sfiga si e' aggiudicata l'onore di condurre le danze in questa 36° edizione del gioco piu' bello del web! E ci sta facendo ballare a ritmo di strudel, la bella triestina.... Non solo il classico dolce da forno tipico della ricca tradizione culinaria della sua citta', ma anche il cugino salato e bollito: lo strucolo in straza! E se di strudel qualcuno ne e' uscito da mio forno, mai pentolone fumante aveva sostenuto galleggianti salsicciotti di pasta ripiena fasciati in aderentissimi ed elegantissimi panni. Mai prima d'ora. Ma d'ora in poi si', sicuramente! Entusiasmo alle stelle per questa preparazione che mi ha conquistata a prima vista, che conoscevo e gia' da tempo desideravo provare, ma solo il vederla proposta da Mari per questo MTC ha fatto scattare la molla decisiva.
Per questo mio primo di molti strucoli che verranno, ho pensato di proseguire con la carrellata di ortaggi dei quali, come ormai sapete, in casa La Valigia siamo tutti golosi: dopo barbabietole, pastinache e rutabaghe varie, e' ora il turno del Kohlrabi, che qui in Olanda chiamano Koolraap e in Italia cavolo rapa.
A dire la verita' non e' esatto definirlo rapa, dato che la parte che mangiamo si chiama torsa ed e' un ingrossamento del fusto che si forma poco al di sopra del terreno, quindi non e' propriamente una radice. A creare questa lieve confusione, penso siano l'aspetto, la consistenza e il sapore, molto simili a quelli delle rape bianche. In piu' il cavolo rapa ha un retrogusto abbastanza dolce che ricorda il cavolo, giustificandone il nome, e che si intensifica in cottura. Il Kohlrabi si puo' consumare crudo, affettato sottilmente in insalata oppure cotto: bollito, al vapore, in zuppe e minestre. Io ho optato per la cottura in forno che ne esalta la dolcezza e lascia la polpa piu' asciutta e saporita rispetto alla cottura in acqua. Inoltre con la cottura in forno gli zuccheri si caramellano conferendo un piacevolissimo aroma quasi di affumicato.
Zucca butternut, feta e yogurt greco, completano il ripieno in una bell'armonia di sapori che si contrastano e si bilanciano l'un l'altro. Armonia che si ripete anche nella salsa di porro cotto nel vino bianco, legata con un po' di yogurt greco. Solo due cucchiaini d'olio extravergine d'oliva oltre a quello presente nella pasta, che qui siamo ancora a dieta, volenti o nolenti. Considerando che le dosi bastano per 4 persone, direi che tutto sommato e' un piatto leggero, ma pieno di gusto.
Strucolo in straza
di Kohlrabi e butternut squash arrosto
con crema di feta al timo
e salsa di porri cotti nel vino
Per gli ingredienti e il procedimento per fare la sfoglia, vi rimando direttamente al post di Mari, dove troverete anche le foto del passo passo che vi saranno molto utili.
Uniche varianti apportate da me sono il tipo di farina ( io ho voluto provare una 0 artigianale che mi hanno regalato in Italia) e di conseguenza la quantita' di acqua che ho dovuto aumentare di circa 20 ml
Per il ripieno
Ingredienti
1/2 zucca butternut o 400 g di zucca gialla
2 cavoli rapa
2 cucchiaini di olio extra vergine d'oliva
sale e pepe
250 g di feta
100 g di yogurt greco
1 cucchiaino di foglioline di timo fresco
Accendete il forno a 200°C
Eliminate la buccia e i semi alla zucca e sbucciate e mondate i cavoli rapa. Tagliateli entrambi in dadi di circa 1,5 cm. Versateli in una teglia da forno, unite i due cucchiaino d'olio, il sale e il pepe e mescolate bene per distribuire il condimento. Infornate in forno gia' caldo per almeno 20/25 minuti o finche' le verdure saranno tenere e ben cotte, ma non sfatte. Durante la cottura mescolate un paio di volte e fate attenzione che le rape, piu' asciutte della zucca, non scuriscano troppo.
Nel frattempo sbriciolate il feta in una terrina e mescolatelo con lo yogurt e il timo.
Quando le verdure saranno cotte, sfornatele e lasciatele raffreddare. Nel frattempo stendete la pasta nello spessore e nella misura indicate nella ricetta di Mari.
Distribuite il composto di feta e yogurt avendo l'accortezza di lasciare liberi due centimetri di sfoglia su tutti i lati.
Distribuite anche le verdure in modo uniforme sopra al formaggio, poi arrotolate lo strucolo ed avvolgetelo nel panno, sempre seguendo le indicazioni di Mari.
Io ho usato una mussola di cotone che tengo apposta per questi scopi, che faccio bollire dopo averla ben lavata con sapone naturale, in modo da eliminare ogni traccia di detersivo, e che poi conservo in un sacchetto per alimenti a chiusura ermetica. La trama non e' fitta come quella di un canovaccio da cucina, ma essendo molto grande ho potuto avvolgerla piu' volte intorno allostrucolo e non ho avuto il minimo problema. Inoltre, non avendo a disposizioni pentole abbastanza grandi da consetire allo strucolo di galleggiare, ho pensato di lasciare lo spago che legava le estremita' un po' piu' lungo per poterlo fissare ai manici della pentola in modo da sostenere il peso del salamotto ed impedire che si adagiasse sul fondo. L'ho fissato facendo in modo che lo strucolo fosse coperto da un dito abbondante d'acqua e durante la cottura ho tenuto sul fuoco un pentolino di acqua bollente, che ho aggiunto man mano che il livello scendeva.
Fate cuocere lo strucolo, con la pentola coperta, per 35 minuti.
Mentre lo strucolo cuoce, preparate la salsa
Ingredienti:
1 porro
150 ml di vino bianco secco
2 cucchiai di yogurt greco
50 ml di latte
sale e pepe
Eliminate le foglie esterne del porro e poi affettatene la parte bianca molto finemente. Mettetela in una piccola casseruola con il vino, coprite, portate a bollore a fuoco vivo, poi abbassate la fiamma al minimo e proseguite la cottura fino a che quasi tutto il vino sara' evaporato ed il porro sara' ben cotto e abbastanza tenero da essere schiacciato con una forchetta. Ci vorranno piu' o meno 20 minuti. In una ciotola diluite lo yogurt con il latte e poi aggiungetelo al porro mescolando bene. Fate scaldare, ma non bollire. Aggiustate di sale e pepe e tenete in caldo fino al momento di servire.
Quando lo strucolo sara' cotto, scolatelo, liberatelo dal panno, tagliatelo a fette di circa due centimetri di spessore e servitelo accompagnato dalla salsa di porri.
Strudel di pere, ciliegie sciroppate
e mandorle amare
con salsa di sciroppo di ciliegie
Ed eccoci alla versione dolce, cotta in forno. Come ho detto all'inizio, di strudel ne ho fatti ben piu' d'uno in vita mia, seguendo varie ricette, ma senza trovare completa soddisfazione. Mari, invece, mi ha fatto scoprire l'acqua calda, e' proprio il caso di dirlo. Ammetto la mia ignoranza, ma io proprio non lo sapevo! Questa sfoglia e' una vera meraviglia, si tira senza difficolta' alcuna e diventa quasi trasparente pur mantenendo un'elasticita' stupefacente.
Qui per il ripieno ho deciso di metter mano a una delle conserve fatte la scorsa estate con la frutta raccolta a Thiviers, quella degli alberi del nostro piccolo frutteto. In questo caso si tratta di ciliegie che ho invasato insieme ad uno sciroppo molto leggero e delicatamente speziato, seguendo una ricetta americana che consente di avere il ripieno della famosa cherry pie, la tradizionale torta di ciliegie d'oltre oceano, sempre a disposizione, tutto l'anno.
Nel caso in cui voleste provare a fare questo strudel, penso che nei supermercati piu' forniti si possa trovare questo tipo di ciliegie conservate. Lo sciroppo e' molto liquido, tipo quello delle pesche sciroppate, per intenderci e i frutti sono morbidi, non canditi come quelli delle ciliegie sciroppate a cui siamo abituati noi.
Le ciliegie le ho messe in vaso intere con loro nocciolo, perche' questo conferisce un delicato profumo di mandorla amara. Siccome questo aroma lo volevo ben presente nel dolce finale, ho aggiunto anche una mezza dozzina di armelline, le "mandorle" amare contenute nei noccioli delle pesche e delle albicocche: quest'estate ne ho marmellate a chili e di alcune ho faticosamente spaccato i noccioli per prelevarne il seme e farlo seccare. Aggiunte in piccole dosi alle mandorle vere, contribuiscono ad intensificarne il gusto ed a renderlo piu' " interessante". La pera poi, con la sua consistenza quasi cremosa e la sua dolcezza ci sta d'incanto in questo strudel e rende del tutto superflua l'aggiunta di zucchero. Scelta quasi obbligata per la salsa di accompagnamento: lo sciroppo di conservazione delle ciliegie, fatto ridurre, addensato con un cucchiaino di maizena e reso cremosissimo con un pezzetto di burro. Due ghirigori di panna fresca liquida e anche l'occhio e' accontentato.
Anche in questo caso vi rimando al post di Mari per la preparazione della sfoglia.
Io ho usato ancora la mia farina 0, ma non ho avuto bisogno di aumentare l'acqua.
Ingredienti
per il ripieno
3 pere Conference, lavate, detorsolate e tagliate a dadini senza sbucciarle
300 g di ciliegie sciroppate, sgocciolate
30 g di pane grattugiato
40 g di mandorle intere non pelate
6 armelline
15 g di burro fuso
zucchero a velo
per la salsa
150 ml di sciroppo di conservazione delle ciliege
1 cucchiaino di maizena
20 g di burro
panna fresca liquida per decorare
Accendere il forno a 180°C
Tritare le mandorle insieme alle armelline e poi unirle al pane grattugiato. Distribuire il composto sulla sfoglia gia' stesa, lasciando liberi almeno due centimetri su tutti i lati. Distribuire il piu' uniformemente possibile i dadini di pera e le ciliegie ben sgocciolate dal loro sciroppo.
Arrotolare lo strudel come vi insegna a fare Mari e deponetelo su una teglia da forno. Per non dover usare altro burro io ne ho usata una antiaderente. Spennellatelo delicatamente con il burro fuso e infornate per 35/40 minuti. Fate attenzione che la superficie non scurisca troppo.
Sfornatelo, cospargetelo di zucchero a velo e fatelo raffreddare completamente prima di affettarlo.
Mentre lo strudel si raffredda, preparate la salsa mettendo lo sciroppo in un pentolino e facendolo sobbollire a fuoco basso per 5 minuti minuti perche' si riduca un po'. In una ciotolina diluite la maizenza con pochissima acqua e mescolate bene per assicurarvi che non ci siano grumi, quindi unitela allo sciroppo, proseguendo la cottura per un minuto o due, finche' la salsa si sara' addensata. Togliete dal fuoco ed aggiungete il burro, mescolando energicamente finche' si sara' sciolto completamente incorporandosi alla salsa. Se raffreddandosi la salsa dovesse rapprendersi troppo, prima di servire il dolce rimettetela al fuoco per pochi secondi, ma senza farla assolutamente bollire.
Versate due cucchiai di salsa su un piattino da dolce, decorate con qualche goccia di panna liquida e adagiate due fette di strudel spesse due dita sopra la salsa.
Ed ecco il mio strucolo e il mio strudel per l'MTC di questo mese:
LO STRUDEL!
Etichette:
cavolo rapa,
ciliegie,
dolci e desserts,
mandorle,
MTC,
pere,
primi di pasta,
strucolo,
strudel,
zucca
venerdì 25 ottobre 2013
Qui non si spreca nulla, nemmeno i buchi....
Mia suocera diceva che chi non ha testa, ha gambe...in questo caso ha dita e si scrive un altro post, perche' in quello prima si e' dimenticata di dare un suggerimento su come utilizzare i buchi dei doughnuts, o meglio, la pasta che si ritaglia per creare il buco della ciambella. Ecco. Basta appiattirli un poco con le dita, mettere nel centro della meta' dei dischetti di pasta la punta di un cucchiaino di confettura a piacere, inumidire i bordi con pochissimo latte o acqua e chiudere con la restante meta' dei dischi di pasta, sigillando bene i bordi per non rischiare che in cottura il ripieno fuoriesca creando geiser di olio bollente!! Si lasciano lievitare una mezz' ora e poi si friggono in abbondante olio a 170 gradi, un minuto per parte. Vi consiglio di utilizzare una confettura piuttosto soda, io ho usato quella di prugne fatta in casa. Una volta cotti, vanno ovviamente fatti asciugare su carta da cucina e lasciati intiepidire. Si cospargono di zucchero a velo e poi c'e' solo da sperare che non finiscano in un batter d'occhio....
lunedì 14 ottobre 2013
Toffe pudding ai datteri e zenzero con salsa di albicocche secche per Colors and Food
Credo di averlo gia' detto, ma a me piace da morire l'Autunno! Mi piace tutto: i colori, gli odori, il clima, il cielo, i tramonti...Mi piacciono la pioggia e la nebbia. Le foglie cadute che scricchiolano sotto i piedi. Le foglie bagnate che profumano di buono. Mi piace passeggiare in spiaggia, con un mare mosso dalle mille sfumature di grigio, che si confonde, laggiu' all'orizzonte, con il cielo basso, gonfio di nubi pesanti, dalle quali a tratti filtrano raggi di luce bianca che disegnano cerchi sberluccicanti sulla superficie inquieta dell'acqua scura. Mi piace stare in casa, mentre fuori piove e gli alberi sono scossi da forti folate di vento. Mi piace accendere il forno e lasciare che l'aria si impregni del caldo profumo di un dolce speziato e di una salsa che dice arrivederci all'Estate appena finita....
Marrone e arancione sono colori che rimandano immediatamente all'autunno. Sono anche uno degli abbinamenti cromatici che io trovo maggiormente eleganti. Non a caso, infatti, sono stati scelti dalle due signore del web, che della raffinatezza e dell'eleganza hanno fatto la loro filosofia di vita. L'eleganza quella vera, innata, semplice, che non si fa notare. Marrone e arancione sono i colori scelti per la sfida di questo mese di Colors and Food, what else? Il contest piu' colorato del web. Lo so, lo so: la salsa dalle foto sembra gialla...Ma e' arancione, vi do la mia parola! Sono io che non riesco a renderle giustizia con le mie misere foto...Oltretutto sto anche tentando di fare amicizia con una nuova macchinetta dopo che la mia fedele compagna si e' messa in prepensionamento. Ma l'esserino mi odia, lo capisco benissimo. Mi ritiene, a ragione, un'incapace e si rifiuta di collaborare...Peccato, perche' l'effetto cromatico di questi dolcetti, dal vivo, e' davvero notevole. In ogni caso il matrimonio tra il toffee pudding e la salsa e' uno dei piu' felici ai quali le mie papille avventurose siano mai state invitate.
Due parole sugli ingredienti "strani": ovviamente questo pudding specifico e' costruito sull'equilibrio di tutti questi ingredienti specifici, che si legano e si sommano uno all'altro per raggiungere un determinato risultato. Mi rendo conto, pero' che in Italia alcuni di questi ingredienti non sono reperibili con la stessa facilita' che ho io qui in Olanda. La melassa e' sicuramente uno di questi e purtroppo ha un sapore cosi' spiccatamente riconoscibile che se viene a mancare, il risulatato, ovviamente, cambia. Per la consistenza si potrebbe tranquillamente sostituire con il miele, ma il sapore e' piu' simile a quello dello zucchero macovado scuro, quindi io vi consiglierei di fare uno sciroppo piuttosto denso sciogliendo due cucchiai di zucchero di canna scuro con due cucchiai di acqua e facendo bollire a fuoco basso per un paio di minuti. Lasciate raffreddare completamente prima di unirlo al resto degli ingredienti. Un'altra alternativa valida, potrebbe essere il Golden Syrup, che io trovavo abbastanza facilmente nei grandi supermercati. Se trovaste quello scuro, ancora meglio. Non sostituite lo zucchero di canna con lo zucchero bianco, perche', oltre al sapore, si modificherebbero anche umidita' e consistenza del pudding. Un altro consiglio riguarda lo zenzero: anche questo non deve mancare, ma in caso non trovaste lo zenzero sciroppato, usate pure la radice di zenzero fresca. Oppure potete provare a farlo!! Con la mia ricetta, ovviamente...
Toffee pudding con datteri e zenzero
e salsa di albicocche secche
Ingredienti per 8 stampini:
50 g di burro ammorbidito
125 g di zucchero di canna chiaro
2 uova
2 cucchiai di melassa
1/2 cucchiaino di zenzero in polvere
175 g di farina 00
5 g di lievito per dolci
175 g di datteri snocciolati
300 ml di acqua
5 g di bicarbonato di sodio
50 g di radice di zenzero sciroppata
per la salsa:
100 g di albicocche secche
250 ml di acqua
Preriscaldate il forno a 180°C. Imburrate ed infarinate 8 stampini cilindrici da 200 ml. Mescolate il
burro e lo zucchero in una ciotola con lo sbattirore elettrico, fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Unite le uova, una alla volta, mescolando per incorporarle perfettamente dopo ogni aggiunta. Aggiungete anche la melassa e lo zenzero in polvere e poi la farina poco alla volta, mescolando energicamente con un cucchiaio di legno.
Mettete i datteri e l'acqua in una piccola casseruola, portate ad ebollizione e lasciate sobbollire per 5 minuti. Togliete dal fuoco e aggiungete, mescolando in continuazione, il bicarbonato. Versate nel bicchiere del frullatore, aggiungete lo zenzero sciroppato e frullate fino ad ottenere una purea liscia e senza grumi.
Unite i datteri frullati al composto, mescolate bene e distribuitelo a cucchiaite negli stampini. Battete delicatemente ogni stmpino sul piano di lavoro, per far uscire eventuali bolled'aria. Infornate per 30 minuti, fino a che i pudding non risulteranno sodi al tatto.
Nel frattempo preparate la salsa facendo semplicemente bollire le albicocche secche nell'acqua fino a che saranno abbastanza tenere da poterle schiacciare con una frchetta, circa 10712 minuti. Poi frullatele con il loro liquido di cottura. Evenutalmente aggiustare la dolcezza aggiungendo uno o due cucchiaini di miele, ma per me non e' stato necessario.
Sfornare i pudding ed attendere che intiepidiscano. Se necessario pareggiateli con un coltello affilato, poi sformateli e serviteli ancora caldi nappati dalla salsa di albicocche calda.
con questa ricetta partecipo al contest di Cinzia e Valentina
Colors and Food, what else?
martedì 30 luglio 2013
Confettura di pesche all' anice stellato
Ripubblico questo vecchio post, uno dei primi, perche' ho rifatto questa confettura proprio questa mattina. Quando la feci per la prima volta, mi trovavo in Olanda ed utilizzai le pesche noce provenienti dalla Spagna che sono costretta a comprare, perche' altro non si trova...Ora, pero', mi trovo in Francia, nella mia amata casina nel Perigord Vert, quella che stiamo faticosamente e pazientemente rendendo abitabile. Qui i prodotti biologici a km zero o uno non sono una chimera, ci sono davvero. Qui a Thiviers, tutti i martedi mattina c'e' il mercato dei produttori locali e vale la pena spendere qualche euro in piu' per acquistare frutta e verdura appena raccolte. Per preservare il piu' possibile il profumo e il sapore di queste meravigliose pesche, ho deciso di fare questa confettura che mi era piaciuta tantissimo. A me sembra persino piu' buona di come me la ricordassi!! ...A pensarci bene, questa volta ho usato le pesche gialle locali, pero'....forse e' davvero piu' buona...
Non perche' l'ho fatta io, ma una cosa cosi' buona non l'avevo mai assaggiata! Tutto merito di queste profumatissime e dolcissime pesche che trovo qui in Olanda e che vengono dalla Spagna, alla faccia del kilometro zero!! Mi piacerebbe conoscere chi le coltiva e fargli i complimenti: " Qualunque sia l'OGM che usate, bravi!! funziona!!" Ma voi, cari lettori, mi raccomando: usate solo frutta biologica!
Ingredienti:
1,2 kg di pesche noce o pesche gialle
750 g di zucchero
il succo di un limone
4 stelline di anice stellato
Lavate e asciugate le pesche. Tagliatele a spicchi e poi dividete gli spicchi a meta'. Metteteli in una terrina con lo zucchero, il succo di limone e l'anice stellato. Coprite e lasciate macerare al fresco per almeno tre ore, meglio se tutta una notte. Versate il contenuto della terrina in una casseruola e portate a bollore. Schiumate, abbassate la fiamma e lasciate cuocere, scoperto, a fuoco dolce per una ventina di minuti o finche' la frutta sara' tenera e traslucida. Togliete l'anice stellato e mettetelo da parte. Con la schiumarola prelevate i pezzi di frutta e distribuiteli nei vasetti che avrete precedentemente sterilizzato per 10 minuti in acqua bollente.
Continuate a cuocere lo sciroppo, sempre a fiamma bassissima e mescolando di tanto in tanto. Controllate la cottura facendone cadere una goccia su un piattino che avrete tenuto in frigorifero: se inclinando il piatto, lo sciroppo non cola, vuol dire che e' pronto. Versatelo sulla frutta nei vasetti, mettete una stellina di anice stellato in ogni vasetto e chiudeteli col loro coperchio.
martedì 19 marzo 2013
tortine di pastinaca e zafferano con crema al mascarpone e meringa italiana allo sciroppo d'acero per Colors and Food
La pastinaca e' un'altra delle piacevoli sorprese che l'Olanda aveva in serbo per me. Parlo della pastinaca sativa, l'ortaggio, da non confondersi con la pastinaca comune che e' invece un pesce raiforme. Si tratta di una radice dalla forma affusolata, simile alla carota, ma piu' grossa e dalla polpa di un bianco cremoso. Originaria dell'Eurasia, pare fosse conosciuta gia' ai tempi degli antichi Greci e Romani, anche se all'epoca anche le carote erano bianche e non sempre e' facile capire a quale dei due ortaggi gli scritti giunti fino a noi si riferiscano. Buonvicino de la Riva, frate laico appartenente al terzo ordine degli Umiliati e considerato uno dei maggiori poeti lombardi del XIII secolo, nel suo libro "De magnalibus urbis Mediolani" del 1288 la inserisce nella lunga lista dei cibi preferiti dai Milanesi dell'epoca.
![]() |
| foto di cucina -naturale.it |
Io non ricordo di averla mai vista in Italia, ma qui in Olanda, come in tutta l'Europa del Nord, e' molto diffusa ed apprezzata. E' considerata un ortaggio invernale, perche' pare che proprio le basse temperature del terreno le conferiscano il suo caratteristico sapore, e questo potrebbe essere uno dei motivi della sua maggior diffusione nei climi freddi. Predilige un terreno sabbioso e profondo, mentre nei terreni calcarei e rocciosi non riesce a svilupparsi e tende a biforcarsi: altra caratteristica che la rende particolarmente adatta ad essere coltivata da queste parti. E' una dei "parenti stretti" del prezzemolo che puo' essere coltivato perche' sviluppi una radice molto simile alla pastinaca. E' molto ricca di vitamine e sali minerali ed e' una buona fonte di fibre. La si puo' consumare cruda avendo pero' l'accortezza di eliminare il torsolo interno, piu' legnoso e duro, ma e' piu' comunemente consumata cotta, bollita o arrosto, in zuppe o passati e anche come accompagnamento di carni stufate o arrosto. Nei Paesi anglosassoni e' uno degli ingredienti principali dei piatti natalizi e in Inghilterra se ne ricava anche una specie di vino chiamato volgarmente "Tanglefoot", letteralmente piede aggrovigliato, per la sua potenza.
Il sapore e' fresco e leggermente acidulo: ricorda un po' quello del sedano rapa, ma con una spiccata nota dolce simile a quella della carota. Una curiosita': mentre il fittone e' perfettamente commestibile e privo di qualunque tossicita', la parte aerea della pianta contiene, come molte altre specie della famiglia delle Apiacee, delle tossine chiamate furanocumarine, che se vengono a contatto con la pelle, provocano forti irritazioni di tipo fotosensibile, cioe' che peggiorano con l'esposizione alla luce o al caldo. Chi coltiva la pastinaca, deve sempre indossare abiti a manica lunga e guanti, per evitare il contatto con le foglie della pianta. Termino con un consiglio: se si vuole fare una zuppa o una crema di pastinaca, come anche un puree, e' meglio eliminare la parte interna piu' dura, cosi' da avere un piatto dal gusto piu' delicato. Io la prima volta non l'ho fatto ed effettivamente la crema aveva un retrogusto di disinfettante....
Invece in queste minicake l'ho lasciata intera e il risultato finale non ne ha minimamente risentito. Lo zafferano l'ho aggiunto solo per onorare il tema di Colors and Food di questo mese, che e' il "bianco e giallo", ma puo' essere tranquillamente omesso. Non sono una fan delle meringhe, italiane o francesi che siano: decisamente troppo dolci e stucchevoli per i miei gusti. Pero' non c'e' dubbio che la meringa italiana dia una magnifica struttura alle creme di farcitura, che in questo modo restano consistenti e praticamente inalterate anche per un paio di giorni. Inoltre la nota amarognola e leggermente affumicata dello sciroppo d'acero smorza un po' l'eccessiva dolcezza della meringa, che viene ulteriormente ridotta dalla presenza del mascarpone. Insomma, mi sa tanto che questa crema, soffice e setosa, ma consistente al tempo stesso, dolce, ma non troppo, la rivedrete spesso su questi schermi! Io ho cotto l'impasto in 10 pirottini di carta da 7 cm di diametro per 2,5 cm di altezza, ma potete suddividerlo in due teglie da 20 cm e fare un dolce unico sovrapponendo le due torte. Volendo potete mettere la crema solo in mezzo e servire la torta cosparsa di zucchero a velo, cosi' come, se amate il dolce piu' dolce, ricoprirla completamente con la farcia.
Tortine di pastinaca allo zafferano
Ingredienti:
175 g di burro
250 g di zucchero di canna chiaro
100 ml di sciroppo d'acero
3 uova grandi
250 g di farina 00
2 cucchiaini=10 g di lievito per dolci
2 cucchiaini di misto spezie*
oppure
1 bustina di zafferano
250 g di pastinaca, pelata e grattugiata
1 piccola mela, pelata e grattugiata
50 g di noci a scelta tritate grossolanamente
zeste e succo di un'arancia
Accendete il forno a 180 gradi e imburrate ed infarinate due stampi da 20 cm. Se optate come me per i pirottini, usatene due uno dentro l'altro: la torta non cresce molto, ma questo evita che si allarghi invece che alzarsi.
In un pentolino dal fondo spesso, sciogliete a fuoco dolce il burro con lo sciroppo d'acero e lo zucchero. Lasciate intiepidire e poi uniteci le uova, mescolando bene per incorporarle, Setacciate la farina insieme al lievito ed alle spezie; se, invece, preferite lo zafferano, scioglietelo nella miscela di zucchero, burro e sciroppo ancora calda. Unite anche la farina, mescolando bene, e per ultime la pastinaca, la mela e le noci. Suddividete l'impasto negli stampi scelti e cuocete in forno caldo per 25/30 minuti o 20/25 minuti per i pirottini o fino a quando, premendo leggermente con le dita il centro della torta, questo non offrira' una certa resistenza.
Sfornate, lasciate raffreddare una decina di minuti, poi sformate le torte e fatele raffreddare completamente du una gratella. Lasciate raffreddare completamente le tortine prima di togliere i pirottini. Prima di farcirle e' moglio lasciarle in frigorifero per almeno 30 minuti. Ben avvolte nella pellicola si conservano in frigo anche per due o tre giorni e possono anche essere congelate fino a due mesi. La torta farcita si conserva in frigorifero, in un contenitore chiuso, per un paio di giorni, ma non puo' essere congelata. Prima di consumarla e' consigliabile tenerla a temperatura ambiente anche per un'ora.
Crema di mascarpone
e meringa italiana
allo sciroppo d'acero
2 albumi
185 g di zucchero
50 ml d'acqua
75 g di sciroppo d'acero
250 g di mascarpone a temperatura ambiente
Versate lo sciroppo d'acero in un pentolino dal fondo spesso. In un altro pentolino unite lo zucchero e l'acqua. Mettete sul fuoco dolce il pentolino con lo zucchero e quando questo comincia a bollire, mettete sul fuoco, sempre a fiamma bassa, anche lo sciroppo d'acero. Quando tutti e due arrivano a 120 gradi uniteli, versano a filo lo sciroppo d'acero nello sciroppo di zucchero. Mentre gli sciroppo raggiungono la temperatura di 120 gradi, montate gli albumi a neve ferma: gli albumi dovranno essere ben montati quando verserete lo sciroppo. Con le fruste del mixer in funzione, versate a filo lo sciroppo sugli albumi montati. Continuate a montare alla velocita' massima, anche dopo che avete versato tutto lo sciroppo e fino a quando la ciotola sara' fredda, circa 10 minuti.
Quando la meringa sara' fredda, versate in una capace ciotola il mascarpone e lavoratelo bene con un cucchiaio di legno o una spatola per renderlo gremoso e sanza grumi. Uniteci la meringa e mescolate ancora delicatamente per incorporarla completamente.
Si conserva in frigorifero in contenitore a chiusura ermetica, ma e' consigliabile utilizzarla subito, quindi preparatela solo quando siete pronti a farcire e decorare le torte.
La meringa italiana non si conserva in frigorifero, ma puo' essere congelata.
Anche queste tortine partecipano a Colors and Food, what else?
Marzo in bianco e giallo
* Spleculaaskruiden, la miscela di spezie per gli Speculaas
30 grammi di cannella
10 grammi di noce moscata
10 grammi di chiodi di garofano
5 grammi di zenzero
5 grammi di semi di anice
5 grammi semi di coriandolo
5 grammi di pepe bianco
Macinate tutte le spezie insieme in un macinacaffe’ e conservatele in un vasetto di vetro a chiusura ermetica. Se non trovate tutte le spezie, potete tralasciarne qualcuna, ma comunque non devono mancare la cannella, i chiodi di garofano, lo zenzero, la noce moscata e il pepe bianco.
...e partecipo anche a questa raccolta!
sabato 2 marzo 2013
Detto fatto: i mou-dini di Valentina!
Esiste il colpo di fulmine? Ci si puo' innamorare a prima vista, nella frazione di un secondo? In questo caso si'. Ancora non avevo finito di leggere il suo post, che gia' ero in cucina a tirare fuori l'occorrente da frigorifero e dispensa. Una vera folgorazione. E con un tempismo perfetto, per giunta! Lo scorso Natale, un Babbo Natale magistralmente imbeccato dalla figliuola, libraia a tempo determinato, mi ha regalato il bellissimo libro di Roberta Deiana: Food Styling, pubblicato da Gribaudo. Cito dall'introduzione di Bob Noto: " Le ricette e le tecniche a effetto, semplici e di facile realizzazione, contenute in questo manuale pratico di food styling, sortiranno esiti mirabolanti nella vostra cucina. Come in una sorta di Extreme Makeover Food Edition, comuni materie prime si trasformeranno sotto i vostri increduli occhi in piccoli capolavori d'arte culinaria, suscitando l'ammirazione di chi vi ama e l'invidia di chi vi odia."
Irresistibile!
Sono una fan di Roberta Deiana, non solo come foodstylist, anche come donna intelligente, colta e dotata di un senso dell'umorismo che sicuramente incontra i miei gusti. Una delle sue proposte, contenute in questo libro, mi ha particolarmente colpita per la sua geniale semplicita': la Panna Cotta Obliqua con gelee di menta e cioccolato fondente. Niente di piu' di una normale panna cotta fatta rassodare in una coppa disposta in obliquo. Come dicevo, semplice e geniale: posso farlo anch'io! Mi mancava l'ispirazione, pero': rifare la ricetta paro paro? fare un'altra panna cotta variando gli ingredienti e i colori? un parfait? una mousse? una bavarese? qualcosa di salato, magari...E qui entra in scena lei, con i suoi spiritosissimi mou-dini.
Valentina e il suo blog Ritroviamoci in Cucina non hanno bisogno di presentazioni, ma a quei due o tre che ancora non la conoscessero, lacuna che consiglio caldamente di colmare al piu' presto, posso dire che e' si' una cuoca abilissima, ma soprattutto e' una persona deliziosa: intelligente, profondamente sensibile, dotata di una grande capacita' di osservazione che esercita partendo da un punto di vista molto personale ed originale sul mondo e sull'animo umano. I suoi post sono sempre molto ben scritti, pervasi di quel garbo che, sono sicura, e' una delle sue caratteristiche principali. Le sue foto sono sempre bellissime. Ma quello che davvero non smette mai di stupirmi ogni singola volta che visito il suo blog, e' la perfezione assoluta dei suoi piatti, dolci o salati che siano. Torte che non sfigurerebbero nelle vetrine delle pasticcerie piu' blasonate e rinomate del Mondo, biscotti tutti perfettamente identici, roselline di panna montata che sembrano vere, linee perfette, strati dagli spessori uguali al millimetro, simmetrie assolute...insomma, un'invidia che non vi dico! Ma anche un panino in mano sua diventa un piccolo capolavoro!! Perfezione per me inarrivabile, irrecuperabilmente cialtrona come sono, e proprio per questo ammirevole: io ho una sconfinata ammirazione per chiunque sappia fare bene cio' che a me non riesce proprio.
Quindi Valentina, teso', questa volta ce l'ho messa tutta per essere quasi come te. Non ci sono riuscita, ma ci sto lavorando. Ovviamente non parlo delle foto: per quelle ho perso la speranza...
Mou-dini obliqui
con gelatina di succo di mela
e croccante di mandorle
Ovviamente per la ricetta dei mou-dini vi rimando al blog di Valentina.
Ingredienti per la gelatina:
200 ml di succo di mela limpido
2 cucchiaini di zucchero di canna scuro
4 gr di gelatina in fogli
Ingredienti per il croccante:
80 g di zucchero
30 g di mandorle non pelate e tritate grossolanamente
Preparate il mou-dino seguendo la ricetta e il procedimento di Valentina e fatelo raffreddare rapidamente, mettendo la pentola in una bacinella di acqua e ghiaccio e mescolando spesso. Nel frattempo preparate il caramello per il croccante e quando sara' pronto, prima di unirvi le mandorle, versatene tre o quattro cucchiaini sul fondo delle vostre coppette. Unite ora le mandorle tritate al caramello, mescolando bene perche' si ricoprano completamente. Versate il croccante a cucchiaiate su un tagliere ricoperto con un foglio di alluminio e lasciatelo raffreddare.
Disponete le coppette in posizione obliqua, appoggiandole su dei supporti di dimensione adeguata: io ho utilizzato un foglio di gomma antiscivolo che ho avvolto su un rotolo di carta da pacco.
Io ho lasciato solidificare la crema a temperatura ambiente, prima di spostare le coppette in frigorifero, ma mi ci sono volute piu' di tre ore. Se volete accorciare i tempi, posizionate le coppette direttamente su un ripiano del frigo prima di riempirle con la crema.
Quando i budini saranno ben freddi e fermi, preparate la gelatina di succo di mela: mettete a bagno la gelatina in acqua fredda, scaldate il succo e lo zucchero di canna a fiamma dolce e, prima che cominci a bollire, toglietelo dal fuoco, uniteci la gelatina ben strizzata e mescolate bene per dissolverla completamente. Filtrate da un colino coperto da una garza o da un telo sottile, per eliminare qualsiasi impurita' e ottenere una gelatina perfettamente trasparente. Quando la gelatina sara' a temperatura ambiente, versatela sui budini in uno strato sottile e dando una diversa inclinazione alle coppette in modo che non risulti perfettamente parallela.
Attendere che anche la gelatina sia perfettamente solidificata prima di servire, decorando ogni coppetta con un pezzetto di croccante. Io l'ho tagliato in forme circolari, utilizzando un tagliabiscotti in metallo e un batticarne: appoggiate il tagliabiscotti sul croccante e utilizzate il batticarne per dargli un colpo secco e deciso.
Quando Valentina ha pubblicato la ricetta della salsa mou, a me ha ricordato l'Apple Dip, uno degli snack dolci piu' popolari negli Stati Uniti. Da qui l'idea di abbinare la gelatina di succo di mele a questi mou-dini. Il croccante riprende il sapore del caramello ed aggiunge una nota croccante alla vellutata morbidezza di questo dessert. Non mi resta che dire: grazie mille per la ricetta dei mou-dini, Teso'!!
giovedì 7 febbraio 2013
Biscotti morbidi di muesli e albicocche
Contrariamente a quanto dice la figliuola, ho anch'io i miei sani impeti di salutismo...a volte. E cosa c'e' di più sano che cominciare la giornata con un bello yogurt, meglio se fatto in casa, e qualche cucchiaiata di muesli al naturale! Parlo di quello fatto solo di cereali schiacciati, frutta secca e frutta disidrata. Tutti quei bei granini schiacciati per bene, con le loro belle pellicine ancora attaccate, che, mescolati allo yogurt, una volta in bocca formano una deliziosa poltiglia che sa di farina cruda e lieviti...mmmmmm.....buono! Dopo di che lavarsi i denti dà molta più soddisfazione, vuoi mettere? Hai tutte le pellicine e i pezzettini di nocciole incastrati tra un dente e l'altro e un pezzetto di mela disidratata saldamente incollato al molare incapsulato...invece di sputare, dopo lo sciacquo, ti verrebbe persino voglia di ingoiare, perché ti senti in colpa a far finire tutto quel buon cibo giù dallo scarico del lavandino del bagno...
Peccato che io sia così incostante e i miei buoni propositi di nutrirmi in modo sano e consapevole, non durino mai più di qualche mattina...ok, di una mattina...Il povero sacchetto di muesli se ne sta lì, solo e sconsolato, chiedendosi cosa avrà mai fatto di male per meritarsi un così lungo castigo nell'angolino più buio della dispensa. Alla fine cedo al senso di colpa e mi decido a tirarlo fuori e a farne buon uso. Lo so, vivrò una settimana in meno, ma tanto sono sicura che in quella settimana avrebbe piovuto sempre....
Biscotti morbidi di muesli
con albicocche secche
60 g di burro morbido
60 ml di olio di mais
200 g di zucchero di canna scuro
1 uovo grande
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
130 g di farina 00
130 g di muesli di cereali in fiocchi
1 cucchiaino di bicarbonato
1 pizzico di sale
80 g di frutta disidratata (io albicocche tagliate a dadini)
Accendete il forno a 175 gradi.
In una ciotola unite la farina, i cereali, il bicarbonato e il sale e mescolate bene. In un'altra ciotola, montate il burro e l'olio con lo zucchero di canna. Aggiungete l'uovo leggermente battuto e montate ancora per incorporarlo. Aggiungete il mix di farina e cereali e mescolate per amalgamare tutti gli ingredienti. Versate cucchiaite di impasto ben distaziate su una teglia ricoperta di carta da forno e fate cuocere per circa 15 minuti, finche' i biscotti saranno dorati e ai bordi, ma ancora morbidi al centro. Togliete la teglia dal forno e lasciate raffreddare i biscotti per un paio di minuti, prima di trasferirli su una gratella per farli raffreddare completamente.
L'impasto e' sufficiente per 36 biscottoni.
Si conservano per tre o quattro giorni in una scatola di latta.
mercoledì 5 dicembre 2012
Sinterklaas sta arrivando! prepariamogli gli Speculaas...
Sinterklaas, per gli amici De Sint, piu’ formalmente Sint Nikolaas, e’ un personaggio tradizionale delle feste natalizie celebrato in tutto il Benelux - Olanda, Belgio e Lussemburgo - nelle Fiandre Francesi e in Artois. E’ molto conosciuto anche nelle ex colonie Olandesi, come il Sud Africa, le Antille Olandesi e l’Indonesia. E’ sicuramente una delle fonti che hanno ispirato la figura di Santa Claus in Nord America. Si festeggia la notte tra il 5 e il 6 Dicembre ed in origine la festa celebrava San Nicola, il santo patrono dei bambini, dei marinai e, tra le altre, della citta’ di Amsterdam. Si’, proprio lo stesso San Nicola celebrato e festeggiato anche in molte localita’ italiane e le cui reliquie sono conservate a Bari.
In Olanda Sinterklaas, o meglio Sinterklaasavond o Pakjesavond, letteralmente la Notte di Sinterklaas o la Notte dei Pacchetti, e’ anche la festa piu’ popolare, piu’ diffusa e certamente piu’ attesa di tutte, soprattutto dai bambini. E’ la festa trdizionalmente legata allo scambio dei doni, celebrata con una miriade di coloratissime, chiassose e affollate manifestazioni. Tutto ha inizio intorno al 17 di Novembre, data dell’arrivo di Sinterklaas e dei suoi aiutanti, gli Zwarte Pieten, Zwarte Piet al singolare, che potremmo tradurre con Pietro il Nero. Oggi, per comodita’, lo si fa arrivare nel week end piu’ vicino a questa data. De Sint arriva su una nave proveniente dalla Spagna, chiamata Pakjesboot, la Nave dei Pacchetti. Io vivo a Scheveningen, il quartiere dell’Aja che si affaccia sul Mare del Nord. L’Aja e’ la capitale amministrativa dei Paesi Bassi ed anche la residenza della famiglia reale e non e’ raro vedere tra la folla assiepata sui moli del porto, anche il principe ereditario Willem Alexander con sua moglie, la principessa Maxima, e le loro tre figlie. Questo per farvi capire quanto amata ed attesa sia questa festivita’ da tutti, proprio tutti, gli Olandesi, reali inclusi. Perche’ proprio dalla Spagna? Beh, qui ci vuole un po’ di storia. L’odierno Sinterklaas, come dicevo, trae ispirazione dalla figura di San Nicola, vescovo di Myra. Nel 1087 le reliquie del santo furono portate a Bari, dove tutt’ora sono conservate. In seguito Bari divenne parte del Regno di Napoli, essendo stata conquistata nel 1442 da Alfonso V di Aragona, diventando cosi’ dapprima parte del Regno di Aragona e poi di quello di Spagna. Quindi: reliquie a Bari, Bari spagnola, Sinterklaas arriva dalla Spagna. Chiaro no? Queste sue origini spagnole sono anche il motivo per cui gli aiutanti di Sinterklaas sono degli strani personaggi, vestiti da paggi e con la faccia dipinta di nero: la Spagna fu conquistata dai Mori, dopotutto...anche se oggi e’ piu’ politicamente corretto motivare la loro faccia nera col fatto che si siano sporcati di fuliggine scendendo lungo i camini per portare i doni ai bambini. A dire la verita’ ci sono anche altre teorie che spiegherebbero la presenza degli Zwarte Pieten accanto a Sint. Come sappiamo, le principali festivita’ religiose trovano un’origine nei riti pagani precristiani. In questo caso, Sinterklaas sarebbe la rappresentazione cristianizzata di Odino e gli Zwarte Pieten incarnerebbero i due corvi, Hugin e Munin, che accompagnavano il dio e lo tenevano informato su quello che succedeva in giro. Ed ecco spiegata, in poche parole, l’origine del folklore legato a questa festivita’.
Sinterklaas si presenta come un anziano e distinto signore, con lunghi capelli bianchi e una fluente e folta barba, anch’essa bianca. E’ vestito di rosso, come un vescovo, con tanto di mitria, pastorale e anello di rubino. Tiene in mano un grosso libro, sul quale ha segnato i nomi dei bambini dividendoli tra buoni e ...bricconcelli. Cavalca un cavallo bianco, Amerigo, che ovviamente e’ magico e puo’ volare sui tetti per consentire a Sinterklaas di infilare i doni nei comignoli. De Sint e’ sempre attorniato da un plotone di Zwarte Pieten, con le loro facce nere e sorridenti e i loro variopinti costumi da paggio, che percorrono tutte le strade d’Olanda regalando dolciumi ai bambini e intrattenendo grandi e piccini con musiche, danze e giochi. L’ aspetto un po’ carnevalesco delle celebrazioni legate a questa festivita’, non smette mai di stupire i non Olandesi, ma anche qui c’e’ una spiegazione storica: nel Medio Evo la festa di San Nicola era sia un’occasione per aiutare i poveri, mettendo soldi nelle loro scarpe, che una specie di Carnevale, appunto, in cui i ruoli quotidiani venivano rovesciati e le regole trasgredite per un giorno, la dissolutezza era permessa, se non incoraggiata, e tutti quanti finivano ubriachi e stesi sotto un tavolo. Con buona pace di San Nicola, poveretto.
Di questa celebrazione medioevale, ancora oggi sopravvive l’usanza di mettere doni nelle scarpe dei bambini: dal 17 di Novembre fino alla fatidica notte del 5 di Dicembre, ogni sera i bambini mettono una scarpa davanti al camino, cantano una canzoncina e vanno a dormire. Nelle scarpe lasciano una carota, del fieno o un pezzo di pane secco per Amerigo, il cavallo bianco, e magari anche una poesiola per De Sint. Al mattino carote e biglietti sono spariti e al loro posto i bimbi trovano un piccolo dono. E chi non ha un camino? Beh, ci sono le stufe o i termosifoni!...ma i piu’ furbi lasciano le loro scarpe davanti alla porta, dato che Sinterklaas ha una chiave magica che le apre tutte! Anche l’aspetto giocoso e scherzoso delle celebrazioni medioevali, molto piu’ contenuto, si e’ tramandato fino ai nostri giorni: ci si prende in giro e ci si fa degli scherzi non solo in famiglia, ma anche tra amici, compagni di scuola e colleghi di lavoro, altra cosa che spiazza e a volte infastidisce un po’ gli stranieri che risiedono e lavorano in Olanda e che non hanno dimestichezza con le usanze di qui. Una bellissima tradizione, a mio parere, legata alla festivita’ di Sinterklaas, e’ molto simile al Secret Santa in uso negli Stati Uniti: sempre il 17 Novembre, la famiglia si riunisce e ognuno scrive il proprio nome su un foglietto e lo mette in un contenitore, insieme a quello di tutti gli altri; a turno, ognuno dei presenti pesca un foglietto e quello sara’, in segreto, il destinatario del suo dono. Da quel momento si comincia ad investigare, piu’ o meno discretamente, per scoprire quale sia l’oggetto del desiderio, il dono tanto atteso da chi ci e’ toccato in sorte. Bisogna anche confezionare con le proprie mani una scatola personalizzata, costruita e decorata in modo che rappresenti una passione, un hobby, una preferenza o un aspetto della personalita’ del ricevente. Il dono, poi, dovra’ essere accompagnato da una poesia, scritta come se l’autore fosse Sinterklaas in persona, che prenda bonariamente in giro il suo destinatario, ne sottolinei i piccoli difetti e le umane manchevolezze e lo esorti a comportarsi meglio in futuro. Questo dono speciale, segreto e creativo, si chiama Surprise, pronunciato alla francese. Le Surprise verrano scambiate nella magica notte tra il 5 e il 6 di Dicembre, la notte in cui arrivano anche i doni di Sinterklaas!
La famiglia si riunisce gia’ nel tardo pomeriggio della vigilia e per l’occasione viene allestito un buffet di dolci tradizionali, che, si sa, aiutano ad ingannare l’attesa dei regali. Regali che, ad un certo punto, come per magia, si materializzano da qualche parte della casa: possono trovarsi in un angolo nascosto, nello sgabuzzino o sulla soglia della porta d’ingresso o di quella sul retro...in ogni caso saranno sempre contenuti in un grosso sacco di juta lasciato da uno degli Zwarte Pieten. Una volta che tutti avranno ricevuto i loro regali e letto le poesie di Sint, si va tutti a cena e si passa il resto della serata in allegria.
Il menu della cena sicuramente varia da famiglia a famiglia, ma in genere il buffet di dolci e’ piu’ o meno lo stesso in ogni casa e prevede: i kruidnoten, piccoli biscotti semisferici molto speziati, i pepernoten, biscottini con anice e miele, i dolcetti di marzapane raffiguranti i simboli della festa, le monete di cioccolato, i borstplatz o roomborasplatz, caramelle fondenti simili al fudge americano, e gli immancabili speculaas, i tradizionali biscotti con zenzero e spezie. Un altro dolce tipico di questa festa, e’ la lettera di cioccolato: gia’ da ottobre si trovano montagne di questi “cioccolatini” grandi una spanna in tutti i negozi, le pasticcerie e i supermercati d’ Olanda. Praticamente tutti ricevono uno o piu’ di questi “cioccolatoni” con l’ iniziale del loro nome. Un tempo si usava spargere questi dolcetti in giro per casa, lasciando che i bambini li raccogliessero direttamente dal pavimento. Lo so che a dirlo oggi fa un po’ impressione e dubito che questa usanza sia ancora in voga ai nostri giorni, ma era un rituale che intendeva propiziare l’abbondanza simulando lo spargimento dei semi nei campi e che vedeva i bambini, simbolo vivente di fertilita’, come protagonisti.
Una precisazione: molto spesso anche gli stessi Olandesi fanno confusione tra kruidnoten e pepernoten, ritenendo che siano due nomi dello stesso biscotto. Invece tra i due dolcetti ci sono grandi differenze, sia nella forma che nella sostanza. I kruidnoten, che possiamo considerare i fratellini degli speculaas, sono di forma semisferica, sono croccanti e contengono zenzero e un’infinita’ di spezie come cannella, chiodi di garofano, pepe bianco, noce moscata e cardamomo. I pepernoten, invece, sono piu’ morbidi, hanno una forma piu’ rustica e contengono semi d’anice in polvere e miele.
Tra tutti i dolci tradizionali tipici delle festivita’ invernali, gli speculaas la fanno da padroni, protagonisti incontrastati della scena. Sono uno dei simboli di questo Paese, insieme ai tulipani, ai mulini, agli zoccoli, alle cuffiette con le ali in su, alle mucche e al formaggio...e ad altre cose che qui non nomineremo... Infatti ormai si trovano ovunque, negozi di souvenir compresi, durante tutto l’anno, ma fino a pochi decenni fa, si realizzavano solo in occasione della festa di Sinterklaas e del Natale. Il motivo e’ molto semplice: le spezie erano costose ed andavano usate con parsimonia. A dirla tutta, le spezie sono costose anche oggi, ma noi siamo tutti piu’ ricchi...o no? In ogni caso, di speculaas ce ne sono diversi tipi: si puo’ infornare un unico grosso biscotto, con o senza scaglie di mandorle, che poi si servira’ spezzato grossolanamente, oppure si possono ricavare delle forme utilizzando dei taglia biscotti o ancora realizzare una sorta di sandwich cookie, mettendo uno strato di pasta di mandorle tra due strati di impasto degli speculaas, cuocendo tutto in forno e tagliandolo poi in pezzi rettangolari prima che sia completamente freddo. Gli speculaas piu’ belli, pero’, i cosiddetti speculaaspoppen, sono quelli formati con l’aiuto dei tradizionali stampi in legno, chiamati speculaasplanken, appunto. Questo particolare tipo di biscotto ha origine antichissime al punto che se ne fa menzione anche in alcuni scritti di epoca romana. I popoli germanici, usavano fare sacrifici agli dei. In origine erano sacrifici umani, soprattutto giovani schiavi, poi sostituiti da sacrifici di animali. Col passare del tempo queste pratiche vennero abbandonate e per ingraziarsi i favori delle divinita’, si comincio’ a produrre un dolce a base di prezioso miele al quale veniva data la forma di vari animali. Dopo l’avvento e la diffusione del cristianesimo anche in terra germanica, i monaci, gia’ nel primo Medio Evo, iniziarono a realizzare dei dolci a base di miele cotto e zenzero che venivano poi cotti in forme di pietra scolpita, o di terracotta modellata, con le sembianze dei santi. Il nome stesso, speculaas, deriva dal latino speculum, specchio, perche’ il biscotto riporta impressa un’ìmmagine speculare rispetto a quella dello stampo. Questi dolci venivano di solito offerti ai pellegrini di passaggio. Nel XVI e XVII secolo, epoca che vide affermarsi la supremazia olandese negli scambi commerciali con l’Oriente, questi dolci si arricchirono delle pregiate e preziose spezie importate da quelle terre e, praticamente invariata, la ricetta e’ ancora la stessa che si usa oggi. Abbandonati gli stampi in pietra o terracotta, si comincio’ a realizzarli in legno di pero o ciliegio, essenze particolarmente adatte allo scopo, dato che non hanno odore e non rilasciano tossine, sopportano sia gli sbalzi di temperatura che i frequenti lavaggi e, cosa piu’ importante, si prestano ad essere finemente intagliati anche con minuziosi, dettagliati ed intricati disegni. La richiesta di questi stampi aumento’ considerevolmente e lo scultore di speculaasplanken divenne una vera e propria professione, con tanto di gilda, l’equivalente delle Corporoziani delle Arti fiorentine. Le immagini intagliate erano le piu’ varie: fiori, animali anche esotici, uomini, donne, bambini, scene ed oggetti di vita quotidiana, arti e mestieri, santi, re, regine e imperatori. Pare che gli speculaas venissero utilizzati anche come mezzo di comunicazione. Sembra addirittura che Federico III, per aumentare la sua popolarita’, nel 1448 ne abbia commissionati 4000 con la sua effige da distribuire ai bambini del suo regno (lo consiglierei anche ai candidati alle moderne elezioni, cosi’ almeno non finirebbero cestinati come i volantini che si ostinano a mandarci) solo che in Germania quei biscotti si chiamavano, e si chiamano tutt’ora, springerle. Gli spekulaasplanken si trovano comunemente in commercio anche oggi, in Olanda. Quelli intagliati a mano, costano una fortuna, ovviamente. La maggior parte sono prodotti industrialmente, in legno di faggio o quercia, ma conservano ancora un certo fascino, non fosse altro per il fatto che mantengono viva un’antica tradizione. Sono sicura che se vi capitasse di fare una vacanza in Olanda, non potreste resistere alla tentazione di comprarne almeno uno, ma vi avverto: realizzare gli speculaaspoppen utilizzando gli speculaasplanken non e’ certo facile! Richiede una buona dose di esperienza e di manualità e tanta, tanta pazienza. Anche ammesso di acquisire la tecnica necessaria a toglierli dagli stampi senza far perdere loro la forma, in cottura molti dei dettagli andranno persi. Questo non vuol dire che dobbiate rinunciare a farvi in casa questi meravigliosi, profumati e croccanti biscotti. Vale la pena provarci anche solo per sentire la casa che si riempie del profumo che emana dal forno mentre cuociono. Limitatevi ad usare dei tagliabiscotti, magari con le tradizionali forme natalizie. Oppure fate uno o due speculaasbrokken, il grosso biscotto che va spezzettato grossolanamente una volta cotto e reffreddato. O meglio ancora provate i gevuldespeculaas, i miei preferiti, con il loro morbido ripieno di amandelspijs, pasta di mandorle. A voi la scelta.
Speculaas
200 g di farina autolievitante
100 g di zucchero di canna scuro
100 g di burro a temperatura ambiente
3 cucchiai di latte
3 o 4 cucchiaini di miscela di spezie*
1 cucchiaino di bicarbonato
la buccia grattugiata di ½ arancia
1 pizzico di sale
facoltativi:
1 albume leggermente battuto
mandorle spezzettate o in scaglie per guarnire
In una ciotola mescolate la farina con lo zucchero, le spezie, il bicarbonato, la scorza di arancia e il sale. Aggiungete il burro ammorbidito e il latte e impastate bene, fino a quando sarete in grado si formare una palla che non vi si appiccichi alle dita. Appiattite l’impasto ad uno spessore di circa 3 cm, avvolgetelo in carta da forno e riponetelo in frigorifero per almeno due ore, ma meglio se tutta la notte. L’impasto si mantiene in frigorifero fino a due giorni e puo’ essere congelato fino a 6 settimane.
Accendete il forno a 175° e rivestite due teglie con carta da forno. Stendete l’impasto ad uno spessore di circa 5 mm e ritagliatalo nelle forme prescelte. Volendo, spennellare la superficie dei biscotti con l’albume e cospargerli di mandorle.
Infornare per 20/25 minuti o fino a quando diventeranno di un bel colore marrone. Gli speculaas devono essere croccanti allo stesso modo sui bordi come al centro, ma questo si sa solo dopo che si siano competamente raffreddati. Cuocetene alcuni per provare i tempi del vostro forno.
Una volta cotti, lasciateli raffreddare sulla teglia per qualche minuto e poi trasferiteli su una gratella a raffreddare completamente. Se avete fatto degli Speculaasbrokken, aspettate che siano completamente freddi prima di romperli.
* Spleculaaskruiden, la miscela di spezie per gli Speculaas:
§ 30 grammi di cannella
§ 10 grammi di noce moscata
§ 10 grammi di chiodi di garofano
§ 5 grammi di zenzero
§ 5 grammi di semi di anice
§ 5 grammi semi di coriandolo
§ 5 grammi di pepe bianco
Macinate tutte le spezie insieme in un macinacaffe’ e conservatele in un vasetto di vetro a chiusura ermetica. Se non trovate tutte le spezie, potete tralasciarne qualcuna, ma comunque non devono mancare la cannella, i chiodi di garofano, lo zenzero, la noce moscata e il pepe bianco.
Gevulde Speculaas con pasta di mandorle
Fate prima la pasta di mandorle mescolando, a mano o nel mixer, 200 g di farina di mandorle, 125g di zucchero a velo, 1 uovo intero, il succo filtrato e la buccia grattugiata di ½ limone. Copritela con la pellicola e tenete da parte.
Dividete l’impasto degli Speculaas in due. Stendete ogni meta’ a formare un rettangolo, ognuno su un pezzo di carta da forno. Spalmate su una meta’ la pasta di mandorle in uno strato uniforme. Aiutandovi con il foglio di carta da forno, capolgete il secondo rettangolo sulla pasta di mandorle. Eliminate delicatamente la carta da forno, spennellate la superficie con l’albume e cospargete di mandorle a scaglie. Infornate a 175° per 30/35 minuti. Togliete dal forno e lasciate raffreddare per una decina di minuti. Con un coltello seghettato tagliate dei rettangoli e lasciateli raffreddare completamente.
Tutto questo parlare di Sinterklaas....Significa che gli Olandesi non festeggiano il Natale? Certo che si’! Con l’albero, le luci colorate, le famiglie riunite, la Messa di mezzanotte, le vacanze da scuola e dal lavoro...e se ci scappa un altro regalino, nessuno ci trova da ridire...men che meno i bambini!
Iscriviti a:
Post (Atom)


























