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lunedì 8 luglio 2013

Le Perigord et ses Salades





Con il termine Perigord, si indica una zona geografica del Sud Ovest della Francia e che grossomodo corrisponde alla Dordogna, uno dei dipartimenti nei quaili e’ suddivisa la regione dell’Aquitania. A sua volta, il Perigord e’ diviso in quattro aree differenti: Perigord Rouge, Perigord Blanc, Perigord Noir e Perigord Vert.



Rouge, rosso, e’ la zona intorno a Bergerac e deve il suo nome ai pregiati vini prodotti nelle sue storiche cantine e al colore dei pampini in autunno; Blanc, bianco, ha Riberac come centro principale e la bella e candida pietra calcarea come prodotto tipico, da cui il nome. Inoltre, nel Perigord Blanc si trova anche Perigueux, la bella citta’ che e’ anche la prefettura della Dordogna; Noir, nero, per i fitti boschi di querce, ha la cittadina di Sarlat la Caneda come capoluogo; infine il Perigord Vert, cosi’ chiamato per  i suoi pascoli che, grazie alla presenza di numerose sorgenti sotterranee ed al clima mite, restano verdi per tutto l’anno. Nontron, Brantome e Thiviers sono i maggiori centri abitati.
La geografia e le ricchezze naturali del Perigord, ne fanno un luogo bellissimo e per lo piu’ incontaminato, ricco di storia e di vita selvatica che il neonato Parc Regional du Limousin-Perigord si propone di conservare.
Abitata fin da tempi antichissimi, l’intera zona e’ ritenuta una delle culle dell’umanita’ per l’insolita ricchezza di siti archeologici, il piu’ famoso dei quali e’ la Grotta di Lascaux che conserva innumerevoli opere di arte parietale risalenti al Paleolitico superiore, vale a dire a piu’ di 17.000 anni fa. La grotta originale oggi e’ chiusa al pubblico, per preservarne gli inestimabili tesori, e ne e’ stata costruita una copia esatta. Ma Lascaux non e’ la sola: la valle lungo il corso del fiume Vezere, dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanita’, contiene 147 siti dell’era Paleolitica e 25 grotte decorate.
Rovine di epoca romana, chiese e villaggi antichissimi e meravigliosamente conservati, le splendide bastides del Perigord Rouge, le abitazioni e i palazzi scavati nella roccia e i numerosi castelli completano l’interessantissimo quadro storico. Il Perigord e’ stato uno dei principali campi di battaglia della Guerra dei Cento Anni, combattuta tra Francia ed Inghilterra a cavallo tra il XIV ed il XV secolo, ed e’ ora la Terra dei 1001 castelli, sia medioevali che rinascimentali.
Se non bastassero i suoi paesaggi mozzafiato, i suoi pittoreschi villaggi e la sua storia millenaria a farci sognare di visitare questa bellissima parte di Francia, il Perigord ha un’altra carta pesantissima da giocarsi: la sua gastronomia. Non solo foie gras e tartufi neri, che gia’ da soli basterebbero, ma anche i meravigliosi salumi di suino Cul Noir cosi’ come di cinghiale, di cervo o di oca e anatra; formaggi di vacca, pecora e capra; fragole dolci, succose e profumate come non se ne trovano piu’; noci tenere e saporitissime dalle quali si estrae un olio davvero ottimo e poi i vini, famosi ed apprezzati in tutto il mondo, come i rossi e i bianchi di Bergerac o il dolce e dorato Montbazillac, compagno ideale e praticamente inseparabile del foie gras. La vicinanza con il Limousin e i verdissimi pascoli del Perigord Vert, forniscono una delle carni bovine piu’ apprezzate al mondo, a pari merito con la nostra Chianina.
Nel ricco menu’ perigordino, les salades, le insalate, occupano un posto di tutto rilievo. Costituiscono l’entree di pranzi o cene di piu’ portate, cosi’ come il piatto unico di un pranzo o una cena leggeri. Praticamente ogni bistrot o table d’hote le propone. Le principali e piu’ frequenti sono la Salade perigourdine, la Salade de gesiers de canard e la Salade de chevre chaude, quest’ultima non di origine perigordina, ma comunque molto diffusa, come nel resto della Francia, e qui proposta con gli ingredienti tipici della zona. A questi tre capisaldi si unisce la Salade landaise, originaria del vicino dipartimento delle Landes e che e’ la piu’ ricca e complessa. 
Non si tratta di vere e proprie ricette, piuttosto di suggerimenti su come utilizzare al meglio alcuni dei meravigliosi prodotti del Perigord.





Soprattutto per quanto riguarda la Salade perigourdine, si possono variare le lattughe, possono esserci o meno i pomodori o la pancetta rosolata, anche il foie gras non sempre e’ compreso, ma di sicuro non devono mancare il magret de canard séché, affumicato o meno, le noci e l’olio di noci. Il magret de canard séché, e’ uno dei meravigliosi salumi tipici della regione e altro non e’ che petto d’anatra messo dapprima sotto sale e poi fatto stagionare da pochi giorni ad un massimo di tre settimane con pepe ed altre spezie a scelta. Ne esiste anche una versione farcita di foie gras, che e’ di una bonta’ indescrivibile. Piuttosto facile da fare anche a casa a patto di avere un filetto di petto d’anatra di ottima qualita’ e ciccottello. Assolutamente sconsigliato il prodotto congelato, che perde troppi liquidi durante la saltura.




 Magret de Canard séché fait maison

1 petto d’anatra di circa 300 g
500 gr di sale grosso
1 cucchiaio di pepe macinato fresco
spezie ed erbe aromatiche a scelta, facoltative

Versare uno strato di sale in un contenitore poco piu’ grande del petto d’anatra, adagiarci la carne con la pelle in basso e coprire con il resto del sale. Chiudere il contenitore con il suo coperchio e con della pellicola e riporlo nella parte meno fredda del frigorifero. Il tempo di salatura varia da 12 a 24 ore a seconda del peso del filetto e dal gusto che si vuole ottenere. Per un filetto di 300 g ed un gusto non troppo salato, 12 ore sono piu’ che sufficienti. Trascorso questo tempo, togliere il petto dalla saltura e strofinarlo con un panno pulitissimo per eliminare tutto il sale. Ricoprirlo completamente con il pepe macinato, premendo delicatamente con le mani per far aderire bene il pepe alla carne, ed adagiarlo su un panno asciutto e pulito, possibilmente fatto precedentemente bollire per eliminare ogni traccia di detersivo. Cospargerlo con le spezie e le erbe scelte, per me pepe rosa e timo, ed avvolgerlo nel panno. Farlo stagionare in frigorifero, nella parte meno fredda, ma non nel cassetto della verdura, perche’ troppo umido. Anche il tempo di stagionatura varia a seconda del prodotto che si vuole ottenere e consumare: puo’ essere gustato gia’ dopo 48 ore, se si desidera una carne ancora rossa, morbida e umida, oppure attendere fino ad un massimo di tre settimane se si vuole una carne piu’ secca e stagionata. Al momento di utilizzarlo, affettarlo non troppo sottilmente e gustarlo accompagnato da pane fresco o tostato e ancora caldo, composta di fichi o fichi freschi o anche sottaceti o sott’oli.



 Come dicevo, il magret de canard séché, e’ il principale ingrediente della Salade perigourdine, composta da lattuga, meglio se una misticanza, condita con una vinaigrette di olio di noci, aceto di vino rosso - per me un aceto di vino Bordeaux invecchiato un anno in botti di quercia che chevvelodicoaffa’- e sale, sulla quale vengono disposte fettine di magret, noci e crostini di pane. Per una versione piu’ lussuriosa, una fetta di foie gras entier adagiata su  del pain campagne tostato e’ il massimo! Se poi vogliamo strafare, due lamelle di tartufo nero, quando e’ stagione, non ce le faremo mancare.






lunedì 1 aprile 2013

qui comincia l'avventura...

A dire il vero era gia' cominciata qui, qui e anche qui e qui, ma fino ad oggi abbiamo solo scherzato. Abbiamo sognato, fatto progetti, raccolto informazioni, letto libri, siti internet, blog....Adesso e' venuto il momento di fare sul serio. Questa sera partiamo per Thiviers con l'intenzione di restarci e di iniziare una vita tutta nuova. Ad essere sincera, restero' la' solo io: il maritino dovra' fare avanti e indietro per un po', dato che abbiamo ancora bisogno del vil denaro e per guadagnarne l'Olanda e' sicuramente, nonostante la crisi, un buon posto. Inizio oggi questo blog, un diario, spero il piu' possibile divertente, delle mie future esperienze, ma che nasce gia' con l'ambizione di trasformarsi in un manuale di sopravvivenza per chi volesse fare un passo simile al mio. Non so quando tornero' a postare, dato che a Le Claud, la nostra casetta nella campagna francese, ancora non abbiamo la connessione. Faremo richiesta proprio in questi giorni, ma di preciso non so quanto tempo ci voglia per averla.  Forse per allora avro' gia' delle belle foto della cucina finita e dell'orto con i primi germogli...Speriamo! Non vedo l'ora! Fatemi gli auguri e tornate a trovarmi ogni tanto.

domenica 10 marzo 2013

Io vado a vivere qui, chi vuol venire con me?






Basta! Adesso sono proprio stanca. Stanca di non sapere quello che mangio. Stanca che la mia salute e la mia liberta' di scelta, siano nelle mani di gente priva di scrupoli che ha accettato di sottomettere la propria coscienza e il proprio senso di responsabilita' al profitto. In casa mia, nei limiti del possibile, i cibi confezionati non entrano. Nemmeno le marmellate. Mi faccio tutto in casa, ma sono comunque vincolata all'acquisto delle materie prime. Cerco sempre di acquistare cibi biologici. Poi ti scopro che sono biologici solo di nome, solo sull'etichetta. E allora? Allora non mi rimane che una cosa da fare: me lo coltivo e me lo allevo io, il mio cibo! Ho la fortuna di avere una casa in campagna con due ettari di terreno. E due ettari di terreno, se coltivati secondi i principi dell'agricoltura intensiva, con un'appropriata rotazione delle colture e del pascolo degli animali, possono garantire l'autosufficienza alimentare ad una famiglia di sei persone.









Non mi aspetto che sia facile. So che e' faticoso. "La terra e' bassa!", diceva sempre mio padre. Bisogna piegare la schiena per coltivarla. Poi ci sono le malattie, l'imprevedibilita' del tempo, le razzie degli animali selvatici. E' un lavoro e come tutti i lavori ha i suoi inconvenienti, i suoi aspetti negativi. Ma guardatevi intorno: quante persone conoscete che, la mattina, saltano fuori dal letto pieni di entusiasmo per quello che le aspetta? Quante volte vi sentite dire: " Come sono fortunato: amo il mio lavoro e ogni giorno non vedo l'ora di cominciare e la sera mi dispiace tornare a casa." Io non lo so, ci dovrei pensare, ma cosi' su due piedi direi nessuno. Quasi tutti quelli che conosco fanno lavori che, nelle maggior parte dei casi, non hanno scelto, che non li appassionano e non li gratificano. Solamente per poter guadagnare i soldi che servono ad acquistare cose prodotte da altre persone che non amano quello che fanno. Cose delle quali, molto spesso, nemmeno abbiamo bisogno. 
" BUON CIBO, abiti comodi, case funzionali e vera cultura: queste sono le cose che contano." dice John Seymour nell'introduzione  del suo libro " The new complete book of Self-sufficiency", riedizione della sua prima guida all'autosufficienza pubblicata nel 1976. 
Allora io lo ripeto: basta! Scendo qui! Chi viene con me? Perche' da sola non ce la posso fare. I principi fondamentali dell'autosufficienza sono la solidariteta' e la collaborazione. Ogni volta che pubblico post che parlano di questo argomento e del mio sogno di vivere una vita autosufficiente, svincolata dal consumismo e dalle leggi di mercato, ricevo decine di commenti e messaggi privati di persone che mi dicono quanto io sia fortunata, quanto benevolmente mi invidino, quanto anche loro desiderino lo stesso tipo di vita. Si offrono di aiutarmi e collaborare. Bene! Vi prendo in parola! C'e' posto per altre quattro persone. Non serve che abbiate esperienza, bastano motivazione e volonta'. Quel che serve lo possiamo imparare, magari con l'aiuto di chi pratica l'agricoltura da tutta la vita, come Monsieur Malmanche, il contadino che si occupa del mio terreno da piu' di 50 anni. Termini e condizioni li possiamo discutere insieme, sono aperta a qualunque proposta, purche' seria e motivata. Non dobbiamo per forza fare tutto e subito: cambiare vita e' un processo lento, come lenti e costanti sono i processi della vita organica. "Io sono solo uno. Posso fare solamente quello che uno puo' fare. ma quello che uno puo' fare, io lo faro'!" , questo e' il motto di Seymour e io vorrei che diventasse anche il mio. In tutto il Mondo ci sono persone, anche giovani, che stanno tornando alla vita rurale. Molte e diverse le motivazioni, ma le piu' comuni sono legate alla crisi economica in atto, all'aumento del costo della vita, alle frequenti frodi alimentari, al desiderio di limitare l'impatto dell'uomo sul fragile equilibrio del nostro Pianeta. Molti non sopportano piu' lo "stress della vita cittadina", desiderano ritmi piu' lenti e naturali, piu' tempo da passare all'aria aperta e un maggior contatto con la natura. 
Ma non sono io a dovervi convincere: se la' fuori, tra chi mi legge, c'e' qualcuno che desidera davvero scegliere questo come suo stile di vita, io sono qui, piu' che pronta a dargliene l'opportunita'. Allora, chi viene con me?







giovedì 26 gennaio 2012

La mia Francia: ristrutturazione e tartufi.










E' la mia ricetta per la felicita'. Per la mia felicita', intendo. Posso condividerla, ma difficilmente si puo' riprodurre uguale uguale. Gli ingredienti sono unici, introvabili altrove. Occorrono un marito, una gatta, una casa di campagna vecchiotta, malmessa e da ristrutturare, dei vicini anzianotti, ma cordiali, gentili e generosi. Il marito deve essere un po' fuori di testa, come sua moglie, del resto. La gatta deve essere rigorosamente francese, trovatella e, soprattutto, deve subire lunghe ore di viaggio in macchina senza dare i numeri. La casa deve essere in Dordogna, nel Perigord Verde, per la precisione, meglio ancora appena fuori il minuscolo paese di Thiviers, altrimenti rischiate di non trovare vicini altrettanto simpatici. Come unico condimento, indispensabile, una dose generosa di spirito di adattamento. 




Che sbadata: mi stavo dimenticando uno degli ingredienti principali! Sir Duke, il furgone Fiat Ducato bianco, auto di famiglia nonche' indispensabile compagno di avventura. Una volta reperiti tutti gli ingredienti, si procede come segue: 
si carica il furgone con tutto quello che puo' servire per stare caldi e comodi, sia durante il viaggio, che sara' di circa dodici ore, comprese un paio d'ore di sosta per schiacciare un pisolino, che per i giorni di permanenza nella vecchia casa. Non dimenticarsi di caricare anche tutto l'occorrente per la gatta: trasportino, cesta con coperta e giochini, ciotola per il cibo, vaschetta con sabbietta per i bisognini; rimarra' tutto inutilizzato, ma meglio averli. Partire verso le 22,30, col maritino imbronciato e di malumore perche' la squadra del cuore ha perso il derby, che e' peggio che perdere la finale della Coppa dei Campioni. Sistemarsi sul sedile posteriore, con la gatta in braccio: appena partiti sara' inevitabile una lieve agitazione, dovuta all'ansia generata da rumori, vibrazioni, sobbalzi, rollii e beccheggiamenti del furgone, nonche' dalle temutissime ombre che sfrecciano e si rincorrono su ogni superficie dell'abitacolo, proiettate dalle luci dei lampioni e delle altre auto. Calmare la micia impaurita con molte carezze e paroline dolci. Se non basta, sdraiarsi sul sedile, a pancia in su, coprire voi e lei con un piumino leggero e lasciare che la gatta si scelga una parte qualunque del vostro corpo sulla quale rannicchiarsi, acciambellarsi, allungarsi in cerca di conforto e protezione. Poubelle alla fine sceglie sempre il petto, forse perche' il battito del mio cuore la tranquillizza, forse perche' cosi' puo' dare una sbirciatina da sotto il piumino, perche' non dimentichiamoci che di gatto stiamo parlando: piu' che la paura, puo' la curiosita'! Certo e' che la Pouby e' una gatta davvero speciale. Evidentemente non ama viaggiare, ma subisce la cosa con una pazienza infinita. Niente miagolii stazianti da gatto agonizzante, niente unghiate rabbiose a sedili e finestrini o agli umani responsabili di tutto quel terrore. Nessun tentativo di fuga ogniqualvolta si scenda dall' auto per fare benzina o andare in bagno...Solo una composta, dignitosa, paziente sopportazione, che pian piano si trasforma in calma curiosita' e poi in rassegnata tranquillita', fino ad un sonno pacifico. Una volta passata Parigi, in direzione Orleans, il maritino spezza la monotonia e la fatica della guida notturna, con un pisolino di due ore, allungato sul sedile posteriore. Io mi sdraio alla bellemeglio sul sedile del passeggero, reclinato al massimo, e la Pouby, a motore spento, senza vibrazioni e sobbalzi, ispeziona con cura ogni centimetro quadrato dell'abitacolo. Poi si rimette a dormire anche lei, anche stavolta scegliendo a suo piacere una qualunque parte del corpo dei suoi due umani. Sveglia, colazione e si riparte, alla volta di Thiviers. Si arriva in una fredda e soleggiata giornata. La piu' fredda giornata dell'anno. Il vecchissimo termometro che ho trovato in un cassetto di una delle credenze e che ho lasciato appeso ad una delle pareti della stanza a pian terreno segna 3 gradi! E' ora di mettere alla prova il vetusto impianto di riscaldamento, composto da una piccola caldaia a legna e carbone e da caloriferi in ghisa, secondo me ancora i migliori. C'e' anche il grande camino, perfettamente funzionante, l'abbiamo gia' collaudato durante le visite precedenti. Abbiamo anche fatto installare un acceleratore per la pompa dell' impianto. Non resta che da verificare in quanto tempo la temperatura interna raggiungera' un livello confortevole. La legna non e' un problema: la legnaia era gia' piena quando abbiamo acquistato la casa e da allora altra ne abbiamo aggiunta noi, tagliando le piante che erano cresciute a foresta durante gli anni di abbandono. Per il camino va bene, ma per la caldaia e' troppo grossa, bisogna tagliarla. Io mi occupo del camino, mentre il maritino mette in funzione la motosega e parte, accompagnato dalla mia trepidazione: l'aggeggio mi inquieta, ogni volta che qualcuno lo utilizza, la mia mente si riempe di immagini pulp che fatico a scacciare. Eppure mi sono tenuta accuratamente alla larga dalla saga horror della quale e' discutibile protagonista...Mi distraggo concentrandomi sulla preparazione della pira, come mi ha insegnato il mio papa':  
sistemo gli alari a circa 40 cm di distanza uno dall'altro, appallottolo qualche foglio di giornale, ci sistemo sopra dei rami secchi, poi dei legnetti sottili e via via sempre piu' grossi, ma messi in modo che resti sempre un po' d'aria tra di loro, altrimenti le fiamma non prende ossigeno e si soffoca. Con un lungo fiammifero, do fuoco in piu' punti alle pallottole di carta: pochi istanti, e le fiamme si levano alte e vigorose. E questa e' fatta. Dalla legnaia mi arriva il suono odioso dell'odiato attrezzo: segno che il maritino ha ancora tutte e dieci le preziose dita...per quelle dei piedi non posso garantire...mi infilo un paio di guanti da lavoro e lo raggiungo, cercando di convincermi che lo trovero' con ancora tutti gli arti al loro posto...Cosi' e', anche se la posizione nella quale si e' messo a tagliare i lunghi rami mi da i brividi: abbiamo bisogno di un cavalletto adatto allo scopo. In pochissimo tempo riempiamo la carriola e anche due grossi mastelli di legna secca, ma decisamente polverosa. I ciocchi piu' grossi il maritino insiste a lasciarli tal quali: tanto sul camino bruciano cosi' come sono...Illuso!! ...ma non tento nemmeno di discutere: lui ha il senso del fuoco, come una perfetta Giovane Marmotta...Dopo una mezz'ora di armeggiamenti e circa mezzo litro di diavolina liquida, anche la caldaia prende vita. Ci vuole un po', ma alla fine tutti i caloriferi della casina vanno in temperatura e prima di sera il vecchio termometro segna 18 gradi: non male, decisamente niente male. Queste operazioni si sono ripetute praticamente ogni giorno: alimentare un camino e una caldaia a legna e' quasi un lavoro a tempo pieno. C'e' da dire che in questo modo il maritino si e' molto impratichito nell' uso della motosega ed ha notevolmento affinato la difficile arte del taglio della legna da ardere. Questo, oltre a scaldare la vecchia casa fino a dei dignitosissimi 22 gradi, ci ha anche permesso di risparmiare notevolmente il credito telefonico: chiamate urbane ed interrurbane le effettuavamo a mezzo segnali di fumo....Per tutto il tempo della nostra permanenza, ovunque andassimo ci arrivavamo preceduti da un delizioso ed intenso effluvio di Eau de Strinu'. E' anche capitato che qualcuno, malignamente devo dire, abbia fiutato l'aria con espressione allarmata, chiedendosi dove fosse scoppiato l'incendio e se non fosse il caso di allertare i vigili del fuoco...maligni, appunto. Invece il maritino e' stato molto bravo e si e' impegnato al massimo nel pesante compito di provvedere alle necessita' energetiche della vecchia casina. In piu' ha anche vestito di nuovo i panni di Paolo "Demolition man" Bertelli e, martello demolitore alla mano, ha realizzato tutte le scanalature che servivano a far passare le canaline del nuovo impianto elettrico e ha anche eliminato il vecchio intonaco dalle pareti della cucina, rivelando la bella pietra calcarea con cui e' costruita la casa. Si e' anche preso la briga di ripulire tutto il sottotetto dalle macerie e dalla sporcizia lasciate dagli operai che hanno rifatto la copertura del tetto la scorsa estate: ora e' pronto per il trattamento antitarlo e antimuffa che faremo la prossima volta. Non solo: ha anche tirato tutte le nuove guaine per i cavi elettrici dalla cantina al sottotetto, scavando lo spesso muro portante tra il fienile e la casa. Cosa si puo' chiedere di piu' a un musicista? Sono state giornate di duro, lungo, faticoso, intenso lavoro, ma siamo soddisfatti. Alla fine di ogni faticosa giornata, ci aspettavano un bel bagno caldo nella nostra lussuosissima vasca free standing lunga due metri e profonda 50 cm, che a fatica, con millimetrica precisione, siamo riusciti a far stare nel micronuovobagno al primo piano, e una bella cenetta, cucinata e consumata nell'unica stanza "abitabile" della petite maison: il mezzanino-monolocale che al momento e' tutta la nostra casa. Cenette di tutto rispetto, se posso dirlo, con i tortelli e le lasagne, le polpette e le creme di verdura che mi ero portata da casa, ma anche con la splendida basse cote, la bisteccona di Limousine da 650 gr , cucinata alla griglia sulla brace del nostro camino, oppure le sottili e saporitissime chipolatas e le braciole di agnello, sempre alla griglia, i meravigliosi formaggi di capra e gli squisiti salumi acquistati il sabato mattina al mercato dei produttori locali. Soprattutto il prosciutto di petto d'oca farcito al foie gras, merita una ammirata citazione. Il tutto annaffiato con i meritatamente famosi vini della regione di Bordeaux e di Bergerac. Per finire in bellezza, le ultime cene sono state tutte a base di tartufo: i nostri tartufi, provenienti dalla nostra piccola tartufaia  Sono della varieta' meno pregiata, quella denominata Tuber Brumale, ma sara' che ogni scarrafone e' bello a mamma sua, a noi piacciono molto piu' del nero pregiato, il Melanosporum. Hanno un profumo ed un gusto piu' intensi...e poi sono "aggratis"!! Madame Cipierre, l'ex-propietaria ed attuale vicina di casa, mi ha dato un ottimo consiglio: metterli in un contenitore di plastica, chiuso, insieme a delle uova e tenere il tutto in frigo per un paio di giorni. Trascorso questo tempo, utilizzare le uova per fare un'omelette, aggiungendo un po' di tartufo sia alle uova in cottura, che poi, a lamelle sottili, al momento di servire. Devo proprio ringraziarla, non solo per la dritta che ho seguito con gustosissimi risultati, ma anche perche' e' lei che ha piantato gli alberi da tartufo, in memoria del marito che e' mancato ancora giovane, prima di vedere realizzato il suo desiderio di avere una tartufaia coltivata. Ovviamente le ho donato uno dei tartufi che abbiamo trovato e lei ne e' stata particolarmente lieta: dopo aver piantato gli alberi, non si e' piu' preoccupata dei tartufi e questo e' il primo che "raccoglie". Comunque nei prossimi giorni aspettatetevi qualche ricetta tradizionale perigordina: mi sono comprata un libriccino con degli spunti niente male e anche qualche prodotto tipico locale. Un'ultima annotazione su Poubelle: per lei questo e' il posto dove e' stata salvata dalla morte per fame e sete e dove ha trovato degli umani che le hanno fatto venire voglia di adottarli. Forse non capisce perche' poi l'abbiamo portata via da li, da quella che per lei e' casa sua, perche' debba vivere in un posto senza prati e alberi e cespugli e dove deve guardarsi da una sua simile che non l'ha mai accettata e cerca sempre di mangiarsela. Proprio il fatto che le due micie non possano essere lasciate mai sole nella stessa stanza, ci obbliga, ogni volta che andiamo a Thiviers, a portarla con noi. Quando e' la' si vede chiaramente che e' piu' felice e quando e' il momento di ripartire, non so che di noi tre sia piu' triste....



venerdì 9 dicembre 2011

La mia Francia: Le clos Saint Jacques, parte seconda

Ci eravamo lasciati con le ghiandaie che si andavano a nascondere tra i rami. Dovevamo visitare altre due proprieta', in Charente questa volta. Durante il viaggio, durato circa un'ora, non abbiamo smesso un solo minuto di valutare i pro e i contro della casa che avevamo appena visto. Certo: la casina da sola era un po' piccola e con poco terreno. Le due proprieta' insieme facevano una buona metratura, ma il prezzo era al di sopra delle nostre possibilita'...



Posizione e vista erano assolutamente un punto a favore. Niente tralicci, abbastanza lontana dalla strada principale e comunque vicina a tutti i servizi, facilmente raggiungibili anche a piedi. Un po' distante dagli aeroporti, forse: Bordeaux a quasi due ore di macchina, Bergerac una e mezza...c'e' Limoges a 50 chilometri, ma ci voli solo via Londra o Parigi...scomodo per noi...Visitiamo le ultime due case. Panorami da mozzare il fiato: la Charente, soprattutto nella zona al confine con la Dordogna, non ha proprio nulla da invidiare alla Maremma toscana o alla Val d'Orcia. Ovviamente anche queste ultime due proprieta' hanno pro e contro. Una volta rietrati in Olanda, avevamo ridotto la scelta a due: la casa di Thiviers e l'ultima che avevamo visto in Charente. Decidiamo di fare un'offerta per tutte e due: abbastanza vicina al prezzo richiesto per quella in Charente, ma ridicolmente bassa per quella di Thiviers. Richiama per primo l'agente della Charente: i proprietari vogliono fino all'ultimo euro richiesto, il prezzo non e' trattabile. Richiama poco dopo anche Cath, l'agente di Thiviers: l'offerta e' stata accettata! Stupore...incredulita'...paura!! Ma non e' la sola notizia elettrizzante che Cath ha da darci: sul terreno attinente al granaio, c'e' una tartufaia!! Tartufi gratis? Starai scherzando! No, non e' uno scherzo. C'e' davvero una piccola tartufaia. Oh mamma...Certo, non sara' il Bianco d' Alba, ma anche il Nero del Perigord ha un suo perche'...E non e' finita: madamme Cipierre lascia tutto, tranne i cassoni per le noci, il torchio e le assi di noce. Vabbe': sono le uniche cose di un certo valore, lo sappiamo...ma anche il resto, mica e' da buttare...Finita la telefonata ci guardiamo negli occhi, senza parlare: non sappiamo se ridere o piangere. In che razza di guaio ci stiamo andando a ficcare questa volta? Cath ci spedisce il preliminare. Dobbiamo esaminarlo, preparare tutti i documenti necessari e andare a firmarlo tra un mesetto. Per l'atto di proprieta' bisognera' aspettare due mesi dalla data della firma del preliminare: per i terreni superiori a un ettaro, la legge prevede che la proposta di acquisto venga resa pubblica e comunicata all'associazione degli agricoltori, perche' questi abbiano la possibilita' di fare un'offerta a loro volta, se sono interessati. Nessuno si fa avanti e ai primi di ottobre, si', ci sono voluti un po' piu' di due mesi, l' atto di proprieta' e' pronto per la firma. Va il maritino da solo, io sono ancora convalescente da un'operazione piuttosto seria. Torna due giorni dopo carico di fichi, mele, noci e nocciole dei nostri...si', sono davvero nostri...alberi! Non resta che mettere da parte i soldini che serviranno per ristrutturarla. Ci aspetta di nuovo un lungo periodo di piccoli sacrifici e rinuce: chi se ne frega! Stiamo per realizzare il sogno di tutta una vita...Ci aspettano, ancora una volta, lunghi giorni di fatica-lacrime-e-sangue, di rabbia e delusione, di discussioni e progetti, di incredibile soddisfazione...Ma prima, come dicevo, servono i dindini: per fortuna arrivano i mesi piu' redditizi per l'attivita' del maritino. A Gennaio avremo da parte qualcosina per cominciare e anche la possibilita' di prenderci qualche giorno libero per seguire i lavori. A Gennaio, dunque...ma questa, lo sapete bene, e' un'altra storia....
la petite maison



il fienile e la legnaia
Cath

la grande siepe






domenica 25 settembre 2011

La mia Francia: Le Clos Saint Jacques

All'inizio era solo una delle tante scelte tra le centinaia, non scherzo, di annunci visionati. Non era proprio quello che stavamo cercando: la casa un po' piccola, solo 6.000 mq di terra. Pero' avevamo gia' visto altre proprieta' nei dintorni, durante il nostro precendente viaggio; il paese di Thiviers e la zona circostante ci erano piaciuti molto. Avevamo comunque altre case da andare a vedere da quelle parti, un paio con la stessa agenzia che proproneva anche questa. Mettiamo anche lei nell'elenco. Era maggio. Una bellissima giornata di sole, una delle prime dopo una primavera insolitamente umida e piovosa, a detta di Cath, l'agente che ci accompagnava. L'edificio e' una piccola longere, minuscola rispetto a quelle che avevamo visto in Charente. Non ha nemmeno le belle caratteristiche architettoniche dello stile perigordino, quello tipico della zona in cui ci troviamo: il Perigord Vert, appunto. Qui le vecchie case hanno tetti  spioventi, leggermente concavi, ricordano un po' i tetti a cappello di strega, ma meno acuti ed appuntiti. La travatura del tetto e' particolare e molto bella, uno spettacolo da lasciare a vista, e la copertura e' composta di piccole tegole piatte, molto sovrapposte, a volte in ardesia, piu' comunemente in terracotta. I muri sono in pietra, la tipica pietra perigordina, arenaria tendente al giallo simile alla nostra pietra senese. Questa casa e' stata chiaramente costruita in epoche diverse, con alcune parti che si sono aggiunte nel corso degli anni. La parte piu' vecchia, il fienile, risale probabilmente ai primi del secolo scorso, mentre quella piu' recente, adibita ad abitazione della famiglia, deve essere stata costruita intorno agli anni trenta e alzata di un piano in un secondo tempo, probabilmente negli anni cinquanta. Quest'ultima e' in pietra intonacata, ma con l'intonaco composto di cemento e di sabbia locale, per cui il colore e' comunque quello naturale della pietra del Perigord. Il fienile, invece, e' in pietra a vista, con inserti di mattoni rossi nei punti in cui, all'interno, si aprono gli armadi a muro: in pratica si sostituivano le pietre, spesse anche 60 cm, con i mattoni, per creare una rientranza nel muro che, intonacata, dotata di mensole e chiusa da ante, potesse essere utilizzata come dispensa, nelle cucine, o come armadio. Lo stesso sistema veniva usato anche per far passare le canne fumarie di camini e stufe. La casa e' disabitata gia' da una quindicina d'anni, cioe' dalla morte dell'ultima e unica proprietaria, ed e' ancora completamente arredata con i vecchi mobili, a loro volta ancora pieni delle vecchie cose dell'anziana signora. Cath apre, non senza difficolta', il piccolo portoncino di ingresso, al di la' del quale c'e' una semplice porta finestra che da' direttamente nella cucina. Ovviamente e' buio e la corrente e' staccata, ma mentre Cath va ad aprire le imposte per avere un po' piu' di luce, alla mia sinistra, seminascosto dall'anta della porta-finestra, noto un vecchio pianoforte verticale in legno scuro. Sul leggio c'e' ancora uno spartito di Mozart...Adesso c'e' piu' luce: il pavimento e' coperto da un....linoleum a scacchi bianchi e neri, lo so, questa cosa mi perseguita. Sulla parete alla nostra destra c'e' un grande camino incorniciato da una quanto meno azzardata decorazione in finta pietra bianca con fughe nere...mah! Davanti al camino c'e' un tavolo quadrato coperto da una tovaglia scozzese sulla quale sono posati un fiasco impagliato e due bicchieri. Accanto al camino c'e' una nicchia ricavata nel sottoscala, con una piccola cucina a bombola smaltata di bianco e un frigorifero. Alla nostra sinistra una parete sottile divide il locale in due. In mezzo c'e' la porta che da' sulla sala da pranzo-salotto, a sinistra della porta c'e' il pianoforte, a destra una credenza, che mi arriva quasi alle spalle, anche questa in legno scuro, con un cassetto e due ante: sul piano impolverato, tra soprammobili dozzinali e una bella ciotola ovale in porcellana, ci sono alcuni vecchi libri, con le rigide copertine consunte e le pagine ingiallite, mentre i ripiani interni sono quasi per intero occupati da pile di vecchi dischi in vinile e degli ancor piu' vecchi 78 giri in bachelite. La sala da pranzo ha un aspetto leggermente meno campagnolo, piu' borghese, con le pareti rivestite con un alto zoccolo di perline smaltate in verde salvia e azzurropolvere e una carta da parati in nuance che si sta staccando in parecchi punti, il soffitto perlinato anch'esso, il pavimento a listoni di legno, coperto per meta' da un consunto tappeto, sul quale poggia un bellissimo, grande tavolo in noce con le gambe arquate in stile Queen Ann. In un angolo un'altro camino, questa volta con la cornice in legno, ma si vede che e' finto; nella bocca del finto camino, pero', c'e' una piccola meraviglia: una vecchia stufetta a legna, in ghisa lavorata e smaltata di bianco con la marca Godin stampata a rielievo sullo sportellino. Completano l'arredamento della stanza un divano a due posti e una poltrona in pelle capitonnee, che sicuramente hanno visto tempi migliori e che qualcosa mi dice i topi trovino molto confortevoli, e un buffet talmente grosso, scuro e scolpito, da farmi pensare ad un sarcofago medioevale. L'interno e' occupato da un servizio di piatti di Limoges dipinti a mano: ogni piatto diverso dall'altro, su ognuno una coppia di pesci e il bordo decorato in oro zecchino. Salsiere, zuppiere, piatti da portata...un servizio da dodici quasi completo, mancano solo tazze e tazzine. L'immancabile armadio a muro, con l'anta dipinta negli stessi colori delle perline, contiene invece servizi di bicchieri e bottiglie di vetro molato e un altro servizio di piatti: questa volta la marca e' Villeroy & Boch ed e' un servizio da dessert della serie Burgenland in blu. Su un altro ripiano un piu' modesto, ma sempre bello, servizio in terracotta smaltata completo di cocottes di varie misure....potrei andare a vanti cosi' per giorni: descrivere dettagliatamente una per una tutte le cose che abbiamo trovato dentro quella casa e' impossibile. Sembrava un piccolo museo di storia popolare...Dalla cucina una corta rampa di scalini conduce al mezzanino, un'ampia stanza anche in questo caso completamente arredata, con gli armadi pieni di biancheria di lino ricamata a mano e i letti coperti da trapunte di lana che, purtroppo, in alcuni punti mostrano i segni degli attacchi delle tarme. C'e' anche una vecchia macchina per cucire chiusa nel suo bellissimo tavolino con la base in ghisa e il piano intarsiato a scacchiera. Un'altra rampa di scalini porta al primo piano, composto da due camere da letto, uno sgabuzzino e un singolare bagno ricavato nel disimpegno del corridoio, proprio in cima alle scale: bisogna attraversarlo per raggiungere la seconda camera da letto...boh! Noto anche che non c'e' il water, ma solo il bidet...gia'...Cath, ma dov'e' la toilette? Ah si'...e' di sotto....Dove di sotto, scusa...non mi sembra di aver visto il bagno....No, no...di sotto...in cantina...Ossignurdeldom...quindi, facciamoci brevemente due conti a mente: water in cantina e bidet al primo piano...comodo! Scendiamo quindi a vedere la cantina: se la casa e' un museo, questa e' un mercatino dell'usato! Con una scala a pioli saliamo attraverso una botola al piano superiore e anche questo non fa' differenza: vecchi mobili e vecchie cose e tantissimi vecchi libri!...Un po' frastornati usciamo per dare un'occhiata al terreno. La casa viene venduta con circa 6000 mq di terreno attinente, con diversi alberi da frutto. Non possiamo camminarci in mezzo, perche' l'erba ci arriva al naso: il contadino che lavora il fondo per conto di Mmme Cipierre, l'attuale proprietaria, ci portera' le sue vacche Limousin a pascolare, tra qualche giorno. Facciamo comunque due passi intorno alla proprieta', delimitata da una stradina sterrata. A poche decine di metri dalla casa ci sono altre due costruzioni: un bel fienile a due piani, sempre in pietra, e una specie di legnaia, mezzo diroccata e rappezzata con assi di legno e lamiera ondulata. Anche questi sono di proprieta' di Mmme Cipierre e sono in vendita....Ah si'?...e quanto terreno? Circa un ettaro e due....Pero'!...e quanto chiedono?...La somma delle due proprieta' e' ben al di la' delle nostre possibilita', comunque Cath decide di andare a vedere se Madame e' in casa. Abita li' accanto, in una magnifica villa, costruita negli anni ottanta, ma seguendo lo stile tradizionale perigordino: una meraviglia di pietra a vista e tegole in terracotta, con tanto di torretta-colombaia, circondata da quattro ettari di terreno ben tenuto e con un panorama mozzafiato. E' lo stesso che si godrebbe anche dalle finestre sul lato nord della casetta, se non fosse per l'altissima siepe di lauro che blocca la visuale. Ma la siepe si puo' potare e se questo e' quello che avremmo davanti agli occhi tutte le mattine alzandoci ed aprendo le persiane...beh, un pensierino ce lo potremmo anche fare. Cath e' di ritorno accompagnata da Madame Cipierre. Insieme diamo una rapida occhiata all'interno dei due annessi. Anche qui una quantita' impressionante di vecchi oggetti e utensili da lavoro: grandi cassoni col fondo di rete sottile per far asciugare le noci, un torchio per le mele, una vecchissima mola, un'altrettanto vetusta bascula, una mezza dozzina di grandi pentole in ghisa ancora con i loro coperchi e cataste e cataste di legna piu' che stagionata, direi. A me, che ho un'insana, e per molte persone incomprensibile, passione per tutto cio' che e' vecchio, usato, consunto, indipendentemente dal suo effettivo valore intrinseco, sembra di stare nella caverna di Aladino. Dobbiamo salutare le due signore, siamo gia' in ritardo per il prossimo appuntamento. Torniamo all'auto e percorriamo la stradina che taglia in due la proprieta' di Mmme Ciperre e che la collega alla strada provinciale. Ci troviamo circondati da spighe di grano, gia' alte e piumose, ma ancora verdi, di quel verde argentato che e' il colore del grano a maggio. La strada curva dolcemente verso sinistra, costeggiando il boschetto che delimita sul fondo il terreno di pertinenza della proprieta' in vendita: due bellissime ghiandaie, spaventate dal rumore della nostra auto, spiccano il volo dai cespugli del sottobosco in un balenio bianco-marrone-turchese e si perdono tra il verde dei rami.

lunedì 19 settembre 2011

La mia Francia: come trovare la casa perfetta

Con l'esperienza da professionisti dello house hunting acquisita quando cercavamo casa in Olanda, sapevamo gia' come procedere. Ricerca su internet, selezione, contatti con le agenzie, appuntamenti, visite delle proprieta'. Quello che non abbiamo considerato, c'e' sempre qualcosa che si tralascia, e' che la Francia non e' l'Olanda come dimensioni, o meglio, il Sud-Ovest della Francia, non e' Den Haag. E semmai doveste farvi prendere dall'irrefrenabile desiderio di cercare casa in un paese straniero e che quindi non conoscete affatto, tenete sempre ben presente che le distanze reali tra un punto e l'altro, sono moooolto piu' grandi di come appaiono su Google map. Altra dritta che voglio darvi, assolutamente gratis, e' che gli agenti immobiliari sono abilissimi fotografi: sanno rendere bello anche quello che bello non e'. Quindi, se uno piu' uno fa due, il primo giro di visite alle proprieta', nell'ottobre del 2009, e' stato un francesissimo tour de force in cui abbiamo macinato chilometri su chilometri, non solo su scorrevolissime superstrade prive di traffico, ma anche su tortuose stradine di campagna, alcune delle quali non asfaltate, rimbalzando come palline da flipper da un villaggio all'altro della Charente, da una casa all'altra...una piu' deludente dell'altra. Oltretutto, altra cosa da evitare, avevamo prenotato tutte e tre le notti in un bellissimo agriturismo dove, con 18 euro a testa avevamo a disposizione una gite a due piani, piu' avanti vi spiego cosa siano le gites, inclusa la meravigliosa colazione con pane e marmellate fatti in casa, caffe', latte, te', yogourt e cereali...insomma, un vero banchetto mattutino. Solo che li' dovevamo tornare tutte le sere e da li' dovevamo partire tutte le mattine. Meglio farsi un itinerario e fermarsi a dormire ogni notte a meta' strada tra l'ultima proprieta' del giorno e la prima del giorno dopo. In ogni caso, non tutto il male vien per nuocere: alla fine dei quattro giorni di caccia, conoscevamo meglio la zona, le effettive distanze, la dimensione dei vari villaggi, paesi, cittadine e i relativi servizi. Avevamo anche un'idea piu' precisa di quello che stavamo cercando e sicuramente eravamo sempre piu' convinti di aver fatto la scelta giusta. Per non trascurare il fatto che avevamo anche trovato un paio di case che ci piacevano e per le quali avremmo anche potuto fare un'offerta: non capita mai al primo giro! Soprattutto una, una "longere": i Francesi chiamano cosi' le case a base rettangolare, piu' lunghe che alte, in genere solo due piani, che sono un susseguirsi di ambienti diversi, casa, fienile, rimessa per trattori, stalla, e che ben si prestano ad essere ristrutturate in piu' unita' abitative indipendenti. Si', perche' l'idea iniziale era quella di trovare qualcosa che fosse gia' in parte abitabile, ma che avesse anche delle potenzialita' di sviluppo future in una piccola struttura ospitativa, con appartamenti indipendenti, le gites di cui parlavo prima, da  affittare ai turisti, in modo da poter disporre di una piccola entrata che andasse a coprire le spese per quisquilie come tasse e bollette. Questa casa, di proprieta' di una simpaticissima signora inglese, Felicity, oltre ad avere due appartamenti gia' piu' che dignitosamente ristrutturati, disponeva anche di alcuni annessi ancora da ristrutturare ed era circondata da quasi 5 ettari di terreno pianeggiante. Questo compensava il fatto che fosse a due chilometri dal villaggio piu' vicino e a una decina dalla cittadina di Confolens. Ma, se devo essere sincera, quello che personalmente trovavo assolutamente irresistibile in quella casa, era altro. E' stata la prima cosa che ho visto appena ho varcato la soglia della cucina: nella bocca di quello che doveva essere stato un grande camino di campagna, sotto una bella cappa in muratura, se ne stava, in tutto il suo placido, caldo, domestico, rassicurante splendore una AGA-RAYBURN di un elegantissimo verde bottiglia. Credo di non essere mai stata piu' vicina di cosi' a perdere la dignita', non so che espressione avessi dipinta sulla faccia, ma ricordo che sia Suzanne, l'agente immobiliare, che Felicity scoppiarono a ridere. Io guardo Felicity incapace di parlare, ma con gli occhi che evidentemente parlano per me, perche' lei, sempre ridendo dice:" Si' si', quella resta. Mi costerebbe di piu' portarmela dietro, tanto in Inghilterra ne ho un' altra" Non potevo credere alle mie orecchie. Mio marito e mia figlia, che si erano attardati a fotografare l'esterno della casa, sono entrati in quel momento, giusto in tempo per vedermi superare con un balzo felino la distanza tra me e l'oggetto del mio piu' sfrenato e lussurioso desiderio e chinarmi ad accarezzare e baciare quella meraviglia di smalto e ghisa. Penso sia stato uno dei momenti piu' imbarazzanti della loro vita. Purtroppo, e nel dirlo devo trattenere le lacrime, la mia storia d'amore con la meravigliosa AGA verde bottiglia e' tristemente finita prima ancora di cominciare. Gia', perche' non e' che ce ne andiamo in giro con valigie piene di contanti, tutt'altro. Per poter fare un'offerta bisognava prima vendere la casa in Italia che ormai nessuno piu' utilizzava. Pensavamo anche di essere stati fortunati, perche' abbiamo avuto un'offerta equa proprio un paio di mesi dopo e quindi, tutti felici, abbiamo chiamato l'agente francese, solo per venire a sapere che Felicity aveva firmato appena due giorni prima con un altro acquirente. Non so dirvi la delusione. Siamo andati ancora due volte a caccia di case, spostandoci man mano un po' piu' a sud, in Dordogna. E qui, in un bel paesino di tremila anime che si chiama Thiviers, abbiamo finalmente trovato la casa perfetta. Ma, ormai lo sapete, anche questa e' un'altra storia....

giovedì 15 settembre 2011

...e perche' proprio la Francia?

Eh gia': mi sono accorta di averla un po' trascurata. Allora, come siamo finiti ad acquistare una casa in Francia? La risposta e' la stessa che vale anche per l'Olanda: per caso. E anche questa volta, quando il caso ci ha presentato un'opportunita', noi eravamo nelle condizioni adatte per coglierla. Voi avete un sogno? Un desiderio? Qualcosa a cui aspirate da molto tempo, ma che, per un motivo o per l'altro, anche se poi le ragioni sono sempre le stesse: soldi-lavoro-famiglia, non siete ancora riusciti a raggiungere, a realizzare... a vivere? Si' vero? Beh, il mio sogno e', da molti, moltissimi anni, quello di vivere in campagna. E siccome la cosa non disturberebbe piu' di tanto, anzi, anche il maritino, qualche anno fa abbiamo cominciato ad annusare in giro, in cerca di un posticino tranquillo dove andare a fare il nido. Ovviamente, complice anche la mamma maremmana, il primo posto dove siamo andati a cercare e' stata la Toscana. Per ben tre anni, ogni volta che potevamo rubare un paio di giorni al solito tran-tran, caracollavamo su e' giu' per le dolci colline di quella splendida regione. Dal mare agli Appennini e di nuovo al mare. E ogni volta, tornavamo un po' piu' delusi e frustrati della precedente. Per chi ancora non lo sapesse, la Toscana HA DEI PREZZI INCREDIBILI!! per quanto riguarda le case. Soprattutto per quanto riguarda le case che piacciono a noi. E poi di terreno, nemmeno a parlarne, mentre noi volevamo almeno due ettari di terra...Comunque, non avevamo ancora perso tutte le speranze e ci dicevamo che prima o poi l'avremmo trovata la casa giusta per noi. Poi il caso ci ha messo lo zampino. Il maritino e' stato ingaggiato, insieme a due suoi colleghi, per suonare tre sere consecutive alla festa di compleanno di una signora olandese. Questa mega festa, pero', si sarebbe tenuta in Francia. Problemi? Assolutamente no. Decidiamo di partire anche noi, figlia, cane e io, e di aggiungere una settimana di vacanza ai tre giorni di lavoro. A parte tre giorni a Parigi dieci anni prima, nessuno di noi era mai stato in Francia: era l'occasione giusta per visitarla. La festa si sarebbe tenuta nella residenza estiva della famiglia, in un piccolissimo villaggio della Charente. Ci arriviamo una sera di meta' luglio, dopo aver attraversato i due terzi della Francia, da nord-est a sud-ovest. Gia' tutto il viaggio era stato un susseguirsi di ooooohhhh e aaaahhhh e guardaaaaa e che beeeellooooo. Avevamo fatto sosta due giorni a Parigi, la figliola non c'era mai stata, e a Poitiers. Avevamo gia' assaggiato la cucina francese che, diciamoci la verita', poco ha da invidiare alla nostra...ma non eravamo preparati alla meraviglia di quel mare di colline a perdita d'occhio coperte ora di girasoli in piena fioritura, ora di mais verde brillante o di bassi filari di uva. Per non parlare dei fitti boschi di alberi secolari, degli splendidi villaggi medievali, delle vecchie fattorie in pietra gialla ....insomma: la Toscana!... ma piu' grande. Il giorno dopo durante il giro, breve, viste le dimensioni, del piccolo villaggio di Saint Severin, sostiamo incuriositi, deformazione acquisita in tre anni di cacciaallacasaperfetta, davanti alla vetrina dell'unica agenzia immobiliare del paese. Oooohhh...guarda questa!...che bella!...e questa qui? guarda che camino....e questa ha gia' i box per i cavalli e i paddok....quanto terreno ha questa?....eeeee maaaa...guarda che prezzi....750.000....980.000....1.220.000....no ma guarda...si sono dimenticati uno zero...settecinquezerozerozero...e no...guarda anche questa...noveottozerozerozero....e questa unodueduezerozerozero....ma...allora...nooooo, non e' possibile che costino cosi' poco....si sono sbagliati, daaaaiii...Rientrati dalla passeggiata facciamo qualche indagine, interrogando i proprietari dell'albergo riguardo ai prezzi delle proprieta' nella zona. E loro ci confermano che si', quelli sono i prezzi reali, nessun errore. Quindi la Toscana, non solo piu' grande, ma con case splendide, almeno per noi, a un decimo del prezzo. Mah...quasi quasi...per noi che differnza fa...in fin dei conti...lontani per lontani...la lingua l'abbiamo studiata tutti e tre, due mesi e siamo a posto...la Francia, rivalita' calcistico-enogastronomiche a parte, non e' poi cosi' diversa dall'Italia. Storia, arte, cultura, paesaggi, cucina...siamo li', dai. Finiti i tre giorni di lavoro, ricomincia la vacanza: Charente Maritime, Bretagna, Normandia....l'Ile de Re, La Rochelle, Saint Suliac, Saint Malo....e poi...la magia di Mont Saint Michel....nostra figlia con le lacrime agli occhi per l'emozione davanti allo spettacolo della marea che sale illuminata dagli ultimi raggi del sole al tramonto, centinaia di gabbiani che volano in cerchio lanciando le loro stridule urla di gioia per l'arrivo del cibo guizzante nell'acqua bassa ...e allora, che Francia sia. E ricomincia, stavolta da un'altra parte, la cacciaallacasaperfetta....ma questa, e' un'altra storia.

mercoledì 14 settembre 2011

Chevre chaud con gelatina di mele e pinoli


Uno dei piatti francesi che preferisco e' l'insalata con crostoni di pane e formaggio di capra caldo. Mi e' servita da spunto per preparare questi bocconcini.






Ho usato del pane a fette morbido con semi di girasole, ma qualunque tipo di pane va bene. Il formaggio  e' il buche de chevre, quello cilindrico con la crosta bianca e vellutata, tipo quella del brie. E' ottimo anche con il miele e le noci, ma io ho preferito utilizzare la mia gelatina di mele e i pinoli tostati. Ho tagliato il pane con un tagliabiscotti e l'ho passato qualche secondo sotto il grill, da un lato solo. Ho unito due dischetti "incollandoli" con un velo di gelatina. Li ho coperti con una fettina di formaggio che poi ho ripassato di nuovo sotto il grill finche' ha cominciato a sciogliersi e a dorarsi. Fuori dal forno, sul piatto di portata, la punta di un cucchiaino di gelatina su ognuno e due o tre pinoli. Et voila' c'est fini... Bon appetit!