domenica 17 gennaio 2016

Cippato di ramaglie fresche e l'orto senz'acqua, parte prima



Chiunque si ponga come obiettivo di coltivare qualcosa, sia l'appassionato di giardinaggio come l'agricoltore professionista, arriva prima o poi ad una considerazione cruciale: " Mi serve della buona terra!" Io non faccio eccezione. La necessità di fabbricarmi del buon suolo mi si è parata subito davanti agli occhi la prima volta che ho posto piede sul terreno della casina francese: gran bel pascolo, ma tirarci fuori un orto decente non sarebbe stato un lavoro da nulla. Il problema è che io sono di una pigrizia proverbiale e l'idea di spaccarmi la schiena a dissodare mezzo ettaro di terreno in pendenza, non mi attira nemmeno un po'. Sorpresa sorpresa, non ce n'è bisogno! Alzate pure tutte le sopracciglia che vi pare, ma è proprio così. Appendo vanga e zappa al chiodo e invece di scavare, impilo, accumulo, stratifico....
Ci sono molte tecniche differenti che consentono di migliorare la qualità del proprio terreno e di mantenerla e, anzi, incrementarla nel tempo. Ho intenzione di sperimentarne diverse, un po' per mia curiosità personale, un po' perché essendo del tutto priva di esperienza, spero di trovare quella che più mi si confà. A dire la verità mi sono già cimentata l'anno scorso in una sorta di lasagna gardening con risultati più che soddisfacenti: a metà Ottobre le piante di pomodoro erano ancora in piena produzione e le zucche Hokkaido, che normalmente producono uno o due frutti, sono arrivate a darmene fino a cinque per pianta!


E dire che non ho fatto altro che stendere direttamente sul prato dei fogli di giornale, coprirli con terriccio da vaso,  pacciamare con circa 10 cm di erba secca e mettere a dimora subito le piantine che avevo seminato in vaso qualche settimana prima.
Anche l'hugelkultur mi ha dato parecchie soddisfazioni, ma ha richiesto un po' più di fatica....


Dall'esperienza dello scorso anno, ho sicuramente imparato che uno dei primi provvedimenti da prendere è quello di istallare un impianto di irrigazione efficiente, economico ed ecologico. Ne stiamo prendendo in considerazione diversi, ma già sappiamo che metteremo a buon uso i 200 metri di tubo poroso che abbiamo trovato dimenticati nella legnaia.
La lunga siccità della scorsa estate, però, mi ha anche fatto capire che è consigliabile, se non necessario, riuscire a ridurre l'evaporazione dell'acqua dal suolo per avere "il massimo rendimento con il minimo impiego di mezzi". Nella mia praticamente incessante raccolta di informazioni per cercare di trovare soluzioni a questo e ad altri problemi, mi sono imbattuta in una tecnica relativamente recente, che consiste nel pacciamare il terreno con cippato di legna verde. Conoscevo già l'utilizzo, ormai molto diffuso, di coprire aiuole e vialetti con pezzetti di corteccia di pino trattata per sopprimere le erbacce e sapevo anche che i resti della potatura di alberi da frutto, siepi ed arbusti, se sminuzzati in un biotrituratore, possono essere aggiunti al compost, ma sinceramente scopro solo ora che, con le dovute accortezze, si può spargere legno triturato direttamente sul suolo, ottenendo il duplice risultato di scoraggiare la crescita e lo sviluppo di piante indesiderate e, nel contempo, di migliorare la composizione chimica e fisica del terreno sia dell'orto che del frutteto.
Ho detto che la tecnica è relativamente recente, in realtà studi scientifici sull'argomento sono iniziati in Canada già verso la fine degli anni '70. Tutto partì dall'intenzione dell'allora ministro del Territorio e delle Foreste. Edgar Guay, di trovare un utilizzo per i milioni di metri cubi di ramaglie che costituivano il sottoprodotto della silvicoltura e delle varie attività forestali e che ogni anno andavano smaltiti con dispendio di energie, tempo e mano d'opera. Il primo esperimento sul campo iniziò nell'estate del 1978 sotto la direzione di un nucleo di studiosi che, oltre a Guay stesso, comprendeva Lionel Lachance e Alban Lapointe. Nel 1982 al gruppo si aggiunse l'allora professore di Silvicoltura dell'Università Laval di Quebec City, Gilles Lemieux. Fu proprio quest'ultimo, nel 1986, a coniare il termine "ramial wood" o "bois rameal", in francese, per indicare il tipo di legno utilizzato in questi esperimenti, cioè quello proveniente dai rami più giovani e quindi più sottili di una pianta. Siccome poi il metodo prevede di utilizzare questo materiale spezzettato, si aggiunse anche il termine "chipped", in inglese. o "fragmenté" in francese. Quindi questa tecnica va sotto il nome di "Ramial Chipped Wood" o RCW  oppure "Bois Rameal Fragmenté" BRF e con queste sigle è conosciuta più o meno ovunque. In italiano si può tradurre come Cippato di Ramaglie.
Comunque la si voglia chiamare, questa tecnica innovativa parte, come è giusto che sia, dall'osservazione della natura e dal modo in cui lo strato fertile di suolo si forma nelle foreste, cioè attraverso la decomposizione di foglie, rami caduti, frutti, semi, pigne e anche tronchi. Lo studio canadese e gli altri che sono seguiti e che continuano a tutt'oggi, soprattutto in Francia, hanno stabilito che questa dieta ad alto contenuto di fibre sembra essere proprio quello di cui molti suoli hanno bisogno per guadagnare, ritrovare o mantenere la loro buona salute, garantendo così ottimi ed abbondanti raccolti.


Ora potrei attaccare un pippone similscientifico su funghi, batteri, lombrichi, zuccheri, proteine, Azoto e Carbonio e come tutte queste cose insieme operino per far sì che la magia si compia, ma non lo farò, tranquilli. Mi limiterò a descrivere come il BRF possa fare magie per me e le mie necessità.
Ricapitolando: mi serve della buona terra, con poca fatica, in poco tempo e che richieda poca acqua. A tutte queste esigenze il BRF risponde in maniera positiva: decomponendosi lo strato di pezzetti di legno si trasforma in poco tempo in terreno fertile e ricco di sostanze nutritive per le giovani piante; le caratteristiche chimico fisiche del nuovo terriccio, saranno tali da renderlo capace di autoregolarsi in materia di umidità; non richiede faticose lavorazioni del terreno.
Soprattutto quest'ultimo aspetto mi affascina molto e non solo perché sono pigra e, quando possibile, evito di fare troppa fatica. Qui però si apre tutto un nuovo capitolo che va sotto il titolo di "No Till Gardening" e che merita un post tutto suo, magari anche più di uno.
Torniamo invece alla capacità del BRF di trattenere l'umidità del suolo.
Anche in questo caso vorrei evitare il più possibile lunghe e complesse spiegazioni scientifiche, quindi per dirla in parole povere, l'azione di funghi e batteri trasforma il legno triturato in humus che, per la sua struttura spugnosa, ha una notevole capacità di ritenzione idrica arrivando ad assorbire quantitativi di acqua fino a 20 volte superiori il proprio peso.
Fin qui, anche se molto semplificata, la teoria. Adesso vediamo cosa occorre fare per mettere in pratica questa tecnica.

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4 commenti:

  1. magari avessi un orto Roberta, adoro tutto questo, purtroppo nel mio balcone solo vasi di erbe ma sempre vasi e quante cose interessanti scrivi ;)

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    1. Grazie Tamara! Considero questo blog un taccuino degli appunti da usare come promemoria per quello che voglio fare "da grande" e uno sporadico diario dove annotare quello che già è stato fatto, ma mi fa molto piacere quando qualcuno trova interessanti i miei post.

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  2. bellissimo post! anch'io come tamara... sono anni che sogno di andare a vivere in campagna, ma non è cosa con figli alle soglie dell'adolescenza desiderosi di lanciarsi nella rutilante vita urbana.
    con mio marito ci diciamo sempre che lo faremo quando loro avranno vent'anni. se ci penso, in fondo, manca poco. e allora farò tesoro dei tuoi post <3

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    1. Tesoro, considera che la mia, di figlia, ne ha 27 di anni e io ancora sogno solamente....ma almeno in Primavera ed Estate ho un assaggio della vita che vorrei...Ti auguro di realizzare presto il tuo progetto e allora, magari, sarai tu a dare consigli a me!!

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