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martedì 3 novembre 2015

...e sotto il soffitto verde?


Tutto questo! 

Il parquet: i soliti listoni di pino massello, grezzo e di seconda scelta.





Le pareti. Dopo l'incubo della rimozione della vecchia carta da parati, c'e' stato quello della stuccatura e carteggiatura. Una prima mano di tempera bianca a uniformare la superficie e poi altre due mani di un delicatissimo bianco ghiaccio. Tutte rigorosamente a pennello. Odio il rullo!


giovedì 23 maggio 2013

il buffet shabby per la cucina

Lasciatemi fare una precisazione: dal mio punto di vista ci sono Decorazione e decorazione. Vale a dire che c'e' l'arte del decorare, quella che prevede profonda conoscenza ed utilizzo di materiali nobili e tecniche raffinatissime, quella che richiede studio e preparazione uniti ad un'innata predisposizione ed ad un certo talento, quella che produce marmorini e stucchi veneziani, dorature in oro foglia, scagliole, affreschi e trompe l'oeil. Questa, ripeto, e' arte. Secondo me chi si definisce decoratore, chi si propone come professionista del settore, chi richiede un compenso, in molti casi anche lauto, per eseguire un intervento decorativo, deve conoscere e sapersi destreggiare in almeno una o meglio piu' delle cosiddette arti minori. Poi c'e' la decorazione spiccia, che impiega colori sintetici, richiede solo un po' di fantasia e manualita' e produce nulla di piu' di graziosi oggetti di uso quotidiano. Oggetti che ci godremo nell'intimita' delle nostre case o che magari regaleremo ad amici e parenti, sperando di far cosa gradita donando qualcosa di unico e personale, magari semplice e di poco valore, ma fatto con amore. Ecco. Volevo precisare che quando su questo blog si parlera' di decorazione, si fara' riferimento sempre ed unicamente alla seconda. Le tecniche da me descritte sono alla portata di tutti e i materiali facili da usare e da reperire, molto spesso anche economici.
Vi ho gia' parlato nel precedente post della tecnica per antichizzare con la candela. Oggi voglio mostrarvi un mobile decorato con lo stesso metodo. Un dettaglio non di poco conto che mi era sfuggito quando vi ho descritto il procedimento per il parquet shabby e che i colori da me utilizzati sono gli stessi che uso anche per dipingere le pareti, cioe' degli acrilici lavabili di buona qualita'. Costano di piu' della comune tempera, a volte anche il triplo, e di solito vengono venduti in confezioni da 1 kg minimo, ma per questo tipo di decorazione, soprattutto se le superfici decorate  saranno sottoposte ad usura come nel caso di pavimenti e mobili, gli acrilici per muro sono la scelta migliore, perche' a fronte di un'estrema facilita' e praticita' di utilizzo, sono anche particolarmente resistenti. Se invece l'oggetto da decorare e' di piccole dimensioni ed avra' solo una funzione decorativa, mi sento di consigliarvi i colori della linea Americana della marca Deco Art: sono colori creati apposta per la decorazione ed hanno un potere coprente ed un'opacita' maggiori rispetto agli acrilici per belle arti. In entrambi i casi, si tratta di colori a base d'acqua e quindi non richiedono l'impiego di solventi per la pulizia di pennelli, attrezzi o eventuali macchie. Abbiate solo l'accortezza di lavare tutto per bene ed eliminare le macchie prima che il colore si secchi, altrimenti sara' necessario impiegare del diluente alla nitro o dell'acetone. Aggrappano bene praticamente su ogni superficie sia grezza che verniciata, ma nel  caso di metallo o plastica e' sempre meglio dare una mano di un prodotto chiamato primer, specifico per le diverse superfici difficili, che si trova comunemente in vendita nei colorofici ben forniti. Nel caso in cui l'oggetto o la superficie da decorare siano gia' verniciati, invece, di solito un acrilico di buona qualita' non ha alcun problema ad aderire. Se optate per il metodo di antichizzazione con la candela, potete anche lasciare il colore originale dell'oggetto come colore di base, passando la candela direttamente su quello e dando poi solo il secondo colore, che poi gratterete, come abbiamo fatto noi in questo caso. Mi raccomando pero': quando decidete di decorare un mobile, soprattutto con i colori acrilici, assicuratevi che non sia un pezzo pregiato o anche solo di valore. Non pastrocchiatemi mobili in massello scolpito o pezzi di antiquariato!! Solitamente i mobili che meglio si prestano a questi interventi sono quelli con forme particolari e dettagli che possono essere messi in risalto dalla decorazione, magari fatti con legni poveri, impiallicciati e con fregi e modanature incollati. Se non siete sicuri, fate sempre valutare il mobile da qualcuno che se ne intenda.

Questo e' esattamente il genere di mobile che ci guadagna ad essere decorato, a mio parere. Enorme, largo 2 metri, profondo 60 cm e alto 110; molto elaborato, ricco di modanature e fregi applicati. Fa parte dell'arredamento originale della casa e quando l'ho visto la prima volta ho pensato che non l'avrei tenuto. Poi ho pensato che avrei potuto togliergli le ante e mettere delle ceste sui ripiani. Vista l'altezza, ho deciso di utilizzarlo come isola che faccia sia da contenitore che da bancone per la colazione. Ho gia' previsto di dotarlo di presa della corrente, di sistemare una macchina per il caffe' espresso nel mezzo e di aggiungere mensola e sgabelli sul retro. 



Nella prima foto si vede il mobile nel suo colore originale gia' strofinato con la candela. Come ho gia' detto per il parquet, questa operazione va eseguita con una certa meticolosita': e' importante che tutta la superficie sia strofinata con la candela, perche' alla fine sara' la cera a donare al nostro mobile protezione e quella bella finitura satinata. Pero' bisogna anche avere giudizio nel distribuirla: se sara' troppo poca, sara' difficile rimuovere il colore alla fine, se sara' troppa, si creeranno grosse chiazze che a me personalmente non piacciono. Quindi uno strato sottile su tutto il pezzo, ed uno strato piu' generoso e consistente nei punti dove vogliamo che il colore risulti piu' rovinato, che, a rigor di lgica, saranno i punti piu' facilmente sottoposti ad usura: piani di appoggio, spigoli, piedi, dettagli a rilievo, bordi di ante e cassetti, zone intorno a pomli e maniglie, ecc.



Dopo la prima mano di acrilico color avorio, lo stesso utilizzato per le travi del soffitto e le assi del pavimento. Abbiamo steso il colore con il pennello e poi passato un rullino di spugna per eliminare i segni delle pennellate. Quando si ha a che fare con superfici cosi' elaborate, bisogna fare particolarmente attenzione agli accumuli di colore, che rischiano poi di creare antiestetiche gocciolature, che richiederanno poi tempo e fatica per essere eliminate. In questi punti e' meglio distribuire il colore picchiettando con la punta del pennello, piuttosto che facendolo scorrere, come si fa sulle superfici piane. Ovviamente e' anche importante che il pennello non sia troppo carico di colore. Dato che il colore di partenza era molto scuro, abbiamo atteso che la prima mano asciugasse, circa due ore, e poi abbiamo dato una seconda mano.


Il mobile finito!! Purtroppo manca un cassetto. Quando abbiamo cominciato i lavori di ristrutturazione, tutti i mobili della stanza sono stati portati nel granaio. Con il passare del tempo, altra roba si e' accumulata ed ora non e' impresa da poco trovare un piccolo cassetto...ma non abbiamo ancora perso le speranze. 
I bordi del piano superiore e di quello inferiore, le cornici e i particolari a rilievo delle ante e i cassetti, li abbiamo dipinti di azzurro. Dopo aver lasciato asciugare tutta la notte, abbiamo strofinato con la paglietta di acciaio, quella che si utilizza per lucidare le pentole, per intenderci. Anche in questo caso, e' importantissimo che tutta la superficie sia strofinata con la paglietta: questo distribuisce la cera in modo uniforme e rende l'acrilico, solitamente molto opaco e "granuloso", meravigliosamente satinato, liscio al tatto e ben protetto e impermeabile. Attenzione comunque alle sostanze troppo aggressive, come alcool, ammoniaca o solventi, che, ovviamente, danneggerebero il colore. Un mobile cosi' trattatopuo' essere pulito con un panno umido e magari con un detersivo non aggressivo, ancra meglio se diluito in acqua. Una volta ogni tanto, puo' essere utile stendere un sottile strato di cera per mobili, meglio se priva di solventi.



In questa ultima foto, scattata, come tutte le altre, da mia figlia Martina, preziosa collaboratrice, si vede bene l'effetto satinato che la cera da alla finitura. 


mercoledì 8 maggio 2013

il parquet shabby





Piu' che uno stile di arredamento e decorazione, lo shabby, per i suoi appassionati, e' uno stile di vita. Quasi tutti gli amanti dello shabby vivono, o sognano di vivere, in vecchie case, possibilmente in campagna, che hanno quantomeno contribuito a ristrutturare, arredare o decorare. Sono habitues dei mercatini dell'usato, delle fiere del bric a brac, dei negozi di brocantage. Adorano il fai da te e, anche nel caso siano esili fanciulle, non esitano a maneggiare pesanti, rumorosi e pericolosi utensili elettrici con la disinvoltura di un esperto e consumato carpentiere. Detestano gli sprechi e riciclano in modo creativo praticamente ogni oggetto che altri butterebbero via. Tecniche e materiali di decorazione non hanno segreti per loro e quello che agli occhi di tutti non e' altro che una cosa vecchia, consunta, sporca e brutta, loro se la vedono gia', opportunamente  ripulita, riparata e ridipinta, prendere il posto d'onore nella stanza che stanno decorando...o ridecorando...o ri-ridecorando...Ma anche rimesso a nuovo, l'oggetto manterra' un aspetto usurato, sdrucito, ciancicato, consunto....shabby, appunto! Anzi, a voler essere precisi, noi shabby lovers siamo capaci di dare un aspetto invecchiato anche ad una cosa nuova, pensate un po'. Sembra folle, vero?: prendere qualcosa di nuovo e  darsi tanta pena farlo apparire vecchio, quando la maggior parte delle persone, appena un oggetto comincia a mostrare i segni del tempo, lo sostituisce con uno nuovo....Non me lo so spiegare nemmeno io...Comunque, ci sono ricascata: mi sono fatta il parquet della cucina in stile shabby. Perche'? Perche' ce l'ho da 5 anni nella bomboniera olandese e, nonostante viviamo a pianterreno a 700 m dalla spiaggia e in un Paese che non e' proprio famoso per il clima secco, nonostante la casina abbia ospitato 4 gatti e un cane, nonostante tutto cio', il mio parquet dipinto a mano non ha fatto una piega...o forse dovrei dire una macchia...o un graffio...O meglio, forse qualche segno ce l'ha, ma con sto fatto che e' nato gia' vecchio, i segni del tempo non si notano.  Cosi', quando si e' trattato di decidere quale pavimento mettere nella nuova vecchia cucina, nessuno di noi ha avuto esitazioni: il parquet a listoni di pino nodoso massiccio e grezzo e dipinto in avorio shabby.



Abbiamo cominciato col dare una mano di colore di  base, utilizzando la stessa tinta delle pareti, e stendendola a pennello.



Quando il colore e' stato completamente asciutto, abbiamo strofinato ogni asse con una candela, anzi, con molte candele alla fine! Questo passaggio e' fondamentale e va effettuato con molta cura e un'attenzione particolare: la cera impedira' al secondo colore di aggrapparsi al colore di base in modo da rendere piu' facile la sua rimozione. E' quello che ci permette di simulare l'usura del tempo e per questo bisogna distribuire la cera con un minimo di discernimento. Ad esempio: in un mobile le parti piu' sottoposte ad usura sono la superficie di appoggio, gli spigoli, i bordi di ante e cassetti, le zone intorno a pomoli e maniglie, le cerniere, i dettagli a rilievo; e' qui, quindi, che bisognera' insistere con lo strofinamento della candela, mentre ci si dovra' andare con mano piu' leggera nelle zone che normalmente restano piu' protette. Nel caso del parquet la cera ha anche un'importantissima funzione isolante e protettiva, rendendo la superficie resistente al calpestio, impermeabile e facile da pulire. E' indispensabile, quindi, distribuirla nella maniera piu' uniforme possibile, ma senza esagerare ed insistendo solo sui dettagli che vogliamo evidenziare, come belle venature, nodosita' ecc. Dato che il legno e' grezzo, la prima mano di colore gli fa "sollevare il pelo", come si dice in gergo, cioe' dove la fibra del legno e' piu' tenera e meno densa, tendera' ad assorbire piu' colore gonfiandosi leggermente e quindi sporgendo di un'inezia dal resto della superficie: questo creera' un minimo di rilievo sul quale la cera si depositera' in modo piu' consistente e quando la gratteremo via mettera' in evidenza la venatura di ogni asse.
Ecco quindi come passare la candela sul colore di base: video

Una volta cerata tutta la superficie, abbiamo passato una mano del colore definitivo, quello che poi verra' "rovinato": per noi lo stesso avorio utilizzato per la fascia superiore delle pareti e le travi a vista.



In questo caso ho preferito stendere prima il colore con il pennello per farlo penetrare bene tra le fughe, passando immediatamente dopo con un rullo di spugna su tutta la superficie, per eliminare le tracce delle pennellate e distribuire il colore nel modo piu' uniforme possibile. Abbiamo quindi lasciato asciugare questa seconda mano tutta la notte e la mattina successiva l'abbiamo grattato con una spatola. Normalmente l'avrei grattato con una paglietta da cucina, di quelle grosse e ricciolute che si usano per lucidare le pentole, ma non so per quale motivo, in questo caso mi restavano dei bruttissimi segni grigiasti che scurivano molto la tonalita' della tinta avorio. Cosi' non ci e' restato altro da fare se non grattare tutto il benedetto parquet con una spatola di metallo...per la serie: " e ma che noia se fila tutto liscio!...divertiti tu, se ti va, io ogni tanto vorrei anche annoiarmi!!"...


E il video lo trovate qui

L'operazione si e' rivelata particolarmente faticosa e lunga, anche perche' la spatola va impugnata tenendola praticamente perpendicolare al pavimento e non inclinata a 45 gradi come quando la si usa normalmente e bisognava anche esercitare una certa pressione, tirandola molto spesso con tutte e due le mani...
Con la paglietta, invece, e' molto piu' facile e meno faticoso: non c'e' praticamente bisogno di imporre pressione al movimento e si puo' con piu' facilita' selezionare le zone sulle quali intervenire e anche la quantita' di colore che si vuole asportare. E' sicuramente consigliabile quando si decorano superfici a rilievo o ricche di dettagli o con modanature, chiodi, borchie, serrature e quant'altro...
Comunque siamo molto soddisfatte del risultato: la spatola ha reso ancora piu' lucida e brillante la cera, dando a tutto il pavimento un aspetto semilucido molto bello ed una sensazione di satinata setosita' al tatto. Come ho gia' sottolineato prima, in questo caso grattare la cera ha anche la funzione di distribuirla su tutta la superficie, rendendola sufficientemente resistente all'usura. In ogni caso, scolorimenti e segni vari, non faranno altro che conferire maggiore charme al vostro "vecchio" pavimento in legno. Il legno cosi' trattato e' facilissimo da mantenere e pulire: basta uno straccio umido e del normale detergente per pavimenti diluito in acqua tiepida. Io ogni due o tre mesi passo una cera liquida autolucidante, ma ognuno si puo' regolare in base alle proprie esigenze e preferenze. Avendo sempre animali per casa, lo lavo spesso anche con la candeggina e sempre senza conseguenze. Insomma, uno dei pavimenti piu' belli, resistenti e meno impegnativi che mi sia capitato di avere....e anche economico, dato che tra legno, membrana sottoparquet e colori non siamo arrivati a  15 euro al mq!!
Una piccola precisazione: non ci siamo montate la testa e non abbiamo cominciato ad usare il pluralis majestatis! E' solo che l'amata figliuola ha raggiunto la vecchia madre e divide con lei l'impegno, la fatica e la soddisfazione di rendere la casetta un luogo accogliente e sereno come il paesaggio che la circonda. Quindi un grandissimo grazie a Martina per la sua collaborazione: non ce la potrei fare senza di te!...e poi e' uno spasso stare insieme!!